Il mio ultimo articolo si intitola “Un tanga giustifica uno stupro”.
Oggi mi trovo a parlare nuovamente di mutande e di come la scelta di non indossarle diventi argomento di presentazione, di discussione e persino di attestazione di veridicità nel corso di una trasmissione Mediaset in prima serata.
Non seguo Rete 4 e ieri, nel consueto zapping serale, mi sono imbattuta in una trasmissione condotta da Piero Chiambretti, #CR4 – La Repubblica delle Donne. Inutile dire che il nome ha attratto la mia immediata curiosità, mal ripagata da contenuti trash e culturalmente imbarazzanti.
Una giovane e bella fanciulla, di cui evito volutamente ogni citazione, viene presentata come autrice di un libro dal quale l’ormai attempato Chiambretti, forse nella tipica euforia da andropausa, estrapola 3 citazioni. E’ difficile considerarle tali, come è difficile considerare la scrittrice una promessa della letteratura moderna. L’attenzione è veicolata immediatamente sui più pratici obiettivi del suo libro e sul non indispensabile dettaglio che non indossi mai le mutande. Nella lettura delle sue frasi banali e senza senso, se non insulsamente provocatorie, la giovane, dichiaratasi laureata, sembra voglia sgretolare ogni diritto acquisito, riducendo il genere femminile ad una vagina potenzialmente capace di conquistare il mondo. Dunque superflue le battaglie, la parità, le conquiste, persino il suffragio universale che, sancendo il diritto al voto, avrebbe creato vanamente uno sterminio arboreo. E implicitamente fessi pure gli uomini, aggiungo io, capaci di farsi gestire dal potere di una vagina. Come se non bastasse, tra le più disparate reazioni delle ospiti in studio, la giovane si è calata in una contemporanea Sharon Stone, spostando l’accavallamento delle proprie gambe, con breve pausa intermedia, e rispondendo in modo repentino alla provocazione di una sciocca, o accordata, Iva Zanicchi. Il suo culetto rotondo e senza mutande per tre ben volte è sfuggito ad un falsamente imbarazzato Chiambretti che ha tentato di interporsi per oscurarla alla telecamera, con evidente insuccesso, a dimostrazione di quanto dichiarato: non indossa le mutande, rassicurata da ‘dottori’ che le hanno detto che “anche nelle mutande ci sono i batteri”.
Nella sequela di immagini e commenti e reazioni di livello miserevole non ho più dubbi, oggi l’audience e la notorietà si raggiungono a botte di culo. Che pena.

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