Seguite il flusso dei soldi e troverete la mafia

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Seguite il flusso dei soldi e troverete la mafia,
parola di Giovanni Falcone.

Possono aver usato violenza fisica e verbale nella loro condotta, essere stati tanto cruenti da “seminare” veleni nei loro orti. Il vero colpo al cuore dello strapotere del clan dei casalesi sono stati i sequestri e la conseguenziale confisca dei patrimoni illecitamente accumulati.

Le alcove di famiglia, oasi in un deserto senza sabbia, hanno costituito dei fortini inespugnabili dove poter condurre la vita da pascià.

Fin quando qualcuno li ha lasciati fare, agire, disseminare terrore. Fin quando erano “uccelli di bosco”, sono arrivati a comprare lingotti d’oro e pietre preziose alle amanti e alle mogli, costruito ville hollywoodiane in stile “Scarface” per vivere, lavandosi con l’acqua sgorgante da rubinetti placcati d’oro o facendosi la doccia tra marmi sudamericani da migliaia di euro al metro.

Quando la Magistratura interviene gli toglie tutto (almeno si spera – nda) e per un mafioso made in Casal di Principe, vedersi sfuggire tutto dal proprio dominio e dalle proprie mani significa perdere.

Le vite cambiano e in peggio. Sono sconfitti in partenza quando arrivano le misure di prevenzione e anche per gli intestatari fittizi, cui hanno la titolarità di fatto dei beni, aggrediti dalla forza della Giustizia, che prima o poi deve trionfare.

Hai voglia ad arrestarli, processarli, condannarli: il carcere duro non basta. Il sequestro e la confisca dei beni sono la vera panacea per risolvere il problema mafioso nella terra di Gomorra e restituire dignità ai cittadini che, inermi, hanno subito.

Dai Rolex alle auto di lusso, passando per le attività commerciali: tutto, prima o poi, tornerà a chi è stato sottratto. Finirà alla gente comune che la mattina si sveglia e cerca di sbarcare il lunario arrabattandosi, sudando sangue.

La stirpe dell’ex primula rossa, Michele Zagaria alias “capastorta”, se la passa male. O almeno, così vogliono far credere.

All’alba d’inizio marzo gli Zagaria vengono svegliati dalle gazzelle “borghesi” degli uomini della Direzione Investigativa di Napoli, i quali devono notificare loro un decreto di sequestro di beni per oltre tre milioni di euro.

L’operazione, eseguita a seguito delle indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo partenopeo, è la naturale prosecuzione dell’operazione “Nereidi” che vide coinvolte le donne della famiglia Zagaria, quando scattarono le manette nel dicembre del 2017.

Finirono in gattabuia Beatrice Zagaria, sorella di Michele, Francesca Linetti, coniuge di Pasquale Zagaria alias Bin Laden fratello di capastorta, Tiziana Piccolo, moglie di Carmine Zagaria, che oggi vive a San Marcellino ed è un sorvegliato speciale e Patrizia Martino, moglie di Antonio Zagaria, fratello di Michele e attualmente in carcere.

A schiarire il contesto criminale gli ex sodali del capoclan.

Uomini che capastorta riteneva fedeli. Invece, in questi anni, hanno raccontato ruoli e posizioni delle donne della famiglia Zagaria mettendo sulla strada i magistrati dell’Antimafia napoletana, non solo per ciò che concerne le dinamiche interne al sodalizio, ma soprattutto identificando le teste di legno che avevano “servito” il ras di Casapesenna, per eludere i controlli delle forze dell’ordine dispiegate per la sua cattura e latitanza dorata.

Gli uomini della DIA di Napoli hanno intercettato i discorsi tra gli intestatari fittizi e, soprattutto, i colloqui in carcere intrattenuti con il capoclan ristretto al 41 bis e i suoi familiari.

Sulla carta non era la proprietaria, ma la moglie di Pasquale Zagaria “Bin Laden”.

Durante un’intercettazione, Francesca Linetti, che gestiva la villa “come se ne fosse il proprietario”, si fa scappare: «[…] perché questa casa qua io la lascerei stare, chiudo con le chiavi e me ne vado là. Invece d’estate uno viene qua perché è più bello d’estate, c’è il mare!».

Il gioco era semplice per i congiunti di Zagaria: comprare il terreno sfruttando la forza dell’intimidazione mafiosa, costruire la villa o l’immobile secondo i propri gusti, intestarlo fittiziamente a dei prestanome e, da questi ultimi, prenderlo in fitto.

Nonostante gli arresti, sequestri e confische patite, gli Zagaria non demordono

«[…] però noi dobbiamo essere forti…dobbiamo essere forti, quando dico dobbiamo essere forti, dobbiamo essere forti tutti quanti noi, al di fuori di qua, io qua» – affermazioni di Carmine Zagaria, quando era ristretto nel penitenziario di Sulmona parlando con il figlio Nicola e con la moglie Tiziana Piccolo.

Intanto, a Casapesenna e dintorni, circola una sola voce. Tutti temono per l’uscita dal carcere della vera “mente” del sodalizio Zagaria, “Pasquale”, ma fino a quando sarà in carcere, lo Stato continuerà a riappropriarsi di ciò che gli è stato tolto

di Nicola Baldieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019

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