Speciale Regionali, Pietro Funaro: «L’uomo al centro di ogni processo di sviluppo»

Il programma e le proposte di Pietro Funaro

La prima domanda è inerente alla descrizione del tuo percorso politico e professionale…

«Sono giornalista, scrittore, dirigente Arpac e libero docente universitario. La mia candidatura è la prosecuzione di un impegno politico. Sin da giovanissimo ho militato nelle fila della Democrazia Cristiana ricoprendo anche incarichi nazionali nel suo movimento giovanile e successivamente nel partito. Quindi siamo in presenza di un rinnovato impegno, questa volta si la prima in una competizione elettorale.
L’impegno nasce anche dalla necessità di porre un freno al degrado in cui la politica italiana, ed ovviamente anche quella nostrana, è piombato. Dopo la tanta vituperata Prima Repubblica abbiamo assistito al trionfo del leaderismo, poi del sovranismo, indi del populismo ed infine del qualunquismo. Gli “ismi” sono sempre negativi come la Storia ci ha insegnato. Del resto basta guardare alle condizioni economiche e sociali in cui versa l’Italia per rendersi conto del fallimento di chi l’ha governata negli ultimi trent’anni».

Quali sono le tematiche da affrontare secondo lei in Campania?

«Mille e più di mille ma soprattutto quelle relative all’ambiente, alla sanità, all’economia, al sociale, ai meno fortunati. E bisogna affrontare tutto questo partendo dalla centralità della persona in funzione della quale pensare, organizzare, promuovere lo sviluppo. L’umanità al centro di ogni processo. Oggi è invece il profitto e la salvaguardia dei potentati a regnare sovrano. E’ urgente tornare alla stagione dell’umanesimo per rifondare una società più giusta ed a misura d’uomo».

Lei come ritiene dovrebbe essere un politico?

«Le posso dire cosa significa essere un politico per un cattolico secondo gli insegnamenti di De Gasperi e don Sturzo: essere al servizio dei rappresentati, servire la comunità in cui sei stato eletto. Senza scomodare San Paolo che affermava che un cristiano può avere tutte le virtù che vuole ma che senza la carità nulla vale, voglio ricordare un’affermazione di un San Paolo da noi conosciuto, Papa Paolo VI che ha affermato che “fare politica è la più alta espressione di carità cristiana”. E le garantisco che non sono un bigotto ma un credente».

Un ritorno alle ideologie?

«Magari cosi si confronterebbero modelli di sviluppo diversi e si cercherebbe una sintesi valida per tutti. Vede, crollato il muro di Berlino e saltati tutti gli steccati ideologici ci siamo trovati di fronte al vuoto assoluto in politica ed all’occupazione del potere da parte di potentati economici; scomparsi i grandi leader del passato hanno occupato le istituzioni quelli che erano ritenute le truppe di riserva, le quarte, le quinte fila e si è arrivato allo squallore di oggi».

Perché si è schierato con Caldoro?

«Con profonda convinzione. Alle sceneggiate del Presidente-Sceriffo preferiamo la proposta programmatica seria e pacata. De Luca era decotto ed il suo stesso partito, il Pd, aveva ben pensato di non ricandidarlo fino a marzo scorso. Poi è sorto San Covid, sono apparsi lanciafiamme, carri armati, militari, esercito, aviazione e marina ed il popolo è stato fagocitato. A questi si sono uniti i “politici” di professione, una manciata di voltagabbana, un piccolo esercito di speranzosi e si è composta una bella insalata russa al servizio del novello Satrapo salernitano. Rimarranno tutti con le pive del sacco e sono certo che De Luca perderà: lo auguro ai cittadini della Campania, al loro futuro, alle loro prospettive ed alle loro speranze. Vedremo».

di Redazione Informare

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°209
SETTEMBRE 2020

Print Friendly, PDF & Email