«Si sente spesso parlare di anoressia e bulimia, ma forse non tutti sanno che i Dca (Disturbi del comportamento alimentare, ndr), sono una vera e propria emergenza sociale. Numeri che fanno rabbrividire: solo in Italia, infatti, si contano tre milioni e mezzo di malati, 8.500 nuovi casi all’anno e 3.240 morti per anoressia nel solo 2016 (dati Sdo)». È quanto afferma il giornalista e scrittore Emanuele Tirelli che, a tale problematica, ha dedicato un testo: Ofelia in the Dog Days – I Disturbi alimentari da Shakespeare alla vita reale (Navarra editore).

L’autore ha scelto un personaggio shakespeariano, Ofelia, guardando, però, alle riscritture che ne hanno fatto Jules Laforgue ed Heiner Muller e dando alla donna un ruolo da protagonista della sua vita, anziché da spettatrice passiva degli eventi. «Sono molti i pregiudizi e le convinzioni radicate su tale disturbo», afferma Tirelli. «Spesso non si tratta che di colossali leggende da sfatare. Al sud, per esempio, si è quasi abituati ad associare lo stato di buona salute di una persona al fatto che la stessa mangi abbondantemente. Non c’è niente di più sbagliato».

Il più delle volte, il cibo è solo un mezzo per riempire un vuoto esistenziale; può celare il bisogno di essere percepiti, visti concretamente per ciò che si è, non per quel che appare all’esterno. «Davvero non te ne sei mai accorto? Davvero era normale che mi chiudessi in bagno dopo cena? O che saltassi i pasti per giorni interi?», si chiede Ofelia, parlando al suo psicoterapeuta, ma rivolta, di fatto, al fidanzato Amleto, che sembra non accorgersi di lei e del suo disturbo, come se cascasse dalle nuvole. Le prime manifestazioni dei disturbi alimentari coincidono con la fascia d’età compresa tra i 15 e i 25 anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, essi rappresentano la seconda causa di morte per le adolescenti dopo gli incidenti stradali. Eppure, i campanelli d’allarme possono essere successivi e addirittura precedenti, tant’è vero che oggi il 20% dei casi coinvolge bambini dagli 8 ai 14 anni. La prevalenza è femminile, mentre i maschi si attestano sul 10%. Ofelia in the dog days è un testo coraggioso, che va dritto al cuore del problema, senza ridimensionarne la gravità e fornendo, al contempo, uno spiraglio d’ottimismo verso la possibilità di una guarigione. Il testo contiene anche contributi e testimonianze di ex pazienti di Dca, ma anche storie di chi, purtroppo, non ce l’ha fatta. Come Mattia, malato di anoressia. «Era alto un metro e ottanta e pesava meno di quaranta chili». A raccontare il suo calvario, la madre Margherita. Le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare hanno più che mai bisogno d’affetto, d’attenzione. Lo afferma, in un passo del testo, la stessa protagonista, Ofelia: «Forse è vero che le parole valgono poco ma, a volte, anche quelle che possono sembrare superflue o già dette o banali, magari vanno ripetute. Ché qui nessuno è scorza e impermeabile». Ma ciò che dice Ofelia è valido per qualunque essere umano; perché, se bisogna aspettare di ammalarsi di anoressia o bulimia per essere percepiti, vuol dire che qualcosa non va. Ma non nel malato, bensì in chi gli sta accanto ma è come se non ci fosse, perché incapace di amare.

di Teresa Lanna

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018