Parlare e cantare di legalità nei luoghi dilaniati dalla camorra non è un’impresa da poco, soprattutto quando questi sono i vicoli del Rione Sanità, noti all’opinione pubblica e ai suoi abitanti per le stese, le vittime innocenti e le faide tra clan. Non è un’impresa da poco, e i ragazzi di “Puteca Celidonia” lo sanno bene. 

Nato nel 2018 dall’incontro di sei allievi della scuola del Teatro Stabile di Napoli, la compagnia teatrale di Puteca Celidonia, all’interno del progetto Opportunity, e insieme con alcune associazioni che si occupano del sociale, gestisce due beni confiscati alla camorra nel cuore del quartiere Sanità di Napoli. 

Da dove deriva Puteca Celidonia?

Dall’etimologia delle due parole, entrambi derivanti dal greco e dal significato metaforico che gli è stato attribuito, è possibile intuire la mission e l’impatto del progetto. “Putèca”, che in italiano si traduce come “bottega”, luogo dove si agisce, viene accostata a “celidònia”, pianta erbacea che nasce spontaneamente nel bacino mediterraneo. Contenendo lattice caustico, le rondini strofinano le foglie di celidonia sugli occhi ancora chiusi dei rondinini, affinché apra i lembi di pelle degli occhi dei piccoli, permettendo loro di vedere.

Un’esperienza di accoglienza quella pensata per gli spazi del neo laboratorio teatrale, che intende configurarsi come tesoriere del patrimonio valoriale contenuto all’interno del quartiere del centro storico, ma che si pone come obiettivo quello di donare la speranza di tornare a sognare una Napoli diversa. Solidale e positiva, come le attività che Puteca Celidonia porta avanti nel Rione Sanità: corsi di lettura di favole e teatro per bambini, doposcuola, assistenza legale, psicologica e medica. Il tutto in maniera completamente gratuita. 

Il progetto “Settembre D”o Vico”

Con l’intento di restituire gli spazi del Rione Sanità ai suoi abitanti e di riportare la bellezza e la cultura al suo interno, con la collaborazione del Comune di Napoli, nasce la rassegna teatrale e musicale “Settembre D”o Vico”. Quattro appuntamenti mensili a cui sono chiamati a partecipare, oltre ai giovanissimi studenti della Puteca, artisti di grande spessore – tra attori, cantanti e strumentisti – che si esibiscono sul balconcino della struttura confiscata.

«Desiderosi di cambiamento, determinati e fiduciosi, abbiamo pensato ad un format che possa donare qualcosa di nuovo e costruttivo al quartiere», hanno dichiarato i ragazzi di Puteca Celidonia. «La cultura, come mezzo di relazione con i cittadini ai quali ci rapportiamo, sembra essere per noi una soluzione necessaria, dandole un aspetto festoso e coinvolgente. Le strutture dove lavoriamo ricordano le tipiche case napoletane, con i famosi balconi che, mille e più volte, hanno dato vita a scene cinematografiche e non. È proprio guardando quei due balconi, che nasce in noi l’idea di creare un dialogo tra teatro e musica».

Restituire la Sanità ai suoi abitanti

Il progetto “Settembre D”o Vico” nasce in maniera totalmente gratuita, lasciando che ogni partecipante sia libero di dare il proprio contributo. Durante la serata, infatti, due “panarielli” vengono calati dai balconi per la raccolta fondi, il cui ricavato servirà per realizzare parte degli obiettivi previsti, oltre ad essere utilizzato per la manutenzione dei beni e per dare sempre più strumenti di lavoro ai bambini per i laboratori. 

Un progetto ambizioso quello dei ragazzi di Puteca Celidonia, che, trasformando un vicolo che per anni ha ospitato le devastazioni della criminalità organizzata in un luogo di cultura, bellezza e condivisione, fa appello alle responsabilità dell’essere cittadino di ognuno. Riappropriarsi della propria libertà, della speranza di cui siamo derubati e della consapevolezza che ogni gesto può fare la differenza, non è più una scelta. Deve essere un dovere.

di Carmelina D’aniello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°198
OTTOBRE 2019

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