SPECIALE. Il magistrato e la società civile: l’intervento del Magistrato Francesco Balato

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Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è fatto promotore di un convegno di gran rilevanza e per la cui sede è stata scelta Castel Volturno: città simbolo di enormi potenzialità che hanno avuto difficoltà ad emergere a causa di un connubio tra malagestione politica e criminalità organizzata. Il convegno ha un titolo emblematico: “La valorizzazione del territorio: il ruolo della società civile e il contributo del magistrato”. Ad esplicitare questo tema autorevoli relatori del mondo della magistratura e dell’avvocatura. Di seguito l’intervento del Magistrato, Presidente Sottosezione ANM Santa Maria Capua Vetere:
«Ho l’onere e l’onore di spiegare il motivo di questo convegno. La prima ragione è legata ad una motivazione personale inerente al lavoro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Come presidente di questa sottosezione locale, ho una visione dell’azione associativa della magistratura e mi piacerebbe che essa fosse sempre più vicina ai luoghi dove si amministra la giustizia. È un fattore fondamentale perché aiuta il magistrato a comprendere meglio le fenomenologie e gli aspetti positivi e negativi del territorio.
L’attività giudiziaria non è la semplice applicazione delle norme, ma significa conoscere e capire le realtà, ognuna con le sue peculiarità. Una seconda ragione dell’ideazione del convegno è l’importanza dei luoghi. Essi rappresentano i posti in cui la persona esplica la propria personalità e dove ci sono le proprie radici; bisogna avere un grande rispetto dei luoghi. Castel Volturno è un luogo particolare. A mio avviso può essere definito come una “metafora del mezzogiorno italiano”. È un simbolo perché incarna una contraddizione perenne tra enormi potenzialità e criticità fortissime.
A partire da una presenza importante di immigrati, molti non censiti e che vivono in condizioni terribili, alla criminalità organizzata che nel recente passato ha violentato completamente queste terre. Ci sono, però, anche gli aspetti positivi che abbiamo giustamente messo in rilievo. Castel Volturno è voglia di riscatto e può rappresentare un prototipo delle realtà che aspirano ad una rinascita.
Un esperimento sociale, politico ed economico per trainare il mezzogiorno d’Italia e far capire che questi nostri territori non sono destinati a soccombere. La voglia di rinascita si misura prevalentemente, non solo con l’azione quotidiana delle istituzioni, che fanno moltissimo per questo territorio, ma con la società civile che è ancora più avanti. La società civile sta facendo molto, ci sono delle realtà virtuose ed insegnano alle Istituzioni: le educano e le danno un modello. Con l’enorme impegno e la potentissima forza propulsiva che creano, non consentono più alle Istituzioni di rimanere inerti e di farsi trascurare.
Queste realtà brillanti hanno insegnato un concetto: i territori hanno una dignità da salvaguardare ed è compito delle Istituzioni quello di non trascurarla. Dunque, se la società civile fa molto (dall’antiracket, agli enti informativi, sportivi etc.), bisogna chiedersi: cosa può fare la magistratura per questo scopo? Questa è la stella polare del convegno.
Non domandarsi cosa fare nella normale attività della magistratura, perché non è sufficiente, bisogna volere qualcosa in più. E pongo un’altra domanda: qual è il contributo che possiamo dare alla nostra comunità e che tipo di magistrato vogliamo essere? Personalmente credo di aver già dato una risposta al quesito, pensando proprio a tale convegno: il magistrato deve dare qualcosa in più e deve fungere da esempio nella sua dimensione sociale.
Voglio concludere citando il dialogo di un film che ricorda Giancarlo Siani, Fortapàsc, nella quale si parla della scelta dell’essere “giornalista” o “giornalista-giornalista”. L’interrogativo è questo: dobbiamo scegliere se essere “magistrati-magistrati” o semplici “magistrati”. La domanda è retorica perché essere magistrato significa dare qualcosa in più e pensare in un’ottica di restituzione, al territorio e alla comunità, di un servizio in senso ampio».

Le sue dichiarazioni per Magazine Informare

In questo convegno c’è stata una forte presenza delle istituzioni sul territorio di Castel Volturno: quanto è importante essere vicini ad un paese nel corso degli anni così martoriato?
«È una cosa importante. Questa probabilmente è stata la prima volta che magistrati sono venuti in un territorio così particolare come quello di Castel Volturno: un territorio emblematico. È un evento doppiamente importante perché di convegni se ne fanno tanti e le istituzioni cercano spesso di partecipare per dare un segnale. Però, è raro che la magistratura organizzi spontaneamente un convegno e vada sui territori sui quali poi amministrerà la giustizia. Sono particolarmente orgoglioso perché siamo riusciti a portare uno spaccato di Ufficio Giudiziario sul territorio e farlo scendere per le strade di Castel Volturno. Perché questa è una realtà del circondario di Santa Maria Capua Vetere e non può più essere trascurata dalla giurisdizione».
Qual è l’impegno concreto di questo convegno in vista del futuro?
«Questo è un inizio. Perché io oltre a fare il giudice, cerco di rappresentare al meglio i miei colleghi in quanto presidente dell’Associazione magistrati a Santa Maria Capua Vetere; quindi, sta a me la volontà di continuare questo tipo di iniziative: andando sui territori complicati del nostro circondario e portando l’esempio di magistrato. Oltre ad applicare le norme, dobbiamo dare un esempio e far vedere che anche noi ci siamo».
Lei parla della figura di magistrato come “magistrato magistrato”, ricordando un po’ la definizione di Siani di “giornalista giornalista”…
«A me piace molto quest’espressione perché in qualsiasi lavoro che uno fa, lo si può fare in un modo o in un altro: con impegno o lasciandosi trascinare dagli eventi. Nel caso di Siani era la professione del giornalista ed io la prendo in prestito come “magistrato-magistrato”. Per dire che dobbiamo andare oltre, non dobbiamo diventare impiegati dello stato: dobbiamo dare qualcosa in più rispetto alla lettura delle norme ed essere consapevoli di quello che succede nel territorio.
Cercare di dare un esempio: questo è qualcosa in più. L’esempio di sensibilità al territorio, all’ambiente, alla cultura. Questo secondo me è quello che possiamo fare e quello che potremmo dare di più è in fase di ideazione. Proprio a questo serviva il convegno, ad essere il punto di partenza per il lancio delle idee future».
Dunque, attenzionerete il territorio?
«Io credo proprio di sì. Questo sarà l’avvio di un percorso che, una volta iniziato, gli entusiasmi diventeranno sempre più profondi. Continueremo in questa avventura».
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