Sponsorizzazione: così la criminalità potrebbe controllare le testate giornalistiche online

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A chi “appartengono” realmente alcune testate giornalistiche on line? Chi controlla in concreto cosa si possa pubblicare e, soprattutto, cosa non si debba scrivere? Quanto più un sistema è chiaro e basato su cardini di legalità, tanto può essere impenetrabile la stanza di accordi non cristallini, stipulati dietro la blindatura delle normative. È ciò che accade con la consumata strategia delle sponsorizzazioni di grandi gruppi imprenditoriali alle testate giornalistiche on line. Quando un giornale viene finanziato anche da un’azienda o da un gruppo la cui attività principale non riguarda l’informazione, il media diventa uno strumento che usa i contati con i lettori per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo con semplici mire pubblicitarie o commerciali. Basta poco a orientare la linea editoriale di un sito di informazione on line (o anche cartaceo) e non serve nemmeno chiederlo apertamente al caporedattore o al direttore responsabile.

C’è, alla base, una tacita accettazione della sponsorizzazione, quale censura congenita sulle notizie che potrebbero essere lesive per gli interessi degli sponsor della stessa testata giornalistica. Attenzione a non perdersi nella strada primaria di grandi casi come quello dell’Agenzia Giornalistica Italia che, nel 1965, passò direttamente sotto il finanziamento, e quindi nel controllo delle notizie pubblicabili, dell’ENI.

Qui parliamo della provincialissima, ma capillare, rete di siti e blog che si trovano in ogni angolo del Paese, persino con redazioni in monolocali di paesini con mille abitanti.

È proprio lì che si muove la migliore strategia del controllo dell’informazione. Tra piccole realtà territoriali, fino a toccare i giornali online che operano nei capoluoghi di provincia. Tutti o quasi sono sponsorizzati da una miriade di sigle. Molto spesso, si tratta di piccoli imprenditori, capaci però di influenzare in maniera determinante le scelte editoriali dei siti informativi stessi.

In altri casi, come succede nelle città che ospitano grandi poli imprenditoriali o produttivi, i giornali online mostrano il banner pubblicitario del gruppo economico o imprenditoriale che ne finanzia gran parte delle spese editoriali. E basta sfogliare le pagine telematiche di questi prodotti per accorgersi del fenomeno che, se non è preoccupante, lancia un’ombra fitta sulla reale obiettività informativa delle testate sponsorizzate: quasi mai, viene data qualche notizia negativa sui gruppi che finanziano parte delle attività degli stessi organi di informazione.

Se non è una forma di controllo che può intaccare i concreti ed equanimi metodi di lavoro giornalistico, ci manca davvero poco. Soprattutto, in zone dove i gruppi imprenditoriali e le forti holding commerciali hanno innesti riferibili a organizzazioni criminali e consorterie non proprio ortodosse. Paradossalmente, e garantiti da una stipula contrattuale trasparente, soggetti riferibili ad associazioni mafiose possono nascondersi dietro sigle imprenditoriali e complessi sistemi societari che sponsorizzano quella stessa stampa mesa a guardia della legalità. Legalità, almeno sulla carta.

di Salvatore Minieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°211
NOVEMBRE 2020

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