SPECIALE. Il magistrato e la società civile: l’intervento del dott. Francesco Petrillo

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Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è fatto promotore di un convegno di gran rilevanza e per la cui sede è stata scelta Castel Volturno: città simbolo di enormi potenzialità che hanno avuto difficoltà ad emergere a causa di un connubio tra malagestione politica e criminalità organizzata. Il convegno ha un titolo emblematico: “La valorizzazione del territorio: il ruolo della società civile e il contributo del magistrato”. Ad esplicitare questo tema autorevoli relatori del mondo della magistratura e dell’avvocatura. Di seguito l’intervento del Presidente della Camera penale di Santa Maria Capua Vetere Francesco Petrillo:
«Ringrazio la Scuola Forestale per l’ospitalità, il Prefetto, ma permettetemi di ringraziare particolarmente il dottor Francesco Balato, perché a lui mi lega una circostanza particolare. Entrambi siamo proprietari di una casa qui in zona e l’anno scorso, parlando proprio del litorale domitio, è venuto fuori l’interesse per questo luogo magico, un territorio dove la mia famiglia ha da tre generazioni un’abitazione e dove anch’io trascorro le vacanze estive.
È un legame particolarissimo, una vera e propria passione per questo territorio, che è molto bello ma estremamente degradato e abbandonato. L’anno scorso, mosso da tale amore, ho fatto una riflessione: ero in vacanza a Sabaudia e, dalla spiaggia, notavo una serie di similitudini con Castel Volturno.
La spiaggia ampia, bellissima, delle dune con una macchia mediterranea, una pineta fantastica e un lago dove si fanno gare di canottaggio. E allora, qual era la differenza? A Sabaudia l’acqua è splendida, le spiagge pubbliche sono pulitissime, le dune sono tenute in maniera encomiabile, e allora perché questo non può avvenire anche sul litorale domitio? Qual è il problema per cui questo territorio non può essere come quello? Io penso che la problematica principale sia l’assenza di un’attività di ordinaria gestione.
Non amo i grandi progetti faraonici, penso che si debba partire dal quotidiano: la pulizia delle strade e delle spiagge, la tutela delle dune che sono abbandonate. Io frequento queste spiagge, sono un ricettacolo di rifiuti stratificati, naturalmente non quelle date in concessione, ma le spiagge libere. Ci vuole certamente uno sforzo che, a mio modesto parere, oggi proviene unicamente dalla società civile.
A questo punto è consequenziale affermare che la parte debole è proprio quella delle Istituzioni. Non dico che queste sono assenti, sarebbe ingiusto, ma certamente sono deboli, e allora si devono rafforzare per dare un aiuto a quella società civile che sul territorio c’è e lavora bene. Un’ultima riflessione insiste sul ricordo di vedere Castel Volturno come set a cielo aperto per film che hanno risaltato gli aspetti degradati del territorio, la mia speranza è che tali luoghi siano utilizzati per le proprie bellezze, riqualificate attraverso l’opera della società civile.
Riguardo il ruolo del magistrato: credo che egli non debba sostituire le Istituzioni o la società civile su questioni in cui sono deboli. Il magistrato, a mio parere, deve applicare la legge. Ognuno deve svolgere il proprio compito, penso che così molte cose possano realizzarsi».

Le sue dichiarazioni per Magazine Informare

Oggi si è scelto di tenere questo convegno a Castel Volturno. Che messaggio possono mandare avvocati e magistrati, come rappresentanti della legge, in un territorio complesso come questo?
«Penso che sia assolutamente necessario che questo territorio torni alla normalità. Non credo nei grandi progetti, perché implicano grandi impegni e tempi molto lunghi. Io sono convinto che questo territorio, che oramai sostanzialmente è libero dalla criminalità organizzata, possa avere una nuova vita con il ritorno alle funzioni essenziali. Non è possibile che un territorio costiero abbia un litorale sporco. Il mare dovrebbe essere una fonte, un volano economico importante.
Non è accettabile che una spiaggia così bella e delle dune così affascinanti siano abbandonate. Penso che questo debba rappresentare il punto di partenza perché con un mare pulito ed una spiaggia accogliente, sono sicuro che molte persone da tutta la provincia di Caserta, invece di farsi oltre due ore di viaggio, preferiranno raggiungere, in venti minuti, questo posto e ciò aumenterà l’attività di valorizzazione».
Quale può essere il ruolo del magistrato in questo processo?
«Penso che il ruolo del magistrato debba essere quello di applicare la legge e non andare oltre la sua funzione. Su questo sono particolarmente critico perché credo che questo territorio può farcela: è pieno di storia e ricchezze da valorizzare».
Da Presidente della Camera penale di Santa Maria Capua Vetere, come si esprime sui quesiti del Referendum sulla giustizia, in particolare sul secondo, riguardante la limitazione delle misure cautelari? Che conseguenze potrebbe avere in ambito penale?
«Per quanto riguarda il merito del referendum, è necessario che la cittadinanza manifesti una forte scelta politica. È evidente che la custodia cautelare sia stata utilizzata in maniera eccessiva. I numeri delle ingiuste detenzioni, in Italia, è elevatissimo: quindi significa che qualcosa va fatto. Il discorso di votare “sì”, nello specifico del referendum sulla custodia cautelare, significa dare un messaggio ai politici, in primis di interesse del cittadino al tema giustizia. Se la legge viene abrogata significa che il Parlamento dovrà intervenire, perché la custodia cautelare deve essere un’estrema ratio.
Ma c’è sempre un problema di fondo: la convinzione che chi viene colpito da un procedimento penale sia già colpevole. Invece, dovrebbe funzionare il concetto contrario: applicare il principio costituzionale dell’innocenza, per cui se io non ho una sentenza definitiva dopo tre gradi, sono innocente. Mi rendo conto che è semplice a dirsi, ma dal punto di vista della cultura comune resta molto difficile. Chi viene colpito da una misura cautelare, dopo un processo, certamente deve aver fatto qualcosa. È questo concetto che noi, con il sì, vogliamo contrastare».
Crede che sarà difficile raggiungere il quorum?
«Francamente penso che lo sia. Certamente c’è stata una scarsa copertura mediatica. E poi, c’è poca sensibilità. Io dico sempre, con profondo rammarico, che chi vive in qualsiasi maniera un processo penale, si rende conto di come è urgente un intervento normativo sul tema. Chi non lo vive o lo vive da fuori, ha un’esperienza sempre molto distante. Penso che sia assolutamente necessario un intervento sulla giustizia».

 

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