Paolo Siani

SPECIALE PREMIO. Siani premia Angela Mallardo nel ricordo di Giancarlo

Cristina Siciliano 25/11/2022
Updated 2022/11/27 at 4:16 PM
4 Minuti per la lettura

Paolo Siani, Pediatra e Presidente della Fondazione Giancarlo Siani Onlus, è impegnato in prima fila nel sostenere azioni di legalità e invogliare i giovani da tutta l’Italia a persgeuire i valori della legalità. La 2° Edizione del Premio è stata dedicata a suo fratello, Giancarlo Siani, cronista de Il Mattino barbaramente ucciso dalla camorra. La nostra redazione è dedicata a Giancarlo, che ogni giorno ispira i nostri giovani cronisti a perseguire i valori morali che hanno contraddistinto la sua attività.

Le dichiarazioni sul palco

«Voglio raccontare a voi ragazzi del Magazine Informare quello che in questi mesi sto facendo, cioè sto rileggendo tutta l’inchiesta di Armando D’Alterio, che a parer mio, è un corso didattico-formativo per voi giornalisti. Undici anni dopo, Armando ha guardato gli articoli di Giancarlo ed ha scoperto che le cose che mio fratello aveva scritto e denunciato avevano avuto conseguenze per i camorristi. Giancarlo scrisse un articolo in cui raccontava un episodio secondario, cioè che a Torre Annunziata i carabinieri avevano chiuso una boutique. Egli aggiunse nell’articolo che in quel posto si riciclavano i soldi dei clan. Notizia di poco conto, tant’è che venne messa in coda al giornale. D’Alterio però scoprì che dopo quella notizia il clan spostò tutti i loro beni a dei prestanomi perché capì che il giornalista aveva intuito tutto e denunciato».

L’intervista esclusiva

Una visione ampia. Una particolare attenzione ai temi del lavoro, alla lotta alla disoccupazione e alla tutela delle fasce deboli. Un faro sempre acceso sulla libertà di informazione, organo di democrazia e strumento per chi non ha voce. Giancarlo Siani non è quindi soltanto lotta alla camorra. Cosa significa per lei tutto questo?

«Per me è sempre una grande emozione ricordare Giancarlo e lo è ancor di più quando parlo dei giovani giornalisti. Giancarlo ha insegnato a tutti, con il suo modo semplice di fare, che raccontare la verità dei fatti ed in più spiegare il perché accadono, ha una forza enorme, rivoluzionaria e cambia le situazioni. Io ho saputo pochi giorni fa degli ultimi aggiornamenti di tutte le carte del processo ed ho scoperto che i magistrati hanno rivelato anni dopo quello che lui aveva già intuito prima. Tutto questo perché mio fratello lavorava sul campo, intervistava le persone, faceva dei collegamenti, capiva i fonemi e li spiegava. Se fai così il giornalista si possono capire tante cose e si è di aiuto alla società, ai magistrati e alle forze dell’ordine».

Oggi, in Italia sono arrivati i fondi del PNRR. Lo Stato ha garantito un forte controllo per reprimere ogni tentativo di infiltrazione criminale. Negli anni ‘80, dopo il terremoto arrivarono i fondi per la ricostruzione e ci fu la commistione tra politica e malavita. Giancarlo lo aveva capito. Secondo lei c’è il rischio che ricapiti?

«Sicuramente è affine perché la mafia sa dove stanno i soldi; purtroppo, la mafia è in grado di intercettare i finanziamenti ed inserirsi. Quello che non è più affine è che non sono più gli anni ‘80. Abbiamo fatto moltissimi passi avanti, per cui sappiamo difenderci riuscendo ad individuare le infiltrazioni criminali. Lo Stato di oggi è molto più forte di quello di prima e c’è un’enorme barriera di società civile che controlla tutto questo. Sprecare i soldi del PNRR o regalarli alle mafie è veramente un delitto per il Sud».

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