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SPECIALE PREMIO – Fiorentino, l’eccellenza dell’ortopedia da Castel Volturno all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo

Giuseppe Spada 03/11/2021
Updated 2022/07/18 at 4:02 PM
6 Minuti per la lettura

Da Castel Volturno all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, Gennaro Fiorentino è un medico ortopedico, originario castellano ed attualmente primario in un ospedale d’eccellenza in Italia e nel mondo. Per il lavoro svolto magistralmente durante l’emergenza Covid, è stato premiato alla Prima edizione del Premio d’Eccellenza Città di Castel Volturno.

Indice
Il suo legame con Castel Volturno e la sua evoluzione: com’è arrivato da un piccolo paese della provincia di Caserta all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo?«Io ho fatto gli studi a Castel Volturno, mio padre era medico e ci siamo trasferiti lì dove ho fatto le scuole elementari e le scuole medie, per poi trasferirmi a Napoli per completare gli studi liceali ed universitari. Durante la specialistica, poi, sono andato all’estero. Un percorso di studi da Castel Volturno, con particolare attenzione alle scuole medie che sono state fondamentali per la mia crescita. Per poi proseguire con gli studi fuori città, anche all’estero, poi per 14 anni a Parma, fino ad arrivare nel 2016 all’Humanitas Gavazzeni. Anche se ricordo una mia prima esperienza in cui, durante la specialistica, ebbi un’idea su un intervento da presentare a dei professori svizzeri durante un convengo (in cui vinsi anche una borsa di studio) ed il modellino me lo regalò proprio un falegname di Castel Volturno. Tutto è partito da qui».Lei è stato primario all’Humanitas Gavazzeni anche durante l’emergenza covid: ci racconti la sua esperienza…«È stato allucinante, una delle esperienze più forti della mia vita. Anche il ricordo non è facile farlo riaffiorare: vedere un reparto che si ristruttura alla velocità della luce, ogni ora cambiavano le disposizioni ed il reparto veniva completamente denaturato da ospedale multidisciplinare ad ospedale covid. Io che ero ortopedico, sono diventato uno pneumologo. Abbiamo lavorato come pneumologi 24 ore su24 ed io durante il lavoro mi sono anche ammalato. Mi sono ammalato in ospedale, facendo anche turni di 36 ore: è stato molto forte. Vedere persone morire giorno dopo giorno è stato orribile, anche perché Bergamo è stata non solo l’epicentro d’Italia, ma anche una delle città più colpite d’Europa».Ed il suo reparto, quello di ortopedia, com’è andato avanti in questa emergenza?«Facevamo solamente le urgenze e le fratture e molte erano anche covid positive quindi operavamo con tutte le attenzioni del caso, anche perché tutto l’ospedale si era trasformato».Come siete usciti da questa emergenza e come vi siete riorganizzati per il futuro?«Tutt’ora non siamo ancora tornati alla completa normalità: si fanno ancora i tamponi di ingresso, si chiede il green pass, non facciamo entrare i parenti. I reparti sono ancora destrutturati in parte perché ci sono alcune zone grigie e non siamo ancora nella normalità. Ci sono delle aperture controllate, però è chiaro che adesso si fanno anche attività elettive, per fortuna».Un ospedale di eccellenza come l’Humanitas Gavazzeni: qual è stato il suo apporto all’ospedale e quali sono le principali innovazioni?«Il mio apporto all’ospedale è stato innanzitutto di organizzare nel modo migliore possibile il servizio d’urgenza ovvero la traumatologia che è la cosa più importante. Il nostro è un ospedale che ha un grosso pronto soccorso e quindi il servizio d’urgenza per la popolazione è molto importante. Io ho portato della chirurgia nuova in particolare la chirurgia dell’anca con la protesi d’anca in invasiva e delle nuove tecniche chirurgiche sulla protesica dell’anca: quella pervia anteriore ed in queste sono uno dei pochi d’Italia che le padroneggia. Siamo ancora oggi pochi a farle e questa è stata una ventata di novità. Il mio, inoltre, è anche un lavoro manageriale quindi una serie di provvedimenti di tipo organizzativo che hanno portato qualche beneficio nella struttura. Per innovazioni, invece, ne fanno tante: adesso stanno puntando sulla robotica. Hanno già comperato il robot per la cardiochirurgia e adesso stanno optando per quello perla protesica. Sono ospedali che quando le idee sono buone, investono, perché per quanto nel pubblico la dinamica possa essere più farraginosa nel privato convenzionato è molto più diretta. Anche se la sanità italiana non è mai a lesinare su eventi importanti. Il mio ospedale è molto lungimirante e se capisce che c’è un intervento su cui puntare, lo fa tranquillamente».In merito alla situazione covid ed agli investimenti futuri, quali sono gli obiettivi in prospettiva?«L’obiettivo futuro è quello di tornare alla normalità. Per quanto riguarda gli investimenti, ne hanno fatto uno grandissimo: hanno costruito un pronto soccorso nuovo, una struttura di 3milametri quadrati di ultima generazione che nasce come centro covid e che pian piano stiamo ri-posizionando come Emergency center e speriamo che a breve vada a pieno regime. È nato per sopperire ad una terza/quarta ondata, ma speriamo di trasformarlo, man mano, Gennaro in un pronto soccorso d’eccellenza»

Ci ha raccontato i suoi studi e soprattutto il suo apporto e la sua esperienza in quella che sipuò definire la “trincea” contemporanea.

Il suo legame con Castel Volturno e la sua evoluzione: com’è arrivato da un piccolo paese della provincia di Caserta all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo?
«Io ho fatto gli studi a Castel Volturno, mio padre era medico e ci siamo trasferiti lì dove ho fatto le scuole elementari e le scuole medie, per poi trasferirmi a Napoli per completare gli studi liceali ed universitari. Durante la specialistica, poi, sono andato all’estero. Un percorso di studi da Castel Volturno, con particolare attenzione alle scuole medie che sono state fondamentali per la mia crescita. Per poi proseguire con gli studi fuori città, anche all’estero, poi per 14 anni a Parma, fino ad arrivare nel 2016 all’Humanitas Gavazzeni. Anche se ricordo una mia prima esperienza in cui, durante la specialistica, ebbi un’idea su un intervento da presentare a dei professori svizzeri durante un convengo (in cui vinsi anche una borsa di studio) ed il modellino me lo regalò proprio un falegname di Castel Volturno. Tutto è partito da qui».
Lei è stato primario all’Humanitas Gavazzeni anche durante l’emergenza covid: ci racconti la sua esperienza…
«È stato allucinante, una delle esperienze più forti della mia vita. Anche il ricordo non è facile farlo riaffiorare: vedere un reparto che si ristruttura alla velocità della luce, ogni ora cambiavano le disposizioni ed il reparto veniva completamente denaturato da ospedale multidisciplinare ad ospedale covid. Io che ero ortopedico, sono diventato uno pneumologo. Abbiamo lavorato come pneumologi 24 ore su24 ed io durante il lavoro mi sono anche ammalato. Mi sono ammalato in ospedale, facendo anche turni di 36 ore: è stato molto forte. Vedere persone morire giorno dopo giorno è stato orribile, anche perché Bergamo è stata non solo l’epicentro d’Italia, ma anche una delle città più colpite d’Europa».
Ed il suo reparto, quello di ortopedia, com’è andato avanti in questa emergenza?
«Facevamo solamente le urgenze e le fratture e molte erano anche covid positive quindi operavamo con tutte le attenzioni del caso, anche perché tutto l’ospedale si era trasformato».
Come siete usciti da questa emergenza e come vi siete riorganizzati per il futuro?
«Tutt’ora non siamo ancora tornati alla completa normalità: si fanno ancora i tamponi di ingresso, si chiede il green pass, non facciamo entrare i parenti. I reparti sono ancora destrutturati in parte perché ci sono alcune zone grigie e non siamo ancora nella normalità. Ci sono delle aperture controllate, però è chiaro che adesso si fanno anche attività elettive, per fortuna».
Un ospedale di eccellenza come l’Humanitas Gavazzeni: qual è stato il suo apporto all’ospedale e quali sono le principali innovazioni?
«Il mio apporto all’ospedale è stato innanzitutto di organizzare nel modo migliore possibile il servizio d’urgenza ovvero la traumatologia che è la cosa più importante. Il nostro è un ospedale che ha un grosso pronto soccorso e quindi il servizio d’urgenza per la popolazione è molto importante. Io ho portato della chirurgia nuova in particolare la chirurgia dell’anca con la protesi d’anca in invasiva e delle nuove tecniche chirurgiche sulla protesica dell’anca: quella pervia anteriore ed in queste sono uno dei pochi d’Italia che le padroneggia. Siamo ancora oggi pochi a farle e questa è stata una ventata di novità. Il mio, inoltre, è anche un lavoro manageriale quindi una serie di provvedimenti di tipo organizzativo che hanno portato qualche beneficio nella struttura. Per innovazioni, invece, ne fanno tante: adesso stanno puntando sulla robotica. Hanno già comperato il robot per la cardiochirurgia e adesso stanno optando per quello perla protesica. Sono ospedali che quando le idee sono buone, investono, perché per quanto nel pubblico la dinamica possa essere più farraginosa nel privato convenzionato è molto più diretta. Anche se la sanità italiana non è mai a lesinare su eventi importanti. Il mio ospedale è molto lungimirante e se capisce che c’è un intervento su cui puntare, lo fa tranquillamente».
In merito alla situazione covid ed agli investimenti futuri, quali sono gli obiettivi in prospettiva?
«L’obiettivo futuro è quello di tornare alla normalità. Per quanto riguarda gli investimenti, ne hanno fatto uno grandissimo: hanno costruito un pronto soccorso nuovo, una struttura di 3milametri quadrati di ultima generazione che nasce come centro covid e che pian piano stiamo ri-posizionando come Emergency center e speriamo che a breve vada a pieno regime. È nato per sopperire ad una terza/quarta ondata, ma speriamo di trasformarlo, man mano, Gennaro in un pronto soccorso d’eccellenza»

di Luisa Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°1 – SPECIALE PREMIO D’ECCELLENZA CITTÀ DI CASTEL VOLTURNO

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