Il sogno americano dello chef Salvatore Marcello

Chef Salvatore Marcello

Salvatore Marcello, chef di Castel Volturno, lo scorso anno da Ginevra volle mettersi in gioco sfidando la Grande Mela e principalmente se stesso, nonostante la giovane età. Lo abbiamo chiamato oltreoceano per conoscere l’andazzo di questo suo sogno americano in una città unica e speciale come New York, nella quale lavora senza dimenticare le sue origini, anche e soprattutto in cucina.

Com’è stato l’impatto americano? Raccontaci come hai iniziato questa esperienza.
«New York è una città che non si ferma un secondo e arrivando da Ginevra, città molto tranquilla, il primo impatto sarebbe potuto essere fatale. Il feeling però è stato immediato. Ho cominciato a fare eventi privati e allo stesso tempo mi sono messo alla ricerca di un’offerta di lavoro che sposasse le mie caratteristiche, i miei valori, i miei saperi, i miei sapori. Attraverso contatti o semplicemente inviando curriculum ho cominciato ad incontrare ristoratori, chefs e persone in qualche modo implicate nel settore ristorativo a tutti i livelli fino ad incontrare Amy, una “cacciatrice di talenti” che ha creduto realmente nelle mie capacità. Mi ha dato l’opportunità di lavorare al “Mamo”, un ristorante molto rinomato, per il quale oggi sono executive chef. Sono fiero di essere il capo di un team professionale, multietnico e variegato che ogni giorno si mette in discussione e cerca di migliorarsi».

 

 

Puoi esprimere pienamente la tua cucina italiana? Gli americani accettano questi gusti diversi?
«New York ha 8,5 milioni di abitanti e 25.000 ristoranti. Circa il 50% di questi locali chiude prima dei 5 anni di vita: ciò significa che il mercato e la richiesta vanno attentamente analizzate. Noi stiamo proponendo la mia idea di cucina che si incastra bene nel mercato newyorkese e che si sta evolvendo per esserne sempre più protagonista. Sto crescendo molto e ogni giorno oltre alla spinta della mia passione, c’è la spinta della concorrenza e di una città che domani non è mai come oggi».

Cosa ti manca della tua terra? L’America rappresenta ancora una grande occasione oppure questa storia è solo una “favola”?
«Della mia terra mi mancano la famiglia, gli affetti; non mi mancano i problemi, mi mancherebbero molto più le soluzioni ai problemi, non mi mancano le lamentele della gente ma il loro calore, quello sì! Io non sono scappato: un po’ di anni fa ho iniziato un percorso che oggi mi ha portato qui felice e innamorato. Nel mio cammino non ho mai smesso di guardare alla mia terra e portarla con me: mi manca la semplicità con la quale si vive e si fa fronte ai problemi ma, per favore, non abituatevi a ciò, perché è li che si blocca l’evoluzione di un popolo, lo sviluppo di una terra che ha bisogno di ripartire. Solo se chi la vive diventa l’ingranaggio può ricominciare a muoversi verso giorni migliori. Sono anche molto fortunato perché ho accanto a me Frenchie: una donna americana fantastica ed estremamente intelligente, nata e cresciuta a New York con origini italiane. Mi riempie la vita, mi ama, mi sostiene e mi accompagna passo passo nella scoperta di questo nuovo mondo. Io da parte mia ci metto mente aperta, amore, zero voglia di lamentarmi e prospettive professionali rosee. L’America può rappresentare una grande occasione, ma qui come altrove la grande occasione la devi cercare e per riuscire a trovarla devi essere umile, rispettoso, pronto al sacrificio, lavorare il doppio e correre più degli altri».

di Tommaso Morlando

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017

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