«Siamo marea che non si fermerà, vogliamo diritti e libertà»

Anche quest’anno, nella giornata dell’8 marzo, il grido di “Non una di meno” porta nelle piazze italiane donne di ogni età.

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  8 Marzo al grido di: “Non una di meno”!

«Siamo marea che non si fermerà,
vogliamo diritti e libertà».

Anche quest’anno, nella giornata dell’8 marzo, il grido di “Non una di meno” porta nelle piazze italiane donne di ogni età: studentesse, lavoratrici, disoccupate, pensionate, tutte accomunate dalla voglia di prendersi lo spazio che le spetta nella società e nella vita. Una giornata ormai snaturata del suo vero significato di commemorazione e di protesta;  trasformata in una festa da chi crede che la parità dei diritti sia stata raggiunta o da chi “se ne lava le mani” regalando fasci di mimose e baci perugina.

Dati Allarmanti: In Italia 1 su 3 è vittima

Intanto, dai dati Istat e del Viminale emerge una situazione allarmante: in Italia una donna su tre (7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni) è stata vittima di violenza fisica o sessuale; ogni anno vengono uccise circa 200 donne, nella maggior parte dei casi dal marito, dal fidanzato o da un ex; 430 mila donne hanno subito molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro. Ugualmente allarmanti sono i dati Eurostat, secondo i quali nelle aziende italiane, il divario salariale a parità di qualifica, carriera e anzianità di servizio, è del 5%. Nel complesso, tutte, almeno una volta nella vita, hanno subito molestie o discriminazioni di genere.

Infatti, le donne non sono ancora libere di uscire senza paura, colpevoli di vivere in un corpo che è oggetto dell’“istinto sessuale” di alcuni uomini. La loro voce spesso non è legittimata nello spazio pubblico, anzi denigrata, e non ha lo stesso valore di quella degli uomini.

8 marzo: Una data di denuncia e riflessioni

L’8 marzo diventa quindi, per i più consapevoli, un’occasione per scioperare contro le diverse forme di violenza che si presentano sistematicamente nella vita delle donne. Ma anche per dare voce a tutte quelle che hanno perso la vita, per colpa della cultura del patriarcato e di uomini violenti. Per colpa di un sistema non in grado di offrire risposte immediate.

In particolare, un sistema che ha offerto come unica soluzione alle discriminazioni le “quote rosa” e che sostiene politiche che boicottano la libertà delle donne. Ad esempio, il tentativo di abrogare la legge 194 sull’aborto, per “sostenere la maternità” e portare a zero le interruzioni di gravidanza; l’emanazione del ddl Pillon che ostacola il diritto di separazione; una legge sulla sicurezza che espone al rischio di violenza soprattutto le donne immigrate. Un sistema che difende la famiglia tradizionale patriarcale e che attacca l’autodeterminazione della donna invitandola a rispettare il suo “ruolo naturale”.

Il corteo partenopeo: Protesta e cultura

«Padri e padroni, governi e chiese, vogliono tutti rimetterci a posto. Noi però al “nostro” posto non ci vogliamo stare e per questo l’8 marzo scioperiamo!» – è infatti una delle tante rivendicazioni che si sentono gridare dal megafono in testa al corteo di Napoli. La manifestazione ha riunito migliaia di persone di ogni genere e nazionalità, arrabbiate e stanche, soprattutto dopo gli episodi di violenza avvenuti negli ultimi giorni sul territorio: lo stupro nella stazione di San Giorgio a Cremano, l’uccisione di Norina Mattuozzo e di Fortuna Belisario per mano dei mariti.

Il corteo rosa è partito da Piazza del Gesù e ha attraversato le vie del centro storico fino a Piazza Garibaldi. Per qualche ora, si è impadronito della città, tra musica, fumi rosa, grida di protesta e manifesti provocatori. Dopodiché, nel pomeriggio, presso l’Università Federico II a Porta di Massa, è stata allestita la “Casa dello sciopero”: un luogo in cui incontrarsi, raccontarsi e sentirsi a casa, per uscire dalla solitudine del timore verso il datore di lavoro, i colleghi o il compagno. La giornata si è poi conclusa con una cena, seguita da cabaret e dj set.

Occasioni come questa sono fondamentali in un paese che mette in discussione la libertà delle donne, che non le tutela e si ricorda di loro solo quando sono vittime ed esclusivamente in quanto tali. Anche per ricordare come non basti stare dalla parte delle donne un solo giorno l’anno ma sia necessario prendere provvedimenti e impegnarsi ogni giorno, per eliminare i soprusi e superare le gerarchie di genere.