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L’arte si guarda in digitale, l’opera in dirette live e la moda si arrangia come meglio può. Rinunciare alla tradizione di un defilé svolto come ai vecchi tempi condiziona resa e fattore emozionale. Nonostante il digitale sia parte integrante delle nostre giornate, manca un esaustivo fattore esperienziale. New York inaugura il fashion month, segue Londra, Milano e Parigi chiude. In tale occasione le capitali della moda hanno gareggiato per conquistare il premio più ambito: il più elevato numero di visualizzazioni online.
Sul podio di Instagram dell’edizione milanese Prada si aggiudica il primo posto, ottenendo una bella rivincita dopo un semestre nero che sembra ormai lontano. Le vendite sono tornate allo status precedente alla pandemia, grazie al mercato asiatico. Infatti, in Cina la situazione si è ristabilita e ciò ha conseguito un ritorno agli acquisti e l’aumento dei consumi. Inoltre, la possibilità di intraprendere un dialogo con il pubblico ha sancito un netto vantaggio. Già a settembre, Miuccia e Raf Simons avevano dato la possibilità di interagire con loro rispondendo alle domande degli utenti. A gennaio la stessa opportunità era stata rivolta agli studenti, mentre a marzo hanno dato spazio ai creativi. Al secondo posto Ig troviamo Versace e al terzo Chanel. Seguono tutti gli altri big, tra cui spicca la signora Elisabetta Franchi, che con 164 mila views si posiziona dopo Givenchy.

Su YouTube la situazione appare leggermente diversa, tant’è che Prada è al secondo posto dopo Burberry con 3,9 milioni di copertura, Versace risulta al quinto posto mentre Chanel è al decimo. La disponibilità degli show è stata resa visibile sulle diverse piattaforme in auge. Appare interessante evidenziare come, in base al cambio di canale comunicativo, i dati siano totalmente differenti. C’è tutto un lavoro di analisi statistiche che gira intorno a queste modalità, per cui i marchi hanno dovuto studiare in che modo approdare sulle reti digitali, riuscendo a mantenere una coesione con il proprio storytelling senza risultare inappropriati per quelle specifiche sedi.

Un altro dato particolare riguarda chi ha mostrato una netta indifferenza verso il calendario. Ad esempio, Balenciaga ha ottenuto un riscontro positivo in un periodo completamente al di fuori della fashion week, pur non pubblicando un video su Instagram. Ciò dimostra che l’essere presenti nei calendari ufficiali ha ormai poco significato. D’altronde, ne aveva già dato prova Alessandro Michele con il progetto #GucciFest: una serie di episodi con singole storie e tanti personaggi che presentano i capi della collezione, un gran successo che ha raccolto più di un milione di views. Riconferma l’allontanamento dai canoni standard delle sfilate, presentando il 15 aprile.

Dolce & Gabbana, invece, resta fedele alle tempistiche dettate e richiama il filone dell’innovazione trasformando il Metropol di Milano in un set futuristico con tanto di mini-androidi. Gli abiti hanno un’allure fortemente anni ‘90 che tra colori e capispalla lascia riecheggiare una frizzante collezione autunno-inverno 2021/22.

Se Milano raggiunge livelli alti di performance, New York delude parecchio con una straziante rielaborazione del concetto di settimana della moda. Quella presentata non si potrebbe neppur definire tale! Ribattezzata in “calendario delle collezioni americane” da Tom Ford, il numero degli eventi erano ridotti all’osso. Assenti tutti i grandi nomi della moda americana, i brand e designer emergenti hanno avuto la chance di farsi notare. Preferito tra le nuove leve è Collina Strada con un’esuberante reinterpretazione dell’immagine umana che tramuta in quella animale.
Londra mantiene intatta la lista di partecipanti, ad eccezione di Victoria Beckham che ha anticipato la presentazione di qualche giorno. Parigi chiude con una sofferenza sentita nelle modalità virtuali: il desiderio di tornare agli eventi fisici è più forte che mai soprattutto per chi ha voglia di dar spettacolo del proprio estro come i francesi.

di Chiara Del Prete

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