Storie da “Informare”: cosa significa crescere e seguire i propri sogni

È proprio dal passato che si impara a costruire il futuro; per questo motivo, da sempre tengo alto il valore di quella che è la mia storia, di ciò che per tutta la vita porterò sulle mie spalle. Prendete una ragazza qualunque, in un paese qualunque, che sin da piccola desidera solo scrivere, conoscere, viaggiare, scoprire, che vede la scrittura come una linea parallela agli anni che passano, sognando di trasformarla in tempo da vivere, e non parallelo alla vita. La mia è sempre stata una irrefrenabile voglia di liberarmi da metaforiche catene, uscire da una gabbia, riuscire a trovare il mio posto giusto, la mia dimensione. Una dimensione che ho trovato in un progetto, grazie ad un uomo che in questi anni per me, non è stato mai soltanto un direttore.

Spiegare in poche righe cosa voglia dire essere parte di Informare è difficile, perché è un’esperienza di vita dall’impatto gigantesco. Il 26 Maggio l’Ordine dei Giornalisti ha accolto quattro nuove leve: la sottoscritta, Antonio Casaccio, Grazia Martin e Giovanna Cirillo. Quattro ragazzi semplicissimi che in quel giorno hanno visto il loro percorso specchiarsi negli occhi di Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti. Dietro il tesseramento, dietro il giornale, c’è una montagna: c’è chi è riuscito con pazienza a limare i miei spigoli, a farmi credere in me stessa e nelle mie capacità. Tommaso Morlando, giorno dopo giorno, numero dopo numero, mi ha insegnato le basi di un giornalismo pulito, che porta avanti la concezione originaria e corretta di questa professione, svalorizzata oggi proprio da chi dimentica il valore, il dovere, la responsabilità che nasce dal ruolo del giornalista.

Questo giornale non è mai, e dico mai, fatto soltanto di carta: nella redazione di Informare si scopre nel tempo la bellezza, pura e inimitabile, di una squadra che diventa famiglia e che ad ogni costo, ogni mese, si riunisce con un solo obiettivo comune: chiudere il giornale, un puzzle fatto di passione, sudore, amore, e molto spesso anche sacrificio. Informare è una squadra composta da ragazzi giovanissimi con cui si condividono sogni, progetti e anche paure, ed io ho così scoperto di amare la sensazione che si prova nel tenere la mano tesa ad ogni singolo collaboratore, mi sono emozionata nell’imparare e contemporaneamente trasmettere agli altri ciò che ho imparato, e vedere man mano quegli stessi collaboratori crescere e cambiare con me, come me.

Informare è l’incontro mensile per redigere il menabò, la telefonata quotidiana per il sito web, è la penna di un ragazzo appena diciottenne che non smette di scrivere, frenetica, genuina. Questo giornale, è fatto da mani strette di fronte alle difficoltà e da abbracci carichi di commozione di fronte ai traguardi come il 200esimo numero. Chi dice che Informare è una semplice redazione e scuola di formazione, sbaglia di grosso. In molti stentano ancora credere che la nostra informazione sia totalmente libera ed indipendente, così come la nostra gestione che si basa solo ed esclusivamente sul sostegno di piccoli sponsor.

C’è anche qualcuno che pensava “non ce la faranno, Informare finirà, non durerà a lungo”. Siamo al numero 206, e tra poco altri tre ragazzi saranno tesserati: “Eppur si muove”, è questo il caso di dirlo. Nella redazione di Informare si fiorisce, e si semina nuovamen-te. È un dinamismo pulito che fin quando sarà mosso dalla passione, potrà considerarsi inesauribile. Io sono pronta a dar voce a chi non ne ha, pronta a continuare. A scrivere milioni di righe con questo fuoco che mi smuove. Pronta ad imparare ancora e a trasmettere, ad ascoltare, a vedere la felicità negli occhi di qualcuno che un giorno raggiungerà il mio stesso traguardo.

di Daniela Russo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

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