Si parla poco di violenza economica: ecco cos’è

Cristina Siciliano 02/12/2022
Updated 2022/12/02 at 6:38 AM
4 Minuti per la lettura
A businesswoman chasing a dangling dollar. The hand, woman, and carrot are on a separate labeled layer from the background.

Esiste un tipo di violenza che non lascia segni sulla pelle, ma lividi invisibili nell’anima delle donne che ne sono vittime. Un uomo che isola economicamente una donna o la costringe a chiedere del denaro quasi fosse una bambina con la mancia settimanale è una forma di violenza.

Secondo uno studio ISTAT, la percentuale di violenza economica è circa 37%. Tale violenza racchiude una serie di atteggiamenti di controllo nei confronti di una donna limitandone la possibilità di avere un lavoro, un’entrata finanziaria personale e di poterne usufruire secondo la propria volontà.

In molti casi la violenza economica si concretizza anche in condotte criminali dove l’uomo obbliga la propria donna a fare da prestanome o firmare mutui, ipoteche o assegni scoperti. Vi è quindi una duplice conseguenza negativa: da un lato sottoponendola al rischio delle “conseguenze legali” delle proprie condotte dall’altro facendole comunque perdere credibilità all’interno del panorama lavorativo

Di conseguenza si instaura un rapporto di dipendenza nociva che costringe le vittime a non poter interrompere questo tipo di relazione non avendo gli strumenti indispensabili (denaro, indipendenza e forza psicologica) per farlo autonomamente.

Disoccupazione femminile: maggior rischio di violenza economica

È ancora presente un divario di genere che si fatica a colmare, vedendo così il nostro paese ultimo a livello europeo nella classifica EIGE (European Institute for Gender Equality). Infatti, su una scala di 100 punti, l’Italia ne ottiene 63,7 contro gli 83,1 della Svezia, che si colloca al primo posto.

Tale situazione espone maggiormente le donne ai rischi di violenza economica. Ma quali sono le cause di tale disoccupazione?

Sicuramente il carico della cura familiare grava principalmente sulle donne: la nascita di uno o più figli spesso rappresenta un ostacolo per la carriera femminile. Inoltre, una buona parte delle donne è impegnata in settori meno redditizi, spesso con contratti part-time proprio per gestire il carico lavoro-famiglia.

Altra causa è la poca fiducia da parte delle stesse donne di vedersi in posizioni di responsabilità, e quindi di maggiore soddisfazione economica, dovuta anche alla mancanza di un’adeguata formazione (per esempio, ancora poche donne scelgono un percorso formativo in ambito STEM, ossia Science, Technology, Engineering and Mathematics). Naturalmente è la conseguenza di un problema socio-culturale (il ruolo stereotipato della donna relegato all’ambito familiare che mina fin dal principio la possibilità di crescita in altri settori lavorativi, visione spesso condivisa da entrambi i sessi).

Tutto ciò innesca un meccanismo in cui la donna, messa in secondo piano, non vede via d’uscita se non affidarsi al proprio partner in termini economici, rinunciando di fatto alla sua indipendenza.

Violenza economica: cosa dice la legge

Quanto alla normativa di diritto civile e penale in Italia, nel nostro sistema di diritto la violenza economica non è considerata un reato determinato ma è inquadrabile nel sistema di diritto civile e di diritto penale. Ai casi di violenza economica si possono applicare gli ordini di protezione contro gli abusi familiari previsti ai sensi dell’art. 342 bis e dell’art. 342 ter del Codice civile.

Sono provvedimenti che il Giudice, su istanza di parte, adotta con decreto per ordinare la cessazione della condotta del coniuge o di altro convivente che sia “causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente”.

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