La storia segreta di come Audrey Hepburn partecipò alla resistenza olandese

1994, Olanda.

La Polizia Verde ferma una ragazza che ha appena consegnato un messaggio a un partigiano nascosto in un bosco. Dopo un attimo di esitazione, la lascia andare. Non sa che si trova davanti una delle future attrici più famose di Hollywood, Audrey Hepburn.

1951, Londra.

Audrey H. ha ventun anni; e l’attrice che verrà ricordata per aver interpretato principesse e miliardarie, non se la passa tanto bene nella vita reale! Audrey è arrivata in Inghilterra da un paio d’anni e divide con la madre una stanza non molto più grande di quella in cui avevano vissuto insieme a un’altra inquilina ad Amsterdam, subito dopo la Liberazione. L’inquilina lavorava come redattrice in una casa editrice che proprio in quel periodo, stava per pubblicare Het Achterhuis – letteralmente “Il retrocasa”, o nella traduzione ufficiale “L’alloggio segreto” – un diario scritto durante la guerra da una ragazza ebrea, coetanea dell’allora diciassettenne Hepburn.

Fu così che Audrey lesse in anteprima il diario di Anna Frank, che la toccò profondamente e in cui si immedesimava parecchio. Anna Frank e Audrey Hepburn, infatti, erano nate a poche settimane di distanza, ed entrambe in un Paese straniero, pur avendo entrambe genitori di origini olandesi. Durante la guerra avevano vissuto a cento chilometri l’una dall’altra, erano entrambe appassionate ballerine, e avevano seguito gran parte del conflitto ascoltando di nascosto il programma radiofonico del governo olandese esule a Londra: Radio Oranje.

La parte del libro che sconvolgeva di più Audrey era quella in cui Anna accennava ad alcune delle esecuzioni a Goirle, e in particolare a cinque ostaggi. Uno di quelli era suo zio materno, Otto, che rappresentava per lei la vera figura paterna dal momento che il padre naturale le aveva abbandonate ed era entrato al servizio di Hitler e dopo la guerra sarebbe fuggito nella neutrale Irlanda. Otto van Limburg Stirum, viceprocuratore distrettuale a Arnhem, si era quindi occupato di Audrey fino a quando i nazisti non l’avevano condannato a morte nel 1941 a causa del rifiuto reiterato di operare secondo le leggi degli occupanti nazisti, e venne fucilato proprio in quella giornata cui avrebbe fatto poi riferimento sul suo diario Anna Frank, due mesi dopo la sua cattura, avvenuta il giorno del dodicesimo compleanno della nipote.Inizio moduloFine modulo

Le esecuzioni dovevano servire a convincere gli olandesi ad accettare il regime nazista, spegnendo qualsiasi intento sovversivo ma ebbero l’effetto contrario, aprendo gli occhi anche a quelli che fino ad allora avevano sostenuto Hitler. La baronessa Ella van Heemstra, la madre di Audrey, era stata tra questi: fedele al regime, aveva incontrato Hitler glorificandolo anche in un paio di articoli, e una volta che il marito si era rivelato irraggiungibile, aveva ripiegato sul generale nazista Oestreich. Solo quando il nazismo si scagliò contro suo fratello finalmente capì, e si avvicinò alla Resistenza.

Audrey Hepburn con sua madre, vivevano a Velp dove gli oppositori si riunivano nell’Het Ziekenhuisun grande ospedale dove molti medici si erano impegnati attivamente nella lotta antitedesca. In quell’estate del 1944 in cui la quindicenne Audrey iniziò a frequentare i reparti dell’Het Ziekenhuis, il dottor Visser ’t Hooft era uno dei leader della Resistenza: falsificava documenti e nascondeva ebrei e alleati. In breve, coinvolse nelle sue attività anche la ragazza che tutti lì chiamavano Adriaantje facendole fare quello che le riusciva meglio: ballare. Ma il contributo alla causa di Audrey non si limitava agli spettacoli. Audrey faceva la staffetta e spesso si trovava a consegnare messaggi o viveri ai piloti inglesi nascosti: il dottor Visser ’t Hooft la considerava perfetta per il compito, visto che avendo studiato in Inghilterra conosceva bene la lingua. In una di quelle missioni rischiò di venire scoperta. Mentre tornava a casa dopo aver consegnato un messaggio a un pilota nascosto nei boschi, si trovò di fronte due membri della Polizia Verde. Aveva bisogno di una scusa che non insospettisse i tedeschi e così raccolse un po’ di fiori. Offrì il mazzo ai soldati e, senza dire una parola, si fece controllare il suo documento. Tanto bastò ai due per considerare quell’adolescente innocua e la lasciarono passare, e non fecero nessuna domanda.

Audrey sentiva la stessa ansia e paura di venire scoperta di Anna Franck e sapeva quanto rischiava. In tanti continuano a confondere Audrey Hepburn con la ragazza apparentemente ingenua interpretata in tanti dei suoi film, pronta a essere salvata dall’uomo di turno. Le ragazze che veramente le somigliano oggi non sono quelle che spendono una fortuna da Tiffany ma quelle che non hanno paura di prendere in mano la loro vita, neanche nei momenti difficili, La vera Audrey Hepburn si salvò da sola e fu un esempio di estrema resilienza e coraggio.

 

di Nicola Dario

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