Trama

informareonline-senza-mai-arrivare-in-cimaUn uomo, verosimilmente l’autore, racconta del viaggio fatto per festeggiare i suoi quarant’anni nelle valli dell’Himalaya, in compagnia di due amici: Nicola e Remigio.

Sin dalle prime battute, il paesaggio fisico che porta verso l’alto trascolora nella descrizione di un paesaggio interiore. E ciò accade anche grazie alle parole de “Il leopardo delle nevi”, il libro di Peter Matthiessen letto e riletto in tenda poco prima di cedere al sonno.

Lungo il tragitto che li porterà fino a quota 5500 m, la combriccola incontrerà una serie di abitanti del posto ed una cagna (Kanji), loro fedele compagna da quel momento in poi. La storia affronta solo in modo collaterale l’esplorazione come riscoperta della propria identità in quanto singolo.

Attraverso l’individuazione di una serie di differenze tra i protagonisti e gli autoctoni, sono delineati i tratti di una civiltà ancora arcaica e tradizionale. Il confronto tra il mondo delle comodità e il microcosmo della montagna è la cifra stilistica della narrazione.

Una montagna che anche se in parte urbanizzata, manifesta una purezza che non appartiene alle montagne dell’autore.

Trite parole

“Senza mai arrivare in cima” è scritto in prima persona. Il protagonista coincide con l’autore, anche se bisogna sempre diffidare di una facile sovrapposizione dell’io-autore sull’io-personaggio.

E tale personaggio/autore tiene un diario del suo viaggio nelle valli dell’Himalaya, in cui questi due profili si dividono rispettivamente il compito di descrivere e di riflettere.

La prosa del libro è un torrente che scorre placido, ma che ogni tanto diverge dalla sua linearità, come se l’acqua fosse divisa dalle rocce del letto. Brevi deviazioni, che danno colore allo stile.

La lingua della montagna è una lingua lenta e riflessiva. Così come ci comunica lo stesso autore, sull’Himalaya i tempi cambiano e bisogna abituarsi alle attese. Il suo stile pare tener conto di questo pensiero.

Descrive senza mai anticipare e si svolge momento per momento raccontando ciò che l’autore vede e pensa.

Nuova umanità

“Senza mai arrivare in cima” è l’ultimo libro pubblicato da Paolo Cognetti. L’autore vincitore del Premio Strega 2017, con le “Otto montagne”, conferma la sua vocazione al romanzo di montagna e ci regala un gioiellino della narrativa.

Il libro supera appena le 100 pagine, si lascia leggere con facilità e affabula chiunque se lo ritrovi tra le mani. Paolo Cognetti da anni si divide tra la città ed una baita a 2000m definendosi “ambasciatore di città in montagna e di montagna in città”, ossia il tramite tra questi due mondi in apparente contraddizione.

In virtù del suo ruolo, Cognetti è stato anche chiamato a dire la sua sulla questione del concerto di Jovanotti a Plan de Corones. Riportare qui le parole dette in quell’occasione non sarebbe utile ai fini della recensione, ma si può adottare una stringa del suo diario per esplicare il suo pensiero:

“Ne staccai un frutto duro e acerbo, lo masticai e sputandolo mi venne da chiedere scusa all’albero”.

Il modo che l’autore ha di approcciarsi alla natura è ibrido: non parte dalla prospettiva radicale in cui la natura è al servizio dell’uomo o l’uomo è al servizio della natura. Cognetti descrive un rapporto di intesa, dove entrambi si servono a vicenda.

Un rapporto in cui l’uomo può staccare i frutti da una pianta se necessario, ma si sente in colpa quando si accorge di aver aggredito un albero senza averne avuto la necessità. E partendo da qui, Cognetti chiarisce anche il suo modo di rapportarsi agli uomini:

“Non avevo diritto di provare nostalgia per la povertà degli altri, però tornai all’aria aperta turbato”.

Paolo Cognetti è comprensivo ed empatico, mai narcisista e sa dare la giusta dignità ad ogni essere vivente, emozione e situazione, con cui viene in contatto. La sua cordialità può essere adottata come valore cardine della nuova umanità.

di Marco Cutillo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°193
MAGGIO 2019

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