Siria, i cittadini contro il presidente Assad: “Non migliora le condizioni dei siriani”

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Le elezioni, nel senso generale del termine, indicano il diritto dei cittadini di esercitare la propria scelta elettorale liberamente e democraticamente, affinché una persona designata possa ricoprire un ruolo ufficiale. Esse sono il mezzo attraverso il quale le persone partecipano attivamente alla cosa pubblica, il che è un diritto fondamentale riconosciuto in tutto il mondo.

Nella mia terra, in Siria, il 26 giugno 2021 abbiamo assistito alle elezioni indette dal leader Bashar al-Assad. L’agenzia SANA (Syrian Arab News Agency) a maggio ha annunciato che il presidente della Corte Costituzionale siriana, Muhammad Jihad al-Lahham, legittimava la candidatura di Abdullah Salloum Abdullah, Bashar al-Assad e Mahmoud Ahmed Marei. Inoltre, la campagna elettorale è iniziata molto tempo prima, violando numerose leggi del diritto costituzionale siriano, le quali regolano le elezioni nel paese.

Come tutti ci aspettavamo, il risultato delle elezioni è stato falsato e Bashar al-Assad è stato eletto, nuovamente. Il presidente dell’Assemblea della Popolazione Siriana, Hammouda al-Sabbahi, ha affermato come il leader dittatoriale abbia vinto con una percentuale del 78.8%, mentre Abdullah Salloum Abdullah e Mahmoud Ahmed Marei hanno ricevuto l’1.5 % e il 3.3 % dei voti, rispettivamente.

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L’opposizione siriana – sin da subito – ha descritto queste elezioni una “farsa”, mentre gli Usa e l’Unione Europea hanno annunciato provvedimenti contro Assad.

Numerose manifestazioni si sono susseguite nel paese per protestare contro i risultati elettorali, e la risposta di Assad è stata molto violenta: migliaia di civili sono morti e mezzo milione di persone non hanno più una casa dove vivere. Le manifestazioni più massicce hanno avuto luogo nella provincia di Idlib, controllata e amministrata dall’opposizione siriana, la quale ha commentato le ultime elezioni come “l’ennesimo omicidio alla repubblica”.

Diversi ministri degli Esteri, tra cui quello francese, tedesco, italiano e statunitense, hanno rilasciato una nota congiunta in cui hanno espresso l’illegittimità delle elezioni, indette senza la supervisione delle Nazioni Unite.

Le principali accuse rivolte al leader siriano, che governa da ormai 21 anni nel paese, sono l’illegittimità della sua nomina, oltre alla manomissione dei risultati elettorali. Attualmente i siriani stanno assistendo, nuovamente, ad una frode politica e ad uno stupro alla democrazia nazionale: non si può parlare di elezioni legali in un contesto del genere, dove la metà della popolazione è sfollata e l’altra metà è sotto la morsa dell’oppressione di al-Asad.

Se Bashar dovesse morire alla medesima età del padre, Hafez, governerebbe per altri 20 anni in Siria, ed è probabile che il figlio sia già pronto a sostituirlo.

Basti pensare che il governo degli Assad è molto più vecchio di alcuni paesi nella regione del Bilad al-Sham. Alcuni di questi paesi, come la Giordania, sono delle monarchie, ovvero il potere centrale è ereditario; ma nonostante ciò, esse riescono a coniugare il loro potere con quello del popolo, lavorando per permettere una realtà migliore e più democratica.
In Siria, invece, la dolce speranza del cambiamento politico e sociale è mantenuta viva dalle piccole realtà governative, nate come reazione al governo centrale di Damasco. I siriani li chiamano “Regimi reazionari” e sono considerati assolutamente migliori del governo Assad, ovvero una finta repubblica caratterizzata da potere ereditario, militare e intelligence.

In conclusione, spero ci siano delle nazioni che prendano una netta posizione contro il regime siriano, ponendo fine a questo massacro che dura ormai da troppo tempo. Bashar al-Assad non è un leader legittimo e la sua politica, supportata da Iran e Russia, non permette di migliorare le condizioni dei siriani. Il popolo reclama un cambiamento, ora. “Noi non lo eleggeremo”.

di Khaled e Arab_Ita

 

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