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Si indaga sull’aumento della benzina: il governo approva un decreto ad hoc

Redazione Informare 11/01/2023
Updated 2023/01/11 at 1:51 PM
5 Minuti per la lettura

Il costo della benzina è alle stelle. Una spesa davvero insostenibile a lungo andare per chi ha bisogno di benzina e diesel per svolgere le normali attività quotidiane. Soprattutto se il carburante serve per lavorare. Finalmente, anche la Guardia di Finanza sembra muoversi per indagare sul perché di questi aumenti.

Certo, è vero che i motivi di questi aumenti li avevamo individuati già nei nostri articoli a riguardo. Vedi qui e qui. Ma la situazione sembra ancora più intricata: gli aumenti folli della benzina, ben oltre i 18 centesimi degli sconti revocati dal Governo Meloni, hanno fatto prendere una strada chiara alla Guardia di Finanza. Controlli a tappeto, in tutte le province per verificare se siano in atto delle truffe.

Guardia di Finanza. “Controlli a tappeto per evitare speculazioni”

Sull’aumento dei prezzi del carburante, però, non pesano solo le accise e la mancata proroga del taglio da parte del governo. Dopo il commento del Codacons, che aveva un esposto alla Guardia di Finanza e alle Procure della Repubblica di tutta Italia, ora la stessa Guardia di Finanza si impegnerà per far luce sull’andamento dei prezzi e sulla legittimità degli stessi. “In previsione della fine dell’anno, il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha dato incarico al Corpo di intensificare i controlli in tema di prezzi carburanti. Per arginare le condotte illecite nel settore, la Guardia di finanza assicurerà per il 2023 un’attività di enforcement strutturata e capillare sul territorio. Questo anche al fine di contribuire a calmierare gli aumenti dei prezzi”.

Ricordiamo che la media della benzina in self service, secondo Staffetta Quotidiana,  supera gli 1,80 euro al litro, mentre il gasolio – sempre al self – vola verso 1,87. Sul servito la benzina si attesta a 1,95 euro al litro e supera i 2,00 per il gasolio (2,02 euro/litro). Anche il governo è ora sceso in campo per adottare un’azione di contrasto alla corsa verso l’alto dei prezzi dei carburanti. La Premier Giorgia Meloni si sente – giustamente – sotto pressione, soprattutto se facciamo un passo indietro nel passato, quando sedeva sui banchi dell’opposizione.

Presidente, si ricorda di quando sedeva all’opposizione?

Quando fate 50 euro di benzina, 15 vanno al benzinaio e 35 vanno allo Stato tra IVA e le famose accise sulla benzina: delle tasse, in alcuni casi vecchissime. 35 euro su 50 vanno allo Stato italiano ed è una vergogna! […] Noi pretendiamo che le accise sulla benzina vengano progressivamente abolite, perché è uno scandalo che le tasse dello Stato italiano compromettano così la nostra economia“.

Così si esprimeva la futura Premier. Sappiamo che le parole in politica contano – purtroppo – fino ad un certo punto. Però, è anche vero che quando ti esponi così nettamente su un argomento, una volta raggiunta una posizione di potere, sarai poi giudicata sulle azioni che compierai. E questo governo dovrebbe avere in mente che il nostro è un Paese che (purtroppo) si sposta ancora grazie alla benzina.

Il Governo si muove con un decreto ad hoc

Comunque, durante il Consiglio dei Ministri che si è tenuto il 10 gennaio, l’esecutivo capitanato dalla Premier Giorgia Meloni, ha messo a punto un decreto legge ad hoc a favore della trasparenza nel mercato dei carburanti a vantaggio del consumatore.

Il monitoraggio dei prezzi non sarà più settimanale ma giornaliero, quindi viene introdotto l’obbligo di esporre il prezzo alla pompa. Si tratta di un nuovo regime di trasparenza per la vendita dei carburanti attraverso l’individuazione di un prezzo medio nazionale che le pompe di benzina dovranno esporre. 

Ma le accise rimangono e le famiglie pagano!

Il governo interviene anche a favore dei consumatori, attraverso una misura che rinnova per il primo trimestre del 2023 dei buoni benzina per un valore massimo di 200 euro per lavoratore dipendente. Nulla da fare al momento per il rinnovo del taglio delle accise. La misura specifica per adesso verrà adottata solo “se i conti lo consentiranno“, come spiega il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Una brutta notizia per le famiglie italiane, colpite da un aumento dei prezzi generale.

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