“Smith e Wesson”: lo spettacolo di Baricco debutta al Campania Teatro Festival

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Debutta al Campania Teatro Festival presso il Teatro Politeama di Napoli, lo spettacolo “Smith & Wesson“, in lingua francese con sovratitoli in italiano. Testo, adattamento e regia di Alessandro Baricco con Christophe Lambert, Laurent Caron, Lio, Lou Chauvain.

I protagonisti di questa pièce teatrale sono Tom Smith e Jerry Wesson, due personaggi che vivono di piccoli espedienti. Divisa in due atti, lo spettacolo è ambientato nel 1902 nei pressi delle cascate del Niagara, dove i due si conoscono: il primo, Smith, è un aspirante meteorologo che ipotizza di prevedere le condizioni meteorologiche future, dalle statistiche che man mano annota sul suo taccuino.

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Il secondo, Wesson, è un personaggio particolare: sopraffatto dall’ombra di un padre pescatore diventato eroe per aver salvato persone dal fiume, è anch’egli pescatore, ma di corpi di persona che si suicidano gettandosi dalle cascate.

Una sera, a casa Wesson, si presenta Rachel Green: giovane giornalista di 23 anni a cui, dopo essersi ribellata al suo capo, viene affidata la copertina del giornale a patto di scrivere un articolo mozzafiato, tutto suo. La giovane ha bisogno, dunque, di un’esperienza realmente vissuta da poter raccontare. Chiede l’aiuto dei due per l’idea che le avrebbe cambiato la vita: effettuare il salto dalle cascate del Niagara ed uscirne viva, come mai nessuno prima di quel momento.

I compiti vengono divisi: Smith prepara una botte nella quale chiudere la giovane in sicurezza, mentre Wesson aveva il compito di recuperarla una volta arrivata giù. Tutti sognano di farlo, nessuno ne esce vivo. Ma la voglia di creare una storia memorabile per farsi ricordare nel tempo, è sempre più forte. Le cose, però, non andranno come si era progettato.

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«Ora riassumo: ci aspettavamo molte cose dalla vita – dice Alessandro Baricco – non abbiamo fatto nulla di buono, scivoliamo a poco a poco verso il nulla, in un buco sperduto dove una splendida cascata ci ricorda ogni giorno che la miseria è un’invenzione umana e la grandezza è il corso naturale del mondo».

Uno spettacolo che sfida l’impossibile, mettendo in luce le fragilità dell’essere umano. Quante cose rincorriamo a vuoto per raggiungere l’eternità? Quante, invece, le cose che perdiamo nel frattempo? Numerose domande, poche risposte che si perdono nell’oblio di una tragica fine. E, alla fine, quel che resta è solo il ricordo.

Ricordare ciò che non possiamo più toccare, ciò che poteva essere vissuto stroncato dall’ingenuità degli anni. E di sottofondo una musichetta che accompagna la vita e che ritorna, fino alla fine. Un plauso va di certo a Lio che, nelle vesti della Signora Higgins (proprietaria di un albergo nei pressi delle Cascate), fa la sua prima apparizione alla fine dello spettacolo con un lungo monologo incanta il pubblico.

Come una maga compone tutti i tasselli, li racconta incarnando lo scrittore stesso, con una forte potenza scenica, e allo stesso tempo delicata eleganza, tale da portare lo spettacolo dritto verso il tragico epilogo. Quella di Baricco è stata una regia geniale, con forti colpi di scena, che hanno portato lo spettatore all’interno di gioie violente che non potevano non avere una violenta fine.

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