Luigi de Magistris elezioni

SPECIALE ELEZIONI. Luigi de Magistris a Informare: “Lavoro stabile e nuove assunzioni nella PA”

Redazione Informare 15/09/2022
Updated 2022/09/15 at 7:22 PM
5 Minuti per la lettura

Dal lavoro all’analisi sulla Giustizia: intervista al candidato di Unione Popolare

Luigi de Magistris, già magistrato e sindaco di Napoli, è fondatore e guida del neopartito Unione Popolare. Con De Magistris, espressione della sinistra, abbiamo fatto il punto sul suo programma elettorale e le proposte di Unione Popolare.

Quali sono i punti di forza del programma di Unione Popolare?

«In primis, ci consideriamo l’unica forza pacifista che dice in maniera chiara basta guerra: “stop” all’invio delle armi e all’aumento delle spese militari, così come diciamo “stop” all’espansione della NATO, alle armi atomiche. Vogliamo una Europa della giustizia ambientale, sociale, economica e della fratellanza universale. Siamo l’unica coalizione veramente ambientalista che si oppone al fossile, alle fonti inquinanti, agli inceneritori, al nucleare e ai rigassificatori. Il nostro punto di forza è la ridistribuzione delle ricchezze, la conferma del RDC, il salario minimo e l’adeguamento delle pensioni per l’inflazione in corso».

Dove prenderete i soldi?

«Dallo stop del mercato delle armi e da una forte e concreta lotta all’evasione, inoltre colpendo gli extraprofitti dell’energia. Prenderemo le risorse da una tassazione di solidarietà, in particolare per le grandi rendite patrimoniali immobiliari e finanziari».

Il federalismo fiscale in Italia penalizza fortemente il Sud. Come intervenire?

«Siamo l’unica forza politica in Italia che è contro l’autonomia differenziata, una misura tra l’altro appoggiata dal centrosinistra, dal centrodestra e dal M5S. Una misura che divide l’Italia ancora di più, creando disuguaglianza. Noi dobbiamo invece usare i fondi del PNRR per una migliore ridistribuzione della ricchezza. Il denaro pubblico, poi, va ben speso: ci vogliono persone credibili che nella vita hanno dimostrato competenza e coraggio nella gestione del denaro pubblico».

Lei è stato un magistrato. Cosa ne pensa della riforma sulla giustizia?

«Sono molto critico sulle due più grandi riforme dell’ordine giudiziario degli ultimi quindici anni: la riforma Mastella del 2007 e la Cartabia del 2022. Non mi trovano d’accordo per la stragrande maggioranza degli articolati normativi, perché disegnano la figura di un magistrato burocrate, impaurito e in parte asservito. Noi dobbiamo restituire forza all’autonomia e all’indipendenza della magistratura intesa come potere diffuso. Serve una giustizia giusta, rapida ed efficace: meno persone in galera prima della condanna definitiva, ma respingere il fenomeno inverso.
In Italia migliaia di persone, condannate in via definita, sono ancora fuori. Ci vuole effettiva parità tra accusa e difesa, ci vuole una giustizia civile e amministrativa che costi meno. Oggi fare un processo non è sostenibile dal cento medio e povero: questa è violazione dell’articolo 3 della Costituzione».

La crisi del lavoro spinge alcuni giovani al servizio dei clan della camorra. Come intervenire?

«Il reddito di cittadinanza non può essere la sola risposta, che comunque è una misura che va mantenuta e aggiustata. La dignità delle persone perbene passa attraverso un lavoro dignitoso, correttamente retribuito e rispettoso delle persone stesse senza l’ombra scura del precariato. Sono testimone, come ex Sindaco di Napoli, che anche senza il sostegno delle politiche regionali e nazionali abbiamo dimostrato come una comunità può creare lavoro attraverso la cultura, l›artigianato, il commercio e alle piccole – medie imprese. Se pensiamo al nostro Mezzogiorno, mi viene in mente il milione e mezzo di posti di lavoro che mancano nella PA. Pensate a come può migliorare la qualità della vita dei cittadini con più dipendenti pubblici e un rapporto migliore tra pubblico e privato. La nostra idea è quella di offrire al giovane una via esattamente opposta alla criminalità organizzata».

Sul fenomeno dell’immigrazione?

«Sull’immigrazione la destra non dice una parola sull’accoglienza dei fratelli e delle sorelle ucraine a causa di questa guerra barbara e indecente. Sono gli stessi che hanno messo politiche per provocare le condizioni perché tanti esseri umani morissero nel Mediterraneo. Vorrei ricordare che il Governo Conte I, ordinò ai sindaci di mare di chiudere i porti delle ONG che, nel gennaio del 2019, con -3 gradi, salvavano vite nel Mediterraneo. Salvini, Di Maio, Conte e Toninelli decisero che dovevamo girarci dall’altra parte. Fui denunciato poiché aprii comunque il porto, ma oggi è Salvini a doversi difendere davanti alla Magistratura siciliana per sequestro di persona. Noi riteniamo che chi stia in difficoltà, va sempre aiutato».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°233 – SETTEMBRE 2022

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