Sempre più famiglie rovinate dai giocatori seriali

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Gli introiti provenienti dai giochi di Stato sono in crescita, perché il banco vince sempre

Le premesse a quanto andrò a scrivere per alcuni possono sembrare ultronee ma è invece necessario chiarire alcuni concetti: nonostante il gioco d’azzardo legale, sia le cui puntate siano effettuate attraverso apparecchi su rete fisica nazionale, che on-line, stia rovinando intere famiglie da Nord a Sud del Paese esso è considerato un’attività lecita quando viene erogata ai cittadini dallo Stato (senza soffermarsi su quanto e se sia giusto o moralmente condivisibile); illeciti invece si riscontrano in quelle reti che, gestite dalle consorterie mafiose, offrono di “giocare” non solo in violazione delle attuali normative vigente nel mercato del gioco ma soprattutto con regole non scritte cui si fa appello in caso di vincita e o per qualsiasi altro eventuale disguido.

Visto il trend crescente che viene registrato dal settore, non vi è dubbio che bisogni ristabilire una necessaria moderazione nella domanda del gioco anche in linea con un dettato più volgare: il gioco è bello quando dura poco. Reale è invece la fotografia scattata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli già presentata ne “il Libro Blu 2019” che, dal monitoraggio dei dati nazionali nell’ultimo anno, evidenzia come l’ammontare complessivo delle puntate effettuate dalla collettività dei giocatori in Italia nel 2019 sia aumentato del 3,5% raggiungendo un valore di 110,54 miliardi di euro. In aumento risulta essere anche la Spesa, vale a dire le perdite dei giocatori che hanno raggiungo i 19,45 miliardi: +2.5% e gli incassi erariali destinati allo Stato (11,4 miliardi: +9.5%).

Rilievi che se accorpati per tutti gli ultimi 5 anni, ovvero dal 2015 al 2019, ci dicono che le dimensioni del gioco sono in costante aumento con un +25,3% di raccolta, +14,4 di Spesa e più incassi per l’Erario del 29,5%.
E proprio la diversificata offerta del settore del gioco ci dice che su rete fisica si gioca prevalentemente alle slot machine, alle Videolottery, ai Gratta e Vinci e al Lotto: queste 4 tipologie di gioco hanno raccolto nel 2019 circa 64 miliardi di euro di giocate (l’86% del totale registrato su rete fisica). Mentre per quanto riguarda la tipologia di raccolta online, ad incidere sull’aumento complessivo della rete telematica sono i cd. Giochi di carte e giochi di sorte a quota fissa, 64% della raccolta totale online. In aumento anche i giochi a base sportiva (le scommesse), mentre fa registrare un calo il Poker Cash.

Percentuali che non vogliono essere sterili osservazioni statistiche ma che si traducono nel più concreto consumo pro-capite da gioco d’azzardo legale (calcolato sui giochi presente sulla rete fisica non considerando la parte di offerta in rete) su base regionale della popolazione residente che vedono la Campania tra le prime tre regioni, preceduta da Lombarda e Abruzzo che si aggiudica il primato. Per la nostra Regione parliamo di un consumo di 1.611,00 euro, con i 1809,00 euro di raccolta e 432,00 di spesa della provincia di Caserta e i 1595,00 euro di raccolta e i 385,00 di spesa di quella napoletana. Consumo che diversamente dalla fruizione di un servizio può essere anche interpretato come patologico se si osservano i dati nella sua globalità e il modo pervasivo con cui entra nella vita personale di quanti stanno sperimentando la difficoltà di uscirne.

Insomma il gioco d’azzardo da un po’ di tempo sembra essere mutato e ha generato una nuova forma di patologia, la ludopatia, che è a tutti gli effetti una dipendenza, definita anche come “la droga del XXI secolo”. La doppia faccia di una medaglia che se da un lato lascia sfogo ad un fiume di danaro che annualmente inonda il settore, ha dall’altro come suoi argini la solitudine e l’isolamento dell’uomo moderno, che nei casi più gravi lo portano a rovinare la sua vita e quella dei suoi affetti più cari. Ma non solo. La dinamica che si ritrova a vivere una famiglia è una sorta di inferno dantesco dove da una parte c’è il giocatore, che in modo compulsivo mette a rischio la sua stessa esistenza, arrivando spesso a indebitarsi, e dall’altra ci sono i familiari: madri, mogli e appunto figli, che vengono annientati psicologicamente e fisicamente, tentando ogni strada possibile spesso senza ottenere risultati.
È anche questa una sfida che non si deve sottovalutare e che deve esortare a tenere alta la guardia contro un nemico che incanta con il sorriso facile della leggerezza, ma può condurre il malcapitato nel buio profondo.

di Antonio Di Lauro

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

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