Alessandro Zanotelli

SPECIALE PREMIO. Padre Zanotelli: “Nel Mediterraneo oggi c’è il naufragio della civiltà”

Redazione Informare 13/12/2022
Updated 2022/12/13 at 9:46 PM
6 Minuti per la lettura

Padre Alessandro Zanotelli è un religioso, presbitero e missionario italiano, facente parte della comunità missionaria dei Comboniani. È l’ispiratore e il fondatore di diversi movimenti italiani tesi a creare condizioni di pace e di giustizia solidale.

Padre, lei è stato designato come premiato di questo evento. Quali emozioni le ha generato la nostra richiesta e quali pensieri genera in lei questo evento?

«Devo fare una premessa: di solito non accetto premi, perché mi sembra di vedere quei generali dell’esercito che si mettono sempre più stellette più fanno guerra, per cui si ricevono premi, ma la situazione peggiora di giorno in giorno. Ecco perché sono molto renitente, ho accettato per tante ragioni qui legate ai comboniani che hanno tanto insistito e perché ho seguito con molta attenzione, in questi anni, i problemi di questa zona, per vari motivi: sia per il problema dei rifiuti, poi il problema dei migranti, che è enorme e forse penso che sia la città che abbia una maggiore presenza di migranti in Italia. Castel Volturno è un po’ il simbolo di quello che potrebbe essere in futuro questo paese; quindi, se c’è capacità di accogliersi qui, c’è possibilità di accoglienza in tutto paese, per creare una società veramente che sa accogliersi e ricca nelle diversità».

Un missionario ha nel DNA una caratteristica: l’inarrestabilità. Dopo il suo ultimo rientro ha già individuato una prossima tappa a cui dedicare la sua opera? Si parlava di un suo trasferimento alla Sanità di Napoli: crede ci sia più bisogno che qualcosa entri in tali realtà, oppure che esca? Quando, in una società, è necessario un cambiamento sociale e in quale direzione deve andare?

«Io vivo, adesso, al Rione Sanità: è una scelta che ho fatto. È uno dei rioni che ha grosse difficoltà, da lì sto comprendendo man mano, perché non è facile capire le situazioni di questi quartieri. Ci sono voluti secoli per formare questi quartieri e la cultura che c’è sotto. Ma uno dei problemi alla Sanità è assurdo: è mai possibile che noi l’anno scorso abbiamo speso 32 miliardi in armi e invece la sanità pubblica sta saltando tutta? Al Rione Sanità abbiamo lottato a non finire per l’unico ospedale che avevamo, il San Gennaro, ed è chiuso, non è possibile andare avanti così. Soprattutto a me preoccupa molto il problema della violenza di questi ragazzini, perché sta crollando l’altro asse portante della civiltà: la scuola. L’unico istituto che abbiamo al Rione Sanità, il Caracciolo, è un alberghiero e fino a sei anni fa aveva 600 studenti, poi è sceso a 480 e per legge è stato abbinato a un’altra scuola abbastanza lontana, l’Isabella d’Este. La preside di quella scuola non ha messo al Rione Sanità né un vicepreside, né una segreteria. Tre anni fa abbiamo avuto un risultato veramente agghiacciante: 73% di bocciati e 50% di evasione scolastica. Oggi siamo ridotti a 60 studenti. Io sto passando tutti a livello dal prefetto, al provveditore, alla regione, finora non sono riuscito a ottenere nulla, è assurdo».

Quest’oggi sono presenti realtà e singoli che si dedicano, ognuna in modo diverso, alla rete sociale, ad essere presenti sul territorio. Penso ad alcuni servizi che operano a Castel Volturno e che sembrano diventati indispensabili rispetto a una delle dinamiche più presenti in paese: l’immigrazione, l’accoglienza. Come percepisce le recenti decisioni politiche italiane rispetto ai flussi migratori del Mediterraneo?

«Io sono rimasto veramente scioccato per quanto è avvenuto a Catania in questi giorni, perché non mi aspettavo una riedizione della già scena macabra sotto il governo Conte con Salvini. Sono rimasto male, perché vuol dire non capire nulla di questa gente. Io sono missionario, ho vissuto in una baracca, per 12 anni nelle più terribili baraccopoli di Nairobi, so quello che soffre questa gente, che scappa da guerre, da persecuzioni da cambiamenti climatici, gente che ha sofferto attraverso il deserto, in Libia in quei lager che sono criminalità pura e adesso noi li accogliamo in questa maniera. Quello che avviene nel Mediterraneo oggi è il naufragio della civiltà, perché se non riusciamo neanche ad accogliere persone che vengono salvate dai naufragi, che stanno attraversando il mare, allora vuol dire che praticamente la base della nostra civiltà, che è tutta fondata sui diritti umani, sta crollando. E l’Europa deve finire di chiamarsi la patria dei diritti umani, perché li sta profondamente negando».

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3 Commenti
  • Sono contentissima che p. ALEX SIA STATO INSIGNITO DI UN TAL PREMIO. E MI COMPIACCIO CHE QUALCUNO ANCORA SIA DALLA PARTE DEI DIRITTI CHE SEMBRA STIANO SOLO SULLA CARTA. I CITTADINI DI CASTEL VOLTURNO HANNO CUORE GRAZIE A DIO

  • come sempre ha ragione Alex mao il problema che la politica è distante dalla gente in quanto sono politici che s inventano di fare politica partitica da adulti e non sonoai stato in mezzo al popolino

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