Le speranze e i progetti di Nino D’Angelo: «Forcella risorgerà insieme al suo teatro»

Nino D'Angelo conferenza ultimo scugnizzo - Photo credit Maria Grazia Scrima

«Continuerò sempre ad aiutare il Viviani, anche quando non ci sarò più», afferma con gli occhi lucidi e la voce piena di emozione. «Non è stato facile per niente recuperare il Trianon; era un garage. Avevano fatto già la gara per toglierlo di mezzo e il fatto che oggi siamo qui è sicuramente una vittoria», afferma Nino D’Angelo, direttore artistico del Teatro Trianon Viviani (sito nel cuore della città partenopea) nel corso della conferenza stampa su “L’ultimo scugnizzo” di Raffaele Viviani, la commedia che lo vede protagonista per l’ultima volta dopo dieci anni dall’ultimo allestimento. «Il Trianon è un teatro che soffrirà sempre, perché è fatto da persone che credono in questi posti difficili, nei quali la cultura dovrebbe essere il pane quotidiano. Quindi chiudere il Teatro a Forcella significherebbe dare uno schiaffo alla città stessa». E continua: «Quello che ci rovina in Italia è la burocrazia, una parola che eliminerei completamente dal vocabolario, perché non ci permette di fare niente. Io chiedo scusa al popolo di Forcella per non essere riuscito a mantenere tutti gli impegni che mi sono assunto, ma questo è successo solo per un fatto burocratico. Nella vita ho fatto sempre le cose con dignità. Nessuno mi ha regalato niente e per questo comprendo la situazione difficile in cui versa questo teatro e ci tengo a farlo rinascere», conclude. Poi riprende: «Certo, per fare questo non si può contare solo su Nino D’Angelo, Vincenzo De Luca o Antonio Bottiglieri, per esempio».

 

 

Nel corso della conferenza stampa, introdotta dal presidente del teatro Giovanni Pinto, è intervenuto, tra gli altri, il regista Abel Ferrara, che, nell’occasione, ha anticipato la presentazione di Forcella strit, lo spettacolo del progetto Remiam – Databenc che dirigerà al Trianon Viviani e che nasce da un’idea di Nino D’Angelo. Quest’ultimo definisce con fervore il suo progetto futuro: «Noi prenderemo i ragazzi dai vicoli di Napoli, organizzeremo una selezione e metteremo su una vera e propria compagnia teatrale. Questo è il mio sogno da sempre: formare una compagnia con i ragazzi di Forcella». Poi torna sul suo Viviani: «Adesso tutte le promesse, soprattutto economiche, che ci avevano fatto i creditori, serviranno a pagare i debiti che ha questo teatro e che tornerà ad essere un teatro del popolo; soprattutto fruibile economicamente. Perché qui non si può pagare lo stesso prezzo di un biglietto d’ingresso previsto in qualsiasi altro teatro. Se diciamo “sociale” ci assumiamo una grande responsabilità, ma per fare ciò ci vogliono i soldi. Ci devono dare la possibilità di farvi risparmiare».

Si rivolge alla platea gremita, ma è come se volesse farlo al mondo intero: «Aiutateci a riprendere il Quartiere Forcella. Io sono fiero e onorato di stare qua, ma c’avimma movere, non dobbiamo perdere più tempo. Noi non dobbiamo basarci sulla speranza, una parola troppo abusata e che sono stanco di utilizzare. Perché se si campa di speranza si muore disperati, è così. Aiutateci a ripartire, a concludere questa stagione. Perché dobbiamo stare alla pari con gli altri teatri e fare una campagna promozionale come tutti gli altri: a giugno e non a stagione iniziata, come ora. Bisogna pensare alla base per poi costruire qualcosa di grande». Alla domanda chi sia il vero scugnizzo, risponde che «lo scugnizzo purtroppo sta scomparendo. È una figura nobile, una persona umana, coraggiosa, che si fa avanti in difesa degli altri, facendo discussione al posto loro per difenderli. Lo scugnizzo era uno che non si deprimeva mai, non come quello di oggi, che si scoraggia. Quello lottava davvero. Lo sapeva fare. Ed era onesto».

 

 

Ma un modo per far tornare lo scugnizzo d’un tempo c’è. E per Nino è questo: «Dobbiamo azzerare tutti quanti le nostre coscienze; pulircele e ripartire. Perché noi abbiamo una grande responsabilità nei confronti della nostra gioventù, alla quale non abbiamo lasciato niente. Quindi per farci perdonare dovremmo fare qualcosa per i nostri figli, che sia qualcosa di concreto». Faccio in tempo a chiedergli di cosa abbia più bisogno la sua città in questo momento: «A Napoli mancano i posti di lavoro; ma questo da sempre. Vedo che c’è molto turismo e ne sono davvero contento. Però ci vogliono dei provvedimenti più incisivi nei confronti dei giovani, perché i giovani sono il nostro futuro. Senza i giovani Napoli non va da nessuna parte».

di Teresa Lanna
Foto di Maria Grazia Scrima

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.