salario minimo legge meloni

Stop alla proposta di legge sul salario minimo: cosa succede ora

Cristina Siciliano 01/12/2023
Updated 2023/12/01 at 1:19 AM
4 Minuti per la lettura

C’è da chiedersi la ragione per la quale il governo attuale si rifiuti di affrontare con serietà la questione del salario minimo. Una proposta di legge unitaria, peraltro, che è arrivata da un’opposizione per il resto ridotta peggio della Striscia di Gaza. L’idea era semplice: pagare tutti i lavoratori non meno di 9 euro l’ora. Estendendo la regola, quindi, a tutti quei contratti da schiavo che dilagano nel bracciantato, nella logistica, nella sotto-ristorazione. Ma niente da fare. Mentre nell’Unione europea sono ventidue su ventisette gli Stati che hanno un salario minimo mensile, in Italia via libera della commissione Lavoro della Camera all’emendamento di maggioranza che cancella la proposta delle opposizioni sul salario minimo a 9 euro.

Il testo prevede al suo posto una delega al governo da esercitare entro sei mesi. Tra gli obiettivi garantire l’attuazione del diritto di ogni lavoratore e lavoratrice a una retribuzione proporzionata e sufficiente, come sancito dall’articolo 36 della Costituzione.

Stop alla proposta di legge sul salario minimo: la rabbia dell’opposizione

Naturalmente, sono contrarie le opposizioni che hanno visto bloccata la loro proposta e hanno abbandonato i lavori alla Camera. “Hanno compresso i tempi parlamentari uccidendo così il salario minimo con una delega al governo. Non ci rendiamo complici di questo scempio della democrazia parlamentare”, ha detto il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera Arturo Scotto. Non è la prima volta che il centrodestra affossa una proposta alle opposizioni senza neanche farla votare in aula: ad esempio, in precedenza, era già avvenuto sul voto per i fuori sede. Anche in quel caso la proposta in quota opposizioni venne trasformata in una legge delega.

La legge delega della maggioranza

Cerchiamo di porre un focus sui contenuti del disegno di legge. Primo punto: nella proposta della maggioranza non si utilizza mai il termine salario, né viene indicata una cifra minima di retribuzione. Si fa riferimento a misure per “assicurare ai lavoratori trattamenti retributivi giusti ed equi”. L’emendamento approvato dalla maggioranza trasforma la proposta di legge delle opposizioni sul salario minimo in una delega al governo che dispone l’attuazione del diritto di ogni lavoratore e lavoratrice a una retribuzione sufficiente. Tra i diversi principi che il governo è chiamato ad emanare vi è l’individuazione, per ciascuna categoria, dei contratti collettivi più applicati. Tutto questo prevede che «il trattamento economico complessivo minimo del contratto più applicato sia la condizione economica minima da riconoscere a tutti i lavoratori nella stessa categoria».

Altro principio della delega è quello di stabilire i settori degli appalti di servizi di qualunque tipo e vanno rafforzate le misure di verifica e controllo poste in capo alle stazioni appaltanti per rendere effettivi gli obblighi previsti. Tra gli obiettivi delle norme proposte dal centrodestra ci è anche una “riforma della vigilanza del sistema cooperativo” e norme per “disciplinare modelli di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili di impresa”.

Contratti pirata

Presente un’altra delega, prevista nel testo ed è sempre di 6 mesi, e riguarda invece i contratti pirata. L’obiettivo è quello di “incrementare la trasparenza” nelle dinamiche contrattuali “nonché conseguire obiettivi di effettivo contrasto al dumping contrattuale, a fenomeni di concorrenza sleale, alla evasione fiscale e contributiva ed al ricorso a forme di lavoro nero o irregolare in danno dei lavoratori e delle lavoratrici”.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *