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L’amore per la boxe, le influenze classiche e islamiche, in un’arte che indaga il bianco e nero dei luoghi, e che oscilla dall’action painting alla comunione tra scultura e pittura.

Omar Hassan è in mostra fino al 28 marzo al PAN Palazzo delle Arti Napoli, con diversi lavori realizzati ad hoc per Napoli. La mostra è curata da Maria Savarese, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, con la Fondazione Alberto Peruzzo, la Prometeo Gallery di Ida Pisani e la Fondazione Cavaliere del Lavoro Alberto Giacomini, e con il coordinamento tecnico-organizzativo di Editori Paparo.

Artista milanese ed ex pugile, nato nel marzo del 1987, Omar si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Brera, studia con Alberto Garutti, esordisce a 23 anni a Milano a Fabbrica Eos e partecipa invitato da Vittorio Sgarbi nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia.

Si muove artisticamente tra l’Italia, l’Inghilterra e l’America, ma non dimentica l’appartenenza ai luoghi della sua adolescenza. Per metà egiziano e per metà italiano, Omar racconta la bellezza della periferia, come luogo fatto di forti identità e senso di appartenenza. Ogni periferia – racconta Omar – contiene un suo codice, una sua dimensione, e persone ed abitudini che ritroviamo ad ogni ritorno. L’opera “Quartiere” è la sintesi di questo concetto, è una mappatura dei quartieri di Napoli, sviluppata in bianco e nero e realizzata con i tappi delle bombolette spray. L’opera rappresenta l’uguaglianza di bellezza dei quartieri. “È una mappatura nella quale i quartieri sono tutti ugualmente belli, dove il singolo colloquia con l’insieme, dove in sintesi regna l’eguaglianza.”

La nuova serie ‘Breaking Through Black” realizzata appositamente per Napoli, fa parte della serie Breaking Through nella quale l’artista propone una tecnica mista su grandi tele di 2 metri di base, dove la pittura diventa gesto e il gesto lascia il segno sulla tela. Omar celebra la boxe, arte nobile, e prende a pugni la tela come durante un incontro sul ring. Il colore colpisce la tela e qui vi stanzia. “Il pugilato è la metafora di vita per eccellenza – dice Omar Hassan – ognuno di noi ha le sue croci e deve rialzarsi dopo essere stato in un angolo, e combattere”. Alcuni video testimoniano il momento creativo, il corpo a corpo tra Omar e la tela.

Nella serie Time Lines le tele rappresentano il muro di lavoro nello studio dell’artista, che da anni ricopre le pareti con della tela, come fosse tappezzeria, segnando la data di quando viene montata bianca e la data di quando la toglie completa: “è il desiderio di tracciare il tempo per dare importanza a tutto ciò che si colloca dietro le cose”.

Dalla cultura della street art nascono le opere della serie “Injections”, mentre completa le sale la grande installazione fatta di 46 comignoli, che rimandano al focolare domestico, all’esperienza, alle voci e degli odori delle case che si spingono attraverso i comignoli verso l’alto, verso il cielo.

Di grande impatto la presenza nei lavori dei guantoni da boxe realizzati come grandi sculture, di Veneri e della Nike di Samotracia che colloquiano con tele coloratissime, in un dialogo fatto di frapposizione ed inclusione, di comunione delle arti, di simbologie classiche ed islamiche.

Il sorriso soddisfatto al termine del vernissage, la bella presenza scenica di Omar che riempie l’aria. L’artista non si risparmia, si lascia fotografare e spiega il concetto della sua arte. Che non è solo colore, o bianco e nero, o veneri che si sposano con le tele, ma è anche un’arte fatta di significati, di concetti, dietro cui c’è lo studio. C’è il rigore del concetto dei suoi maestri e dei pittori che Omar ha amato.

di Mina Grasso

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