“Smettetela di farci la festa”: la condizione della donna nella società

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«Smettetela di farci la festa» è il titolo del noto romanzo scritto da Stefania Spanò, in arte Anarkikka, illustratrice, autrice, vignettista e soprattutto femminista.

Già attraverso il titolo, si evince in modo chiaro ed evidente il tema portante del libro: la condizione della donna all’interno della nostra società. Stefania ci racconta storie di violenza concentrandosi sul come essa viene raccontata, utilizzando spesso parole sbagliate che capovolgono la situazione facendo passare il carnefice per vittima.

E quindi si tratta del tema del femminicidio, della violenza, della disparità di genere, della discriminazione, mostri che ogni giorno distruggono le donne. Inoltre, si è visto come il lockdown dell’ultimo anno abbia fatto emergere questi problemi e di come a causa dello stesso, questi siano aumentati.

Prima tra tutti la violenza domestica, in Italia 1 donna su 3 è vittima di violenza, spesso da parte del proprio partner.

Il revenge porn, poi, è un’altra faccia dell’abuso sessuale. È l’atto di condividere e rendere pubbliche immagini e video sessualmente espliciti senza consenso. Da sempre ignorato, nel 2019 entra finalmente all’interno del Codice Rosso, una legge della Repubblica Italiana a tutela delle donne.

Lo slut shaming, neologismo utilizzato per definire l’atto con cui si colpevolizza la donna per determinati comportamenti. Il modo di vestirsi o di porsi all’altro in modo sessualmente provocante diventa, secondo questo pensiero, una giustifica per colui che commette violenza.

«Se l’è cercata», «È stato solo un raptus», frasi che, come evidenzia Stefania, fanno più male della violenza stessa e troppo spesso vengono pronunciate nei tribunali.

Ancora il gender pay gap, che evidenzia come la differenza salariale tra uomo e donna rappresenti uno dei tanti volti della violenza di genere.

Una donna su due non lavora, su dieci dirigenti solo una è donna, il 98% di chi ha perso il lavoro nel 2020 secondo l’ISTAT è donna. Lo stipendio di una donna è più basso del 39% rispetto a quello dell’uomo. Il tasso di occupazione femminile è fermo al 67,3% mentre quello dell’uomo è 79%.

E allora cosa c’è da festeggiare? Il vero otto marzo è ancora lontano. Il percorso è ancora tanto lungo e purtroppo ancora condiviso da pochi. Oltre alle mimose, ciò che le donne vorrebbero realmente ottenere è parità, rispetto, attenzione.

Allora si potrà parlare di Giornata Internazionale delle donne, solo quando le piccole conquiste quotidiane diventeranno grandi. Le donne non smettono di lottare e continueranno a farlo per aggiungere ogni giorno nuovi tasselli e per farsi spazio in una società ancora fortemente patriarcale.

Ah dimenticavo un dato: le donne giornaliste sono la metà della categoria, ma solo al 20% di loro è concessa la prima pagina.

di Ludovica Palumbo

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