La gente mormora e le cose non stanno come sembrano.

Una parola qua, l’altra là e le cose sono diverse da come le vedi.
Il “si dice” degli altri va compreso perché potrebbe avere ragione su quello che tu dai per visto e provato.

È come se il mormorio, il pissi-pissi, nasca direttamente dal comportamento di uomini e animali e si vada, solo dopo, a mettersi sulla bocca degli altri, senza mediazione dell’intelletto.

La gente quando mormora può avere ragione che le cose non sono come tu le vedi e poi le cose cambiano.

Il seme non è il frutto e neanche l’arbusto che lo sostiene.

Le cose sono in continua mutazione come gli uomini che cambiano idee e fatti ed il seme diventa tronco e poi fiore.

Il gesto più tollerante nella Storia, la Storia con la S maiuscola, è stato fatto da uno che fino a pochi anni prima era definito l’uomo più intollerante. Però dicevamo le cose cambiano ed il seme diventa frutto.

Il 30 aprile del 311 Gaius Galerius Valerius Maximianus, che possiamo chiamare più semplicemente Galerio, imperatore romano ad oriente con il titolo di Primus Augustus, emanò a Serdica, attuale città di Sofia in Bulgaria, un editto con il quale la religione cristiana acquisiva lo status di “religio licita”:

essere cristiano non era più un reato, potevi liberamente pregare e dirti cristiano senza incorrere in alcun tipo di reato.

Finiva una tremenda persecuzione.

L’editto è così importante che gli storici lo antepongono a quello di due anni più tardi a Milano e conosciuto come l’Editto di Costantino, l’imperatore che fu proclamato santo proprio per questo.

Vedete le cose non sono come sembrano. L’imperatore Costantino, a Milano, non si inventò niente, si limitò a dare attuazione più precisa a quello che aveva deciso Galerio.

“Bravo, Bravo, Bravo Galerio!”. Ma le cose non sono come sembrano.
Il punto è che fu proprio Galerio a costruire il sistema di persecuzione nei confronti dei cristiani.

Il 23 febbraio 303, solo otto anni prima, Galerio fece emanare al suo predecessore Diocleziano, nonché suocero, un editto che prevedeva:

1) l’abbattimento delle chiese cristiane e il rogo delle Sacre Scritture;
2) la confisca dei beni ecclesiastici;
3) il divieto per i cristiani di intentare azioni legali collettive;
4) la perdita di carica e privilegi per i cristiani di alto rango che si rifiutassero di abiurare;
5) l’arresto di alcuni funzionari statali in quanto cristiano.

Le cose cambiano, il seme diventa tronco e poi fiore e l’intolleranza di Galerio si trasformò in tolleranza da un editto all’altro.

Tolleranza significa sostanzialmente “sopportare”: è l’atteggiamento di rispetto o di indulgenza nei riguardi di comportamenti, idee o convinzioni diverse alle proprie.

Ma non è una bella parola in sé, per quanto civile: non significa accettare, significa appunto sopportare come se l’altro fosse già il male.

Insomma, siamo sicuri che tollerare è una bella parola? Ed è quella che serve per vivere insieme? Se ci sopportiamo è un bel vivere?
Se è così allora ognuno si stia a casa sua.
Ad ognuno la sua casa di tolleranza.

di Vincenzo Russo Traetto

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019