Simone Schettino: «Giù le mani dai prodotti italiani»

Simone Schettino

Intervista al regista e protagonista di “Made in China Napoletano”

 

Piccoli uomini in giacca e cravatta che vogliono imporre il loro monopolio non solo sul mercato ma anche sui sentimenti altrui, decidendo a tavolino chi debbano sposare e anche quando. Pensando che con una ventiquattrore piena di soldi si possa comprare tutto. Ma Vittorio (Simone Schettino, ndr) non ci sta e si ribella, conservando la propria napoletanità e, soprattutto, la propria dignità.

Questo (e molto altro) in “Made in China Napoletano”, il film che per la prima volta vede il comico partenopeo in veste di regista (oltre che protagonista) e che fa letteralmente morire dal ridere. Ci sono, però, moltissimi spunti di riflessione, che volutamente la pellicola offre, così come gli spettacoli teatrali che Simone Schettino porta in scena da anni in veste di fondamentalista napoletano, l’appellativo con cui è diventato famoso. In primis, l’attenzione sulla delicata questione della contraffazione delle merci e dei prodotti italiani. «Buona parte dei prodotti che arriva dall’estero non ha nessun controllo, quindi bisogna fare molta attenzione a ciò che mettiamo in tavola, anche perché oggi l’alimentazione è la prima causa al mondo di malattie mortali», afferma Schettino. C’è poco da scherzare, quindi. Anche se l’ironia è lo strumento più efficace che un comico utilizza per lanciare messaggi profondi e incisivi. E Simone la usa in maniera magistrale. Nel film interpreta un negoziante di giocattoli che contrasta il fenomeno della contraffazione, sempre più dilagante e pericoloso per la salute di grandi e piccini, oltre che per il mercato italiano. «Il rischio è che buona parte delle merci importate siano fabbricate con materiale scadente. E allora, è doveroso lanciare l’allarme». Poi torna sull’alimentazione: «Se sulla mia tavola ci devono essere prodotti che arrivano da migliaia di chilometri di distanza, sostituendo la mozzarella di bufala campana dop prodotta da un caseificio garantito oppure il pane comprato dal panificio sotto casa mia, non oso pensare cosa potrebbe accadere. Di sicuro, andando avanti di questo passo, se non c’è una sterzata, la piccola e media impresa scomparirà definitivamente».

 

 

Poi continua: «Noi siamo quelli che hanno resistito alla pasta surgelata in busta, per questo dico che la difesa deve partire proprio dal nostro territorio. Tra l’altro noi apriamo le porte a tutto ciò che viene da fuori: sushi, kebab… Però salsiccia e friarielli, parmigiana di melanzane, casatiello stanno sempre al primo posto (ride, ndr). Quindi non chiudiamo le porte a nessuno, però facciamo in modo da non doverle chiuderle forzatamente queste porte», conclude.

Nelle parole di Schettino emerge un forte legame con la sua terra d’origine: «Mi auguro che, nel corso del tempo, non si perda il meridionale nella sua peculiarità, insita nel modo di vestire, camminare… perché in tal modo potremo essere ancora distinguibili, in positivo e in negativo», afferma. «Oggi assistiamo sempre più ad una massificazione e standardizzazione della società, per cui mi auguro che un domani non apparteniamo semplicemente alla razza umana, diventando tutti uguali. Il mondo sarebbe meno colorato».

Poi torna sui prodotti: «Spero che un giorno non si arrivi ad accettare tutto quello che viene da fuori, non perché costretti, ma perché da noi non si produrranno più le eccellenze territoriali che tutto il mondo ci invidia. Che senso avrebbe viaggiare se un giorno il mercato avrà globalizzato tutto? Guai se un domani dovessimo festeggiare l’anno del dragone e, contemporaneamente, togliere il presepe dalle nostre case».

Non manca un riferimento diretto al fim, che gli ha permesso di togliersi una piccola soddisfazione: «In “Made in China Napoletano” non è rappresentata la malavita, per scelta personale. Quando sento dire che si fanno film o si scrivono libri per sensibilizzare l’opinione pubblica su tale problematica, io rispondo che sono settant’anni che ci si prova e non è cambiato assolutamente nulla. È un business e basta. E allora, per i miei gusti personali, ho preferito non affrontare per niente l’argomento. Sono stanco di sentir dire: “Ma noi lo sappiamo che c’è altro oltre la malavita”. Beh, allora, col mio film, io vi ho fatto vedere “l’altro”. Perché davvero non ne potevo proprio più».

di Teresa Lanna

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.