SDU: l’artista della Stencil Art

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Stefano Gallucci, in arte SDU nasce nel 1976 ed è un artista della “stencil art” o “stencil graffiti”, arte che inizia a svilupparsi a partire dagli anni ’60.

Il graffitismo o writing prende origine della sottocultura dei ghetti newyorkesi, ma ne supera in breve tempo i confini sia geografici e sia culturali. Dietro le forme dipinte ci sono bozze preparatorie e ispirazioni provenienti dall’ambiente che circonda l’artista, il writer. Così, rapidamente, il graffitismo si diffonde in Europa, a partire dai paesi del nord, fino a giungere anche in Italia.
Nel caso della “stencil art” o “stencil graffiti” i graffiti vengono ottenuti per mezzo di stencil che sono maschere nomografiche, attraverso le quali viene spruzzata vernice spray. L’immagine viene realizzata usando più stencil e alternando i colori nei vari passaggi. La maschera è una sorta di negativo fisico dell’immagine da creare e il colore passa attraverso le sezioni asportate.
Ogni stencil permette di creare una forma di un unico colore, quindi per creare immagini a più colori è necessario creare una maschera per ogni colore, lavorando in fasi successive sulla stessa superficie.

SDU da dove nasce l’arte e dove arriva l’arte?

«L’arte nasce da un’esigenza personale e dalla voglia di fare qualcosa di nuovo. Anche gli uomini della preistoria in fondo, hanno avuto una spinta a creare. Se guardo al mio passato, l’arte nasce da una fase di ripresa dopo un fatto negativo. Avevo un lavoro, una sveglia al mattino, una vita regolare, poi ho perso il lavoro. In quella fase ho iniziato a fare arte per gioco, poi il gioco mi ha coinvolto fino ad invadere tutta la mia giornata, al punto che oggi non riesco più a stare senza colori, e senza creare. Anche quando mi sveglio con poca voglia di creare, alla fine della giornata ho comunque giocato con un colore, ho apportato un cambiamento, ho sperimentato altre sfumature. Dove arriva? L’arte arriva a chi osserva l’arte. A me piace dare un’emozione a chi guarda, la stessa emozione che provavo in passato guardando lavori di altri artisti come l’inglese NME, oppure come Alice Pasquini, romana. Ancora ora, guardando lavori di altri artisti trovo insiemi di colori che mi fanno venire i brividi per la loro bellezza. L’Arte poi, è un pass-partout e con l’arte l’artista arriva ovunque. Questo mi piace».

Perché la scelta del vinile come supporto ideale dei tuoi lavori?

«La cosa è nata perché ho visto altri artisti fare arte in questo modo, tra cui NME, e io che sono autodidatta ho iniziato a provare. Nel nord Europa ci sono molti artisti che realizzano stencil sul vinile, già da tanti anni. Con i social, da 5 o 6 anni questa tecnica si è diffusa ovunque. Personalmente ho iniziato a lavorare piano, ad un solo colore, su sfondo bianco con il nero. Poi, sono passato ai tre colori. Ora non saprei dirti quanti colori differenti applico su di un vinile per le sfumature!»

Ti consideri uno “street artist”?

«Ci sono temi di street che mi sono sempre interessati e che mi interessano e ho idee su come realizzare interventi pittorici sul tessuto urbano: sulla Siria ad esempio, sulle morti dei migranti in mare, oppure sulla violenza sulle donne.
Ma in realtà, in questi anni mi sto concentrando soprattutto sui ritratti. Sto provando a perfezionarmi nell’uso dei colori, nella realizzazione di immagini in spazi sempre più piccoli; la tecnica del ritaglio mi prende molto tempo. Alla fine il mio lavoro da autodidatta procede, e sto ancora studiando».

Quanto pesa nella tua arte il fatto di essere nato a Sud?

«Sicuramente gli stencil e i graffiti funzionano tantissimo in nord Europa, e Banksy nasce appunto a Bristol, città oggi piena di graffiti. Però va detto che a Napoli c’è sempre stata arte. Ci sono artisti che a Napoli hanno trovato spazio per sviluppare un’arte diversa, spesso carica di un’energia ritrovata. Non è un caso che Caravaggio nei due anni napoletani abbia prodotto tantissimo. Napoli da sempre è una capitale d’arte».

Parlaci della mostra “Vinylove”. Cosa porterai quest’anno al Palapartenope di Napoli per la mostra?

«Porterò in mostra alcuni vinili realizzati nell’ultimo anno, perché la tecnica si evolve, la sperimentazione va avanti e spesso mi accorgo di aver superato un livello: cambia sempre qualcosa quando sei pronto a sperimentare.
Quindi, preferisco portare lavori recenti, forse ne porterò solo uno dei precedenti, quello di 2Pac, rapper, attivista e attore statunitense. In questo ultimo anno ci sono stati molti eventi interessanti per la mia vita artistica: la mia partecipazione come artista ad International Talent, la realizzazione di alcuni lavori ai Quartieri Spagnoli nel “vico Totò”. Porterò, inoltre, personaggi della musica e del cinema che mi accompagnano ormai da anni. In passato ho lavorato alla scenografia del film “I peggiori” di Warner Bros e Italian International Film, scenografia che compare anche in alcune scene di Gomorra 3; da alcuni film ho realizzato anche delle tele».

 

di Mina Grasso

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°203
MARZO 2020

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