speciale-il-magistrato-e-la-societa-civile-lintervento-del-procuratore-carmine-renzulli
Pubblicità
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è fatto promotore di un convegno di gran rilevanza e per la cui sede è stata scelta Castel Volturno: città simbolo di enormi potenzialità che hanno avuto difficoltà ad emergere a causa di un connubio tra malagestione politica e criminalità organizzata. Il convegno ha un titolo emblematico: “La valorizzazione del territorio: il ruolo della società civile e il contributo del magistrato”. Ad esplicitare questo tema autorevoli relatori del mondo della magistratura e dell’avvocatura. Di seguito l’intervento del Procuratore della Repubblica Carmine Renzulli:
«Ho iniziato la mia attività nella Procura di Santa Maria Capua Vetere nel lontano 1987 e ricordo che la maggior parte degli arresti era per spaccio di sostanze stupefacenti che avvenivano nel territorio di Castel Volturno. Qui lo spaccio è un fenomeno radicato che, a distanza di tanti anni, non ha subito alcun decremento nonostante l’impegno continuo e incessante delle forze di polizia.
Su questo versante l’attività repressiva che compete alla magistratura non è sufficiente: deve intervenire l’aiuto dell’associazionismo per sradicare e recuperare la legalità, per offrire una prospettiva alle giovani generazioni. La magistratura, però, è intervenuta anche in altri settori.
Come nell’ambito dell’abusivismo edilizio: tutti ricorderanno alcuni abusi ben visibili che sono stati eliminati. Ci sono, attualmente, 184 immobili da abbattere e la magistratura coordina e stimola l’attività per l’abbattimento di queste strutture, perché ciò non costituisce solo un momento di affermazione della legalità, ma un segnale che si dà alla popolazione: l’illegalità non paga.
C’è poi il fenomeno recente dell’emergenza ambientale: anche qui la Magistratura, la Procura della Repubblica, sono impegnate nella risoluzione di questi problemi e molti risultati sono stati conseguiti. Quello che noto è che Castel Volturno viene sempre indicata come un fenomeno negativo, vengono costantemente accentuate e messe in evidenza le sue criticità. Voglio ricordare che dal 2011 il Litorale Campano presentava il 13% di tratti non balneabili, che è sceso all’11% nel 2015. Attualmente, nel 2022, abbiamo solo il 2% di coste non balneabili: significa che solo 600-700 metri di litorale sono “non balneabili”.
Questo è un risultato positivo che è stato conseguito. Ovviamente non voglio attribuire alla magistratura tutto il merito di questa attività; ciò è stato possibile grazie ad un’opera continua di monitoraggio, di intervento sul territorio e di coordinamento del lavoro delle forze di polizia che sono presenti nel territorio e che si occupano di questi fenomeni.
Quindi eviterei di dar spazio unicamente alle criticità, ma di valorizzare i risultati che sono stati conseguiti grazie all’opera delle forze dell’Ordine e della magistratura. Ricordo, proprio per sottolineare la sensibilità delle Istituzioni, che quando sono arrivato a Castel Volturno, nel lontano 1987, non c’era neanche un commissariato; la zona cadeva sotto la competenza del Commissariato di Santa Maria Capua Vetere.
Il controllo del territorio era praticamente pari a zero perché non si riusciva a coprire l’intero perimetro del comune. Molto è stato e dev’essere ancora fatto, ma bisogna soprattutto mandare un messaggio positivo attraverso gli organi di informazione, perché ci sono delle realtà dal punto di vista ambientale – naturalistico che non hanno nulla da invidiare ad altre aree del territorio nazionale.
C’è molto da fare, bisogna dare questa immagine positiva senza mai abbassare la guardia. Occorre soprattutto sensibilizzare la popolazione sull’importanza della legalità, del vivere nel rispetto delle leggi perché questi comportamenti virtuosi vanno a vantaggio della collettività».

Le sue dichiarazioni per Magazine Informare

Qual è il messaggio che oggi vuole lanciare la magistratura in un territorio come Castel Volturno?
«Il messaggio che oggi lancia la magistratura è che è presente, attiva e sensibile ai fenomeni che si verificano sul territorio, in tutti quei luoghi dove ci sono emergenze criminali. In quest’ottica la magistratura individua i problemi, sollecita le forze di polizia e coordina la loro attività per cercare di risolverli. Quello che possiamo fare è stimolare gli interventi e di implicarne gli effetti positivi sulla popolazione».
Valorizzazione del territorio significa anche contrastare la criminalità organizzata per garantire ai cittadini libertà e sicurezza. Oggi la camorra ha ormai cambiato faccia e modo di agire: non solo usura, ma punta al mondo dell’imprenditoria e da tempo si parla del pericolo di una sua infiltrazione nei fondi del PNRR. Secondo lei, quale misura bisognerebbe adottare per tutelare i cittadini ed evitare che questo accada?
«L’esperienza del passato, mi riferisco al terremoto dell’Irpinia del 1980, ci insegna che quando ci sono grosse somme di denaro che devono essere gestite anche da amministrazioni pubbliche, c’è il rischio concreto di una infiltrazione della criminalità organizzata che adocchia quelle opportunità per aumentare il potere economico. Come si fa? Il sistema dei controlli, anche interni alla struttura amministrativa, non sempre sono sufficienti.
Ci vuole, anche in questo caso, un’attenzione particolare da parte della magistratura per individuare tempestivamente questi fenomeni e cercare di intervenire prima che possano radicarsi nel territorio. Bisogna, quindi, prevenire situazioni di arricchimento illecito, che poi difficilmente possono essere eliminate da chi le ha conseguite.
Però sulla criminalità organizzata, devo dire che a Castel Volturno c’è anche la presenza della mafia nigeriana che ovviamente non presenta questi rischi di aggressione di finanziamenti pubblici, ma che è molto presente e che vessa soprattutto persone della stessa etnia».
Pubblicità