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Lo aveva preannunciato nelle campagne di sensibilizzazione, SOS Méditerranée. Aveva legittimamente allarmato: l’estate è dei naufragi.

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Cinque soccorsi in meno di 24 ore

Il 24 luglio, intorno alle 10, la prima comunicazione di salvataggio: 87 persone trovate a largo delle coste libiche, totalmente prive di dispositivi di salvataggio navigavano su un gommone sgonfio. Quasi la metà era composta da minori non accompagnati.

Dopo poche ore, un’altra comunicazione da parte dell’Ocean Viking segnala il soccorso di un gommone artigianale, ancora in acque libiche, di 108 sopravvissuti. Ci sono bambini e bambine al di sotto dei cinque anni. Tutti e tutte sono denutriti/e, disidratati/e, bruciati/e dal sole di un’estate infernale.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, Alarm Phone, la linea d’emergenza in mare, segnala alla nave di salvataggio la presenza di un gommone sgonfio a 37 miglia: sono soccorse 73 persone, tra cui un bambino di 1 anno.

A distanza di poche ore, concorrono due ulteriori operazioni di soccorso, una barchina in vetroresina e un gommone decadente: attualmente ci sono 387 persone a bordo dell’Ocean Viking, 387 persone sopravvissute. L’estate sarebbe dei naufragi, se non fosse per chi salva vite in mare.

Sembrano numeri da collezione, record da registrare, ma è il tentativo di portare attenzione a uno dei fenomeni più gravi del nostro tempo. I naufragi in mare sfuggono al controllo sfuggendo, spesso, alle possibilità di salvataggio. Ci sono centinaia di persone che ogni ora provano a fuggire da retroscena disastrosi, una volta giunte alle coste libiche.

SOS Méditerranée, insieme a tante altre realtà che hanno fondato equipaggi per il soccorso in mare, operano quotidianamente non solo nella pratica estrema del recupero di chi sopravvive ai naufragi, ma ancora per sensibilizzare la comunità, presentando chiaramente dati, immagini, testimonianze di una realtà troppo violenta per essere silenziata.

Il mare, come pochi elementi naturali, cancella e non lascia molte tracce, né rumori. Ma le scie portano con sé i resti di chi non ce l’ha fatta, il peso di due braccia che hanno provato a nuotare senza forza, la disperazione di esseri umani i cui problemi non sono trattati con dignità.

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