Nel giugno 2016 l’Istituto Superiore di Sanità e la Procura di Napoli Nord stipularono l’accordo di collaborazione scientifica per lo studio dell’impatto sanitario provocato da smaltimenti controllati ed abusivi di rifiuti nei 38 comuni dell’ampio territorio, tra le province di Napoli e Caserta, denominato “Terra dei fuochi” e caratterizzato dalla enorme presenza di siti di smaltimento illegale dei rifiuti.
Con la pubblicazione della relazione conclusiva si è avuta la conferma di ciò che gli studi di vari ricercatori aveva già evidenziato. A tal proposito abbiamo sentito il dottor Vincenzo Petrosino, chirurgo oncologico della ASL di Salerno, autore di diversi studi sulla presenza di inquinanti ambientali in pazienti oncologici nei quali si segnalava l’aumento delle patologie tumorali legato allo smaltimento illegale dei rifiuti tossici.

Cosa hanno evidenziato questi suoi studi?

«Nel primo studio pilota parlavamo, credo per la prima volta al mondo, di tumori testa – collo che, insieme a patologie tiroidee, mostravano interessanti aspetti correlati all’ambiente. Con molta sorpresa, dall’analisi della bibliografia mondiale, mi accorsi che un altro gruppo europeo aveva raggiunto risultati quasi simili. Nella scienza una rondine non fa primavera due però iniziano a far riflettere. Nel secondo studio verificammo che su 10 pazienti affette da tumori mammari c’erano alte concentrazioni di metalli, e quindi, in accordo con vari altri studi, ipotizzammo un legame tra gli elevati livelli dei metalli pesanti e la progressione del cancro della mammella con ridotta sensibilità al trattamento farmacologico».

Questi studi erano conosciuti dalle autorità di governo. Ma sono stati ignorati, volutamente?

«Nel 2013 mi fu chiesto da una compagine politica di capire quale fosse la situazione in Italia. Ideai così su due piedi un sistema che ebbe molte critiche specialmente da Crocetti dell’Airtum, credendo a torto che volessi sostituirmi al registro tumori (un mostro sacro lento, ma intoccabile). Io invece cercavo un metodo veloce per avere una spia che consentisse di poter poi andare a verificare su quel territorio i dati sospetti indagando sulle patologie di probabile causa ambientale. Richiedemmo alle ASL le esenzioni annuali per patologia divise per sesso, età e comune di appartenenza. Le patologie richieste erano: 48 differenti tipi di tumori, asma, ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroidite di Hashimoto, neonati prematuri, Alzheimer, Parkinson e diabete, queste ultime principalmente per un controllo dati. In alcune regioni chiedemmo anche le esenzioni per invalidità, reddito ecc. per valutare anche la situazione legata agli stili stile di vita. I risultati confermarono la necessità di indagini di tipo clinico, così avviai un inedito progetto di ricerca sul dosaggio dei metalli pesanti e dei PCB (policlorobifenili) nel sangue ed in altre matrici biologiche. Nel corso di tre anni, su volontari residenti da almeno 10 anni in aree di riconosciute criticità ambientali fra Campania e Basilicata, sono state analizzate presenza e variazioni di 14 metalli pesanti e 12 PCB in malati di cancro, tiroiditi ed altre patologie correlate. I metalli pesanti, presenti in sospensione nell’aria, e i PCB appartengono a più di una criticità. A me interessava capire se alcune sostanze, riconducibili a generiche attività umane dolose e colpose, potessero essere presenti in ammalati di cancro, di tiroide e di altre patologie stabilendo che essere a contatto con determinate sostanze poteva generare una serie di conseguenze anche gravi per il genere umano determinando così un’universalità e non la specificità. Dalle analisi e dalle numerose ricerche condotte in Campania, specialmente negli ultimi anni, non credo che si possa dubitare sul fatto che alcune sostanze possano indurre effetti negativi sul corpo umano, includendo la loro azione sul DNA umano e la loro azione come interferenti endocrini. Credo, come ho sempre scritto, che stiamo cambiando le generazioni future. Comunque, solo agendo oggi prontamente, potremmo avere miglioramenti visibili tra 20 anni».

Se in questo momento avesse davanti il presidente della Regione Campania o il primo Ministro Dragi, che cosa si sentirebbe di dire ad entrambi?

«Che la scienza va ascoltata e seguita, non la mia o la tua, ma quella in genere, la bibliografia va letta, che bisogna cambiare rotta e che la nostra terra non può più sopportare alcune cose. La crisi dei rifiuti campana è una crisi completamente ‘dimenticata’ e forse volutamente ignorata con tutte le devastanti conseguenze per la salute della popolazione. Per invertire questa tragica tendenza sono necessari passi e azioni per garantire delle soluzioni efficaci a differenti livelli quindi non solo ambientali ma soprattutto politici. Gli incompetenti, negazionisti, raccomandati di cui si sono circondati non prestano attenzione a cosa hanno scritto altri ricercatori nel mondo. Ho sempre avuto la sensazione, leggendo tante ricerche, che tutto poteva e doveva essere chiaro a molti da tempo».

Quali dovrebbero essere allora le prossime mosse?

«Bisogna abbandonare l’era delle misure e dei controlli e degli sforamenti e centraline. Qui bisogna agire con chi può e sa farlo. Il progresso non può mai avere un prezzo, bisogna pensare diverso, cambiare il mondo dell’economia. Bisogna seriamente pensare di investire in serie bonifiche. Abbiamo smaltito in modo colposo e doloso di tutto e continuiamo a farlo. Non è un no al progresso ma uno stop per prendere decisioni e dare soluzioni. Io non sono un ambientalista – sembra una brutta parola – sono solo uno che è stato fortunato, ha potuto guardare un vasto orizzonte di cose e non ho dubbi. Vivere dove ci sono alcune criticità non potrà mai fare bene. L’organismo umano reagisce sempre con l’ambiente in cui vive. Oggi, c’è una maggiore sensibilità sugli impatti dello smaltimento illegale e dell’incendio dei rifiuti e dobbiamo solo sperare che la capacità della società civile e della scienza possa influenzare i cambiamenti delle politiche ambientali: in Italia c’è ancora spazio, almeno si spera, per grandi cambiamenti in termini di prevenzione delle future ingiustizie ambientali».

di Bruno Marfé Gabriella Marfè

TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021

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