Se immaginate di vivere in un paese culturalmente progredito, fate le valigie ed espatriate; da quanto emerso l’Italia affoga nella più becera ignoranza che stritola il pensiero in modo opportunistico e giudicante.

Oggettivamente sarà capitato anche a voi di incontrare uomini che scindono il genere femminile tra quello del proprio microcosmo e quello del mondo esterno, il primo santificato nella ferma illusione di mogli, figlie, madri dedite esclusivamente alla famiglia ed il secondo (le altre!) libertino e di facile approccio. Convincimento che molto spesso contagia le stesse donne, probabilmente sofferenti nell’assenza di una agognata indipendenza o più probabilmente soggiogate da condizionamenti mentali provinciali.
I dati dell’indagine “Gli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza sessuale” pubblicati dal sistema informativo dell’Istat in occasione del 25 novembre sono inquietanti. Gli stereotipi emersi coinvolgono il 58,8% della popolazione (di 18-74 anni), non incontrano particolari differenze tra uomini e donne, sono più diffusi al crescere dell’età e tra i meno istruiti.

Sono più frequenti nel Mezzogiorno (67,8%) e meno diffusi al Nord-est (52,6%).

I più comuni sono: per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro; gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche, è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia. Quello meno diffuso è: spetta all’uomo prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia.
Il tema che lascia sgomenti è la violenza nella coppia, il 7,4% delle persone ritiene accettabile che un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo, il 6,2% che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. Il 17,7% ritiene accettabile che un uomo controlli abitualmente il cellulare e/o l’attività sui social network della propria moglie/compagna. Le regioni reagiscono diversamente: la Sardegna e la Valle d’Aosta presentano livelli più bassi di tolleranza alla violenza, mentre l’Abruzzo e la Campania più alti. Alla domanda sul perché alcuni uomini sono violenti con le proprie compagne/mogli, il 77,7% degli intervistati risponde perché le donne sono considerate oggetti di proprietà (84,9% donne e 70,4% uomini), il 75,5% perché fanno abuso di sostanze stupefacenti o di alcool, e un altro 75% per il bisogno degli uomini di sentirsi superiori alla propria compagna/moglie.

Il 63,7% della popolazione ritiene che la violenza maschile dipenda dalle esperienze violente vissute in famiglia nel corso dell’infanzia, il 62,6% che alcuni uomini siano violenti perché non sopportano l’emancipazione femminile mentre è alta, ma meno frequente, l’associazione tra violenza e motivi religiosi (33,8%).
Persiste il pregiudizio che attribuisce alla donna la responsabilità della violenza sessuale, il 39,3% della popolazione ritiene che una donna sia in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se non è consenziente. Il 23,9% che la donna possa provocare la violenza sessuale a causa del proprio abbigliamento e il 15,1% che quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile. Per il 10,3% della popolazione spesso le accuse di violenza sessuale sono false, per il 7,2% di fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono no ma in realtà intendono sì, per il 6,2% le donne ‘serie’ non vengono violentate. Solo l’1,9% ritiene che non si tratta di violenza se un uomo obbliga la propria moglie/compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà.

Un quadro drammatico, agghiacciante che invoca una rivoluzione culturale per la vittoria sociale.

di Barbara Giardiello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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