«Come tanti della mia età (42 anni ndr), ho iniziato a trascrivere le mie emozioni sulle pagine di un blog. Ogni volta inserivo elementi di scrittura creativa, ma mi rendevo conto di quanto quello spazio, per me, fosse troppo piccolo. Devi sapere che sono un logorroico sia nella vita sia nella scrittura… Avevo bisogno di raccontare qualcosa di più articolato, complesso. Un giorno ho acceso il pc e ho descritto un risveglio. Il mio romanzo inizia così». Queste le parole di Christian Coduto, autore di Spalla@Spalla, libro fresco di stampa, a cura della Milena Edizioni. «Da quel momento, tutto è venuto da sé, spontaneamente: i personaggi del testo hanno preso vita, si sono liberati dei limiti che io stesso avevo loro imposto e si sono resi indipendenti. Senza accorgermene, mi sono ritrovato tra le mani un romanzo di oltre 500 pagine che, con l’editing e i successivi controlli, è diventato il libro che sto presentando».

Christian crede molto nei valori veri della vita: «Volevo raccontare una storia che facesse arrivare, a un potenziale lettore, l’importanza che gli amici hanno nella mia vita. Un poco prima di iniziare la stesura di Spalla@Spalla era terminata una storia d’amore che mi aveva fatto stare malissimo; l’idea di scrivere qualcosa di triste, però, l’ho rifiutata sin da subito. Sarei stato eccessivamente pessimista e, probabilmente, poco reale».

Carlo e Luana sono i protagonisti principali; c’è Christian in loro, ma anche in tutti gli altri: «Con Carlo, condivido il fatto di essere diabetico e biologo, ma Luana è insofferente nei confronti del genere umano come me quando guido in mezzo al traffico. Ma mi rivedo anche in Riccardo, che è la quintessenza del romanticismo».

Carlo e Luana sono due ragazzi omosessuali che convivono in un condominio. Hanno personalità e vite totalmente differenti, ma si vogliono bene perché il loro rapporto di amicizia è fondato sulla sincerità. «Volevo raccontare una storia che non cadesse nei soliti luoghi comuni: quanto può giovare descrivere le lesbiche come delle persone brutte e cattive e i gay dei nullafacenti che spendono buona parte del loro tempo a fare shopping nei centri commerciali? Sono cose limitate e limitanti, che non aiutano di certo la causa. Sono omosessuale e quando mi ritrovo nelle sagre del cliché (al cinema, a teatro, in editoria) mi arrabbio perché non mi ci ritrovo per nulla: io pago le tasse, ho amici con cui condividere una serata tranquilla, ho molto hobby e ho piccoli e grandi problemi da affrontare come tutti gli essere umani. Ho provato a dare un’alternativa a un’immagine spesso sbagliata della realtà omosessuale. Spero di esserci riuscito».

di Teresa Lanna

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018