“Una va a teatro per distrarsi e invece…”

E invece. Due parole ironiche che condensano il senso di un’opera dal sapore dolce amaro.
“Si nota all’imbrunire” è una commedia scritta e diretta da Lucia Calamaro, andato in scena al Comunale di Caserta, che ha avuto come protagonista Silvio Orlando. Ad affiancare l’antesignano del teatro italiano Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Rendini, Maria Laura Rondanini.

Silvio è un anziano medico che ha perso la moglie da tre anni. Dopo il lutto si è ritirato in un paesino spopolato e lì trascorre le sue giornate passando da una sedia all’altra. Per l’anniversario di morte, i suoi figli e suo fratello decidono di radunarsi in casa di Silvio. Da quel momento la quiete faticosamente ricercata verrà soppiantata da un groviglio di voci.

“Si nota all’imbrunire” è uno spettacolo esistenzialista. La filosofia sartriana echeggia nelle battute dei personaggi ed emerge dai contrasti. “L’inferno sono gli altri”, diceva lo scrittore francese, in questo caso gli altri sono i familiari. E se diventa difficile comprendere il sangue del proprio sangue, sarà impossibile capire gli estranei. La riflessione,  raggiunto il suo acme, viene sempre sgonfiata da una battuta ironica.
Alice, Laura e esprimono a loro modo il disagio dello stare al mondo. L’incomunicabile sensazione di lasciarsi vivere che, in fondo, vivere non è. Vincenzo, invece, è manifestazione dello scontro generazionale tra padre e figlio che si rinnova costante epoca dopo epoca. Forse oggi il tema è ancora più sentito poiché con l’avvento della tecnologia, i genitori si trovano a vivere in un mondo stravolto rispetto a quello della loro gioventù, e per mancanza di strumenti continuano a decodificarlo con metodi vecchi. I giovani, al contrario, sono nativi digitali. Ciò crea uno sfasamento nella concezione della realtà e porta all’incomprensione.

Silvio vive beato nella solitudine. E quasi come in un universo solipsistico interpreta i casi della vita alla base delle sue esigenze. Il colpo di scena finale, in cui ci si accorge di aver assistito ad un sogno delirante del protagonista, conferma la sensazione di aver visto un Silvio cardine intorno a cui gli attori hanno ruotato.
Alla commemorazione il protagonista non sarà accompagnato da nessun familiare. Allora ecco spiegato il delirio onirico e i caratteri indecifrabili in esso espressi. Una manifestazione scatenata dalla frustrazione dell’assenza. Tuttavia in sogno tutti volevano bene alla donna defunta. Tutti, figli e cognato. D’altronde i sogni, ridotti all’osso, non sono altro che l’espressione di desideri repressi.

di Marco Cutillo

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