Spartaco, Mozart e i teatri Romani

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Salvatore Minieri
Salvatore Minieri

Cicerone non ebbe soltanto la straordinaria intuizione di dare a Capua il peso di Altera Roma, per monumenti e confusione di rumorose etnie nell’urbe campana, ma passò per le abitazioni dei cittadini meno ricchi, annotando che non mancavano mai, nemmeno in piccole comunità di persiani impiantate a Capua, uno spazio protetto per le cose scritte e un minuscolo cortile in fiore. La città era costruita con l’asse urbano capovolto, per rispettare un vento di scirocco che si chiamava Volturnum. La salvezza della memoria e della civiltà.
Ma proprio quei due elementi che rapirono il senso acuto di Cicerone, oggi sono spariti dal quadro territoriale. Né arte, né ambiente, a fare da cardini di una tradizione impareggiabile. Inghiottiti e poi scartati da un sistema di gestione della provincia casertana, capace di chiudere persino i più visibili rubinetti del turismo e del normale sviluppo culturale.

SANTA MARIA CAPUA VETERE
Capaci di dimenticare Spartaco e Madonna.
Nella città che si è data alla Storia da protagonista, senza inibizioni e tiepide misure, manca addirittura una targa a ricordare che, proprio qui, venne sancito uno dei Misteri più solenni della dogmatica cristiana: la Verginità di Maria. Nel 391, a pochi passi dall’Anfiteatro Campano, si tenne un Concilio, al quale partecipò Sant’Ambrogio, in cui vennero contestate le tesi di Elpidio e Bonoso che volevano la Madonna madre di più fratelli, negandone la verginità canonica. Fu proprio in una piccola piazza dell’odierna Santa Maria Capua Vetere che il Sacro Candore di Maria venne affermato, per la prima volta.
Peggio è andata alla memoria di Spartaco che di questa città dovrebbe essere emblema di identificazione inossidabile. Sui resti dell’antico e piccolo anfiteatro (non è quello che tutti conoscono, ma si trova nelle vicinanze) che vide il condottiero trace lottare e avviare la rivolta più clamorosa della storia classica, non esiste una sola targa commemorativa.

CAPUA
La città che non si è mai accorta di Mozart.
Il 12 maggio del 1770, la famiglia Mozart arrivò a Capua, per un viaggio che doveva condurre il più grande genio della musica moderna a incontrare i Borbone. Ma qualcosa andò storto e Amadeus, fu costretto a prolungare il suo soggiorno capuano, alloggiando in un grande convento, a pochi passi dalle anse del Volturno. Era il complesso dei Padri Agostiniani, dove il grande musicista si intrattenne anche per assistere, la mattina dopo, alla Vestizione di una novizia e fu in quella occasione che Mozart suonò l’organo nella grande Chiesa dell’Annunziata. Oggi, non esiste una targa a testimoniare il passaggio del più grande compositore moderno e, soprattutto, l’organo suonato da Mozart è stato restaurato e inaugurato qualche anno fa. Alla cerimonia, sono state eseguite musiche di Bach e non di Mozart.
Se definissimo questo caso soltanto disperato, avremmo commesso un atto di ingiustificato ottimismo.

MARCIANISE
Il Cinquecento più prezioso, eliminato per far posto al centro commerciale.
Dove oggi sorge il Centro Commerciale Campania, esisteva una delle tenute di difesa agricola più articolate ed architettonicamente eleganti dell’intero Mezzogiorno d’Italia. Era Torre Foglia, una efficacissima struttura di controllo delle vaste distese che intersecavano i poderi di Marcianise e l’agro napoletano, a cavallo dei Regi Lagni. Il fortino Foglia, costruito nel periodo tardorinascimentale.
Oggi, dove una volta svettava la meravigliosa ridotta di avvistamento, c’è un’ala del Campania. Dopo denunce e segnalazioni agli organi competenti, niente si è più saputo dell’abbattimento dei un rarissimo gioiello di architettura rinascimentale in provincia di Caserta.

CALVI RISORTA
Lucchetti decennali su Castelli aragonesi e teatri romani.
È forse l’emblema più scottante e purtroppo meno visibile e conosciuto, della pochezza gestionale di politica e organi preposti da queste parti.
Meraviglioso esempio di maniero difensivo che raccoglie fasi costruttive allineate su un periodo di circa cinquecento anni.
La grande struttura conserva tracce murarie del IX secolo e si completa nelle torri di epoca aragonese.
Dopo un restauro lungo e costosissimo, terminato appena qualche anno fa, la meravigliosa testimonianza della gloriosa Contea di Calvi è chiusa e messa sotto lucchetto, con buona pace dell’erba e dell’abbandono che stanno risucchiando persino le nuove strutture in costoso plexiglass. A duecento metri più a sud, nella Calvi di epoca ausone, il più antico teatro romano d’Italia, giace tra lamiere, ruggine e lucchetti.
E pensare che ci troviamo nella terra di rosari elettorali, sgranati sempre con la farfugliata promessa di un “rilancio delle bellezze archeologiche del territorio”.

di Salvatore Minieri

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