Si salvano le banche o i risparmiatori?

Salvataggio di Banca Carige e Decreto “Salva Banche” a confronto.

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Il governo Lega-M5s ha “salvato” Banca Carige (Cassa di risparmio di Genova e Imperia) con un decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 7 gennaio e pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio (record di pubblicazione). Tale decreto ha provocato ire e gioie in quanto, come da buoni tifosi, c’è chi afferma di aver preso le distanze dal passato e quindi aver salvato “letteralmente i risparmiatori” e chi, invece, accusa d’ipocrisia in quanto “ricalca lo stesso modus operandi dei governi precedenti”. A prescindere dal tifo da stadio cui ogni giorno siamo soggetti, c’è la necessità di fare chiarezza e di far emergere le differenze sostanziali fra il vecchio “decreto salva banche di Gentiloni” ed il nuovo “decreto Banca Carige”. In tali situazioni il fattore informazione fa la differenza, poiché precedentemente si affermava che si salvassero le banche, oggi che si salvano i risparmiatori. Proviamo a fare un po’ di chiarezza e ad analizzare quali sono le differenze tra il decreto “salva banche” varato dal precedente governo nel 2016 – duramente criticato a suo tempo dal M5s – grazie a cui sono state “salvate” Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e quello del governo Lega-M5s per salvare Banca Carige.

I due decreti a confronto

Mettiamo a confronto il testo del decreto legge 237/2016 del governo Gentiloni con il testo del decreto legge 1/2019, del governo Lega-M5s su Carige.

Dal punto di vista strutturale e lessicale i due decreti sono sostanzialmente identici. Le compatibilità maggiori fra i due decreti si evincono all’articolo 1 espressamente prevede che «al fine di evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell’economia e preservare la stabilità finanziaria […] il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato […] a concedere la garanzia dello Stato su passività di nuova emissione» della banca in questione.

Il “regalo” fatto a Banca Carige è di circa 3 miliardi, soldi pubblici dati dai contribuenti al di fuori delle somme stanziate dal “Fondo Interbancario di tutela dei Depositi” il cui contributo a tutt’oggi deve ancora essere quantificato. Per convesso il D. L. del 2016 “Decreto Salva Banche”, invece, prevedeva un fondo di 20 miliardi di Euro, ma che era stanziato non per una singola banca, come nel caso di Banca Carige, ma in generale al sistema creditizio italiano. A tutt’oggi della somma di 20 miliardi di Euro ha beneficiato per ordine di importanza: Monte Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Sia nel 2016, che nel 2019, gli esponenti, nonché i promotori della Lagge (Gentiloni e Di Maio “Docet”) specificavano che tale misura si poteva definire come «un operazione precauzionale e che vedremo se sarà necessaria e speriamo non serva».

Gli articoli seguenti al primo sono, allo stesso modo, sostanzialmente identici. Le differenze principali dipendono dal fatto che il D. L. del 2016 aveva la caratteristica di rivolgersi potenzialmente alla totalità del sistema bancario, mentre quello del 2019 è dedicato specificamente a Banca Carige. I meccanismi di funzionamento della garanzia, dell’eventuale intervento dello Stato e della “condivisione degli oneri” da parte degli azionisti e obbligazionisti subordinati della banca (il c.d. “burden sharing”) sono in sostanza identici. La specularità dei due testi è dettato molto probabilmente dal fatto che sono identiche le norme europee da rispettare per il salvataggio statale e di conseguenza le regole italiane chiamate ad attuarlo. Se questa ipotesi fosse veritiera, si può tranquillamente affermare che il governo Conte ha letteralmente copiato dal governo Gentiloni. In sostanza la legge con cui il governo gialloverde è intervenuto per salvare Banca Carige è sostanzialmente uguale al decreto “salva Banche” del governo Gentiloni. L’unica differenza rilevante riguarda il bacino d’utenza che ha diritto di attingere a tale fondo, il primo indiscriminato, il secondo esclusivo.

Ancora una volta la differenza abnorme è data dal modo in cui è trasmesso il messaggio. Rilevanti furono le rimostranze delle opposizioni nonché dei risparmiatori che urlavano allo scandalo in quanto “si salvavano i banchieri” mentre oggi il messaggio che è stato fatto recepire alle masse è quello di “salvare i risparmiatori”. Se chiamiamo pera una mela, la stessa non si trasformerà magicamente in una pera ma, se ti convinco che quella mela è una pera inizierai anche a sentirne il sapore. La medesima critica può mossa anche agli altri partner politici, incapaci di poter comunicare alle masse, usando un linguaggio troppo tecnico e distante dalle dinamiche sociali a cui ogni giorno è soggetto il cittadino medio italiano.

di Dario Desiderio