
Scrittrice, femminista e attivista culturale italo-ghanese, Djarah Kan è cresciuta a Castel Volturno ha pubblicato racconti su Gli Asini e Jacobin Italia. Nel 2020 pubblica la sua prima raccolta di racconti brevi Ladri di denti (People), definendo i suoi anni in questo territorio come dolci e amari.
«Questo premio ovviamente mi porta a ricordare di mia madre, della sua memoria e di tutto quello che ha fatto per questo paese. Anche se, molto spesso, il contributo culturale che danno gli immigrati a Castel Volturno passa sempre un po’ in sordina. Questo premio lo prendo per lei».
Da scrittrice, quali credi che sia il modo giusto per portare alla luce storie come la tua?
«Penso che sia di fondamentale importanza riuscire ad utilizzare l’onestà. So che spesso e volentieri viene chiesto a noi scrittori di essere onesti, di avere un posizionamento chiaro ogni volta che ci si approccia ad una storia. Ma le storie sono anche frutto di fabbricazione e non possono essere restituite al pubblico per quello che sono. Credo che però sia importante ristabilire un principio di verità dietro la storia, in modo che questa emerga per ciò che è. So che è molto difficile, impossibile, perché ci dicono sempre di essere sinceri ma nessuno vuole la sincerità. Sarebbe bello avere un mondo in cui la verità rivoluziona veramente le cose, è un po’ pericoloso ma anche interessante».
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