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Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è fatto promotore di un convegno di gran rilevanza e per la cui sede è stata scelta Castel Volturno: città simbolo di enormi potenzialità che hanno avuto difficoltà ad emergere a causa di un connubio tra malagestione politica e criminalità organizzata. Il convegno ha un titolo emblematico: “La valorizzazione del territorio: il ruolo della società civile e il contributo del magistrato”. Ad esplicitare questo tema autorevoli relatori del mondo della magistratura e dell’avvocatura. Di seguito l’intervento dell’Avvocato e Presidente Advisora Marcella Vulcano:

«Castel Volturno per anni è stata una terra abusata, abbandonata, martoriata, sfruttata da camorra dalle connivenze, che presenta un forte disagio sociale, con la più alta incidenza di extracomunitari in Italia, quasi tutti di provenienza africana e con gravi problemi di inserimento. Ma abbiamo visto, anche attestato che, come molte terre del Sud, Castel Volturno è un territorio dove accanto a situazioni di degrado e di povertà convivono natura e bellezze straordinarie, eccellenze umane e imprenditoriali.

In questo convegno sono concentrate alcune delle migliori energie del territorio che parlano con voce unica e agiscono con comportamenti inequivocabili, orientati al perseguimento di obiettivi di legalità, progresso e sviluppo economico. Sono queste energie ed eccellenze che con questo dibattito ci proponiamo di moltiplicare, di far divenire non un fatto straordinario, ma ordinario. E per fare sì che ciò accada occorre il contributo di tutti i cittadini, che ciascuno metta la valorizzazione del proprio territorio, qualunque esso sia, al primo posto della scala delle priorità, ciascuno nel proprio ambito di competenza.

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Oserei dire tutti: il funzionario pubblico, l’impiegato, il magistrato, il professionista, l’imprenditore, l’artigiano, nessuno abdichi al ruolo di cittadino attivo. È questo il messaggio che si vuole lanciare perché è anche nell’indifferenza, nell’indolenza e nell’ignavia burocratica, che crescono e si consolidano le mafie. E allora è doveroso dare concretamente voce a queste realtà».

Le sue dichiarazioni per Magazine Informare

Come Advisora, vi occupate delle destinazioni e del riutilizzo dei beni confiscati dallo Stato. Qual è il ruolo che l’amministrazione giudiziaria può avere nel processo di assegnazione di questi patrimoni?

«Noi siamo una comunità di professionisti, avvocati e commercialisti, che operano nell’ambito delle amministrazioni giudiziarie e anche come coadiutori dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati. Il ruolo dell’amministratore giudiziario è cruciale: è un organo tecnico del tribunale, un ausiliare del giudice. Quindi è importante sia per la gestione di beni immobili nella fase giudiziaria, ma anche per le aziende nella fase amministrativa e in quella successiva.

È fondamentale intercettare, fin dalla fase del sequestro, la possibile destinazione futura del bene. Questo proprio per evitare che passi un messaggio sbagliato ovvero che quando c’era la mafia, i terreni, gli immobili, le aziende, erano floridi, e quando invece arriva lo Stato, deperiscono.

È importante un’azione sinergica tra tutti gli attori a vario titolo coinvolti in questo procedimento; a partire da chi svolge le indagini preliminari, alla Procura e i magistrati, al tribunale di prevenzione o al tribunale penale, l’amministratore giudiziario, gli organi territoriali a cui l’Agenzia nazionale assegna questi beni e, infine, gli enti del terzo settore che svolgono una lodevole e nobile attività di riutilizzo sociale».

Come presidente di Advisora, lei ha evidenziato che il PNRR si espone a numerosi rischi di infiltrazioni mafiose. Come si possono prevenire questi rischi nel nostro Paese e su un territorio come quello di Castel Volturno?

«Il nostro ordinamento ha messo in piedi degli strumenti molto duttili che sono alternativi al paradigma confiscatorio, quindi al sequestro finalizzato alla confisca. La riforma del 2017 ha introdotto il controllo giudiziario nel codice antimafia: uno strumento molto utile per prevenire le infiltrazioni criminali nelle società, nelle aziende sane che sono intaccate occasionalmente dalla criminalità, ma non sono compromesse nel loro core business.

In questi casi la società viene raggiunta da un’interdittiva antimafia: una misura amministrativa di prevenzione che fa ricorso al competente tribunale amministrativo e può chiedere delle misure di prevenzione e di controllo giudiziario. Dopo una serie di accertamenti, se il tribunale la ritiene meritevole, la ammette al controllo giudiziario e nomina un amministratore che segue e accompagna questa azienda in tutto il processo di bonifica.

E da ultimo, il dl 152 del 2021, convertito con legge 133 del 2021 con modifiche, ha introdotto la prevenzione collaborativa che anticipa questa fase di prevenzione, alla fase amministrativa: è il Prefetto stesso che può, in caso di infiltrazione occasionale, disporre l’istituto della prevenzione collaborativa, che impone poi all’azienda una serie di prescrizioni sempre volte alla bonifica e alla restituzione al mercato legale. Quindi, la prevenzione, è sicuramente la svolta nell’ambito delle misure cosiddette “dolci”, sia sotto il profilo amministrativo che sotto il profilo giurisdizionale».

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