“Sinuessa”, l’eredità di Cesare raccontata da Luigi Crimaco

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Ambientato tra la fine della Roma repubblicana e l’avvio del grande primo secolo imperiale, il romanzo storico a firma di Luigi Crimaco, archeologo romano e attuale direttore del museo civico archeologico di Mondragone, racconta il patrimonio culturale di Sinuessa, antica colonia romana che sorgeva sul Litorale Domitio.

Un viaggio nel passato, tra gli scenari, i paesaggi e le tradizioni di quello che, in età antica, era considerato uno dei crocevia più significativi della civiltà dell’Urbe. «Sinuessa era una città viva, caratterizzata da una florida economia e con una posizione di grande privilegio, grazie al terreno fertile e alla prossimità al Tirreno», ha dichiarato Luigi Crimaco.

«Fino a quando non sono arrivati tutti i problemi che hanno causato la caduta dell’Impero, dopo la quale, la popolazione di Sinuessa, si disperde nelle campagne fino al momento dell’incastellamento, sulla collina del Monte Petrino».

La narrazione del romanzo è incentrata sulle vicende del protagonista, il duoviro Lucio Papio informareonline-sinuessa-2Pollio, la cui quotidianità, all’ombra del Massico, tra le vigne del Falerno, viene sconvolta dal riemergere di un segreto che credeva aver sepolto. Un segreto risalente al 44 a.C, alle Idi di Marzo, quando Caio Giulio Cesare venne ucciso in una congiura. Lucio, sorpreso in sogno dal dictator, viene invitato da quest’ultimo a rivelare a tutti la verità sul suo agguato o il suo sacrificio per Roma sarà stato vano. Parole, quelle pronunciate da Cesare, che fanno appello alla coscienza di Lucio, che quella verità la conosce bene, ma che, per scampare alla morte, custodisce questo segreto con sé e si allontana da Roma. Tra archeologia e storia, il racconto si sviluppa attraverso le voci e le storie di personaggi come Marco Antonio, Cleopatra, Cicerone e il giovane Ottaviano.

Vite che si susseguono in luoghi estremamente significativi, pregni di storia e cultura e che, per giunta, sono stati realmente abitati da quelle personalità.

Inoltre, molti di questi, corrispondenti al toponomastico moderno nella zona Flegrea e Vesuviana, sono gli stessi territori divenuti protagonisti di alcuni degli scavi condotti dall’archeologo Crimaco, di cui, dunque, si configura come profondo conoscitore. «Tutte queste zone, Volturnum, Minturnae, Suessa Aurunca, sono contenitori di una storia umana che vanta un patrimonio di 40mila anni», ha continuato lo studioso romano. «Luoghi che dovrebbero essere preservati, amati e non tenuti nelle condizioni di abbandono e degrado in cui sono lasciati».

Raccontare le bellezze portate in grembo dalla storia è una delle prerogative dell’archeologia, la quale, attraverso l’interpretazione di un territorio, riesce a ripristinare l’eredità del passato.

Un’eredità dal valore inestimabile nella quale sono rinvenibili le origini della civiltà contemporanea, che spesso ignora la responsabilità di preservare e tramandare il patrimonio valoriale di cui è dotata. «Non è possibile vedere ulivi del ‘700 sparire in un soffio, sotto le fiamme. Spariscono gli ulivi, sparisce la storia dell’uomo e questo non è giusto», dichiara Crimaco, commentando l’indifferenza che le amministrazioni locali riservano alla conservazione dei beni culturali. «Non è giusto, né per noi né per le generazioni future, che hanno lo stesso nostro diritto a conoscere le bellezze dei nostri territori».

Un racconto, quello di Sinuessa, l’eredità di Cesare, che apre un varco nella Roma Repubblicana, concedendo al lettore uno scorcio privilegiato nelle radici della stessa cultura occidentale e nei valori di democrazia e uguaglianza su cui è fondata.
«La Repubblica romana aveva un sistema che, se consideriamo il secolo in cui si sviluppa, può essere considerato all’avanguardia. I romani sono stati capaci di creare quello che noi oggi disperatamente tentiamo di fare: gli Stati Uniti d’Europa. Loro hanno riunito tutto il mediterraneo, in un impero con moneta ed esercito unico. Tutti erano considerati cittadini romani indipendentemente dal colore della pelle e, in egual misura, avevano diritto ad essere difesi da quelle stesse legioni».

di Carmelina D’Aniello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

 

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