Si chiude il secondo forum dei beni confiscati a Napoli

Ciro Giso 24/04/2023
Updated 2024/03/25 at 9:48 PM
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Si è conclusa la seconda edizione del forum dei beni confiscati a Napoli. Una due giorni che ha visto alla stazione marittima di Napoli ospiti dal mondo della politica e del terzo settore. Più di 30 gli espositori arrivati da più regioni per raccontare le esperienze di sviluppo all’interno dei beni confiscati sul territorio.

Ad inaugurare i lavori dell’evento il tavolo di confronto moderato dal direttore de “Il Mattino” Francesco De Core, assieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fredriga (da remoto), il presidente di Med-Or Leonardo Foundation Marco Minniti, il giornalista Andrea Purgatori e gli assessori alla Legalità di Palazzo Santa Lucia, Mario Morcone, e del Comune di Napoli, Antonio De Iesu.

Forum dei beni confiscati: cronaca di un’evento contestato

Il primo giorno è iniziato tra le contestazioni del movimento antirazzista napoletano. Con un presidio all’esterno del varco principale gli attivisti per i diritti umani hanno chiesto le dimissioni dei ministri degli interni Piantedosi (Governo Meloni) e Minniti (Governo Gentiloni), ospiti del forum. Lancio di frutta contro le auto dei ministri, e poi un mazzo di fiori, che gli attivisti hanno provato a portare ai piedi del monumento al migrante. È proprio in quel momento che sono partite le tensioni con il cordone di polizia che li ha caricati. 

“Quello che succede non può passare per normalità” spiegano gli attivisti: “Oggi si parla ancora di sostituzione etnica, è un fatto gravissimo”. “Il presidio – racconta Nicola Scotto, attivista di Mezzocannone Occupato – è stato caricato solo perché i manifestanti volevano portare al ministro Piantedosi una corona di fiori per i morti in mare. A seguito delle cariche due attivisti, disarmati, hanno riportato una ferita alla testa e una dietro al collo. Purtroppo questo è lo stato dell’arte rispetto al dissenso sotto l’esecutivo Meloni”. Durante questo episodio anche un cronista di Informare è rimasto colpito dalle forze dell’ordine: atti gravi, come abbiamo dichiarato in questo articolo.

Napoli è la provincia con più beni confiscati, segue Caserta

L’evento è continuato anche Sabato 22 Aprile con i tavoli di lavoro che hanno visto ospiti, tra gli altri, Bruno Corda, Direttore Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, Marcella Vulcano, Presidente Advisora, Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione con il Sud, Tonino Palmese, Presidente Fondazione POLIS e Luigi Ciotti, Presidente di Libera.

«Negli ultimi tre anni – ricorda Matteo Piantedosi, capo del viminale – l’Agenzia nazionale per i beni confiscati ha fatto registrare un incremento della propria attività. Tra il 2020 e il 2023 si è registrato un incremento di beni del 131% arrivando a circa 3mila beni con gli immobili passati da 975 a 2.413».

Serve un cambio di rotta secondo Vincenzo De Luca: per il presidente della Regione Campania i beni confiscati alle mafie «devono fare i conti con le logiche di mercato, la burocrazia italiana e le carenze di figure professionali negli enti». De Luca ha ribadito che «per fare dei passi in avanti per i beni confiscati serve un’agenzia nazionale a Roma che li ristrutturi e li venda a privati». Un messaggio chiaro espresso alla presenza di rilevanti figure all’interno del governo e dell’intera politica italiana.

In Campania è Napoli la provincia con più beni confiscati, seguita da Caserta: eppure, quest’ultima è la meno virtuosa nel pubblicare le liste di questi beni. Lo ha evidenziato la ricerca nazionale “RimanDATI”, una fotografia della reale situazione sul territorio. Con una percentuale di pubblicazione del 53,3% e 24 comuni virtuosi su 45, la provincia di Caserta è ultima in classifica nonostante i tanti beni confiscati, superata da Benevento, Napoli, Avellino e al primo posto Salerno. Tante le esperienze virtuose da questi beni, tanti ancora da assegnare. Il quadro tracciato dal secondo forum dei beni confiscati è chiaro: si è fatto tanto, bisogna fare ancora di più.

Di Ciro Giso

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