SPECIALE. Il magistrato e la società civile: l’intervento della docente Fernanda Esposito

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Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è fatto promotore di un convegno di gran rilevanza e per la cui sede è stata scelta Castel Volturno: città simbolo di enormi potenzialità che hanno avuto difficoltà ad emergere a causa di un connubio tra malagestione politica e criminalità organizzata. Il convegno ha un titolo emblematico: “La valorizzazione del territorio: il ruolo della società civile e il contributo del magistrato”. Ad esplicitare questo tema autorevoli relatori del mondo della magistratura e dell’avvocatura. Di seguito l’intervento della docente dell’ISIS Vincenzo Corrado di Castel Volturno:

«La nostra scuola è un punto di riferimento perché è l’unica scuola superiore di secondo grado. Ci sono due plessi: uno a Castel Volturno Centro e l’altro qui a Pinetamare. Abbiamo circa 1300 studenti, 51 classi, più quelle 8 classi del corso serale dedicato all’istruzione degli adulti.

Abbiamo tanti indirizzi: la fetta più grossa è rappresentata dall’alberghiero, con 40 classi. Ma abbiamo anche il liceo scientifico, artistico, quello delle scienze applicate. Dico tutto questo perché credo che l’ISIS V. Corrado rappresenti davvero il meglio della nostra gioventù.

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Abbiamo tanta immigrazione e la nostra scuola registra questa presenza; molti degli sportivi che si allenano con il coach Massimo Antonelli sono o sono stati nostri studenti.

La nostra scuola è un laboratorio continuo e molto stimolante anche per noi docenti, accogliamo etnie e culture diverse che arricchiscono la nostra cultura. Da noi i ragazzi hanno l’opportunità di vivere ed essere stimolati adeguatamente perché l’incontro tra tutte queste diverse culture educa l’apertura umana all’altro. Crediamo nello scambio internazionale giovanile.

Come istituto stringiamo con altri enti tante convenzioni, come ad esempio quelle strette con Intercultura, un’associazione che permette, con borse di studio parziali o totali, agli studenti di frequentare un soggiorno di studio all’estero.

Grazie al progetto “A scuola in Europa” possiamo mandare per tre mesi, in maniera completamente gratuita, i nostri ragazzi all’estero per vivere un’esperienza, che è un’opportunità unica non soltanto dal punto di vista umano ma anche professionale. Queste sono cose concrete, cose di cui abbiamo bisogno.

Collaboriamo da anni anche con le associazioni qui presenti sul territorio come Officina Volturno e Magazine Informare. Da anni i ragazzi percorrono con i giornalisti del Magazine il PCTO, corsi di giornalismo e di libera informazione, così da ridurre la povertà educativa e la dispersione scolastica.

Ma collaboriamo anche con il TamTam Basket. I ragazzi hanno così la possibilità di allenarsi, perché da noi la palestra manca e questa è una carenza strutturale. Oppure abbiamo la possibilità di fare laboratori con Titania Teatro e, insieme ai ragazzi, scoprire i mestieri legati al mondo del cinema.

I nostri alunni riscoprono così il loro territorio. Come scuola cerchiamo di far conoscere loro la storia e la bellezza del territorio, cercando allo stesso tempo di emozionarli, perché se non c’è emozione, non c’è apprendimento.

Noi facciamo educazione civica a livello pratico: abbiamo partecipato alla commemorazione di Domenico Noviello, e i ragazzi sono venuti, approfondendo la storia, parlando spontaneamente dopo essersi documentati. Questo è un fatto importantissimo: significa dargli consapevolezza, sviluppare in loro un senso critico.

Siamo un presidio di cultura e legalità, però bisogna insistere, perché la scuola cerca di interpretare i bisogni di un alunno, cerca di rispondere a quei bisogni perché i ragazzi e i loro valori sono cambiati, non sono più quelli di tanto tempo fa e la scuola non è sempre al passo con i tempi. Con questo voglio dire che ci vuole una scuola dinamica, che pone il ragazzo al centro del progetto.

Mi viene in mente Don Milani quando un giorno, nella sua scuola di Barbiana, lui ha scritto “I care” che significa “Assumersi le proprie responsabilità”. Ecco noi cerchiamo di fare questo, ma dobbiamo essere prima noi a dimostrare loro cosa significa attraverso le nostre azioni. Il futuro si decide anche e soprattutto nella scuola e dobbiamo veramente pensare allo sviluppo e alla valorizzazione attraverso la formazione dei ragazzi».

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