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Scusi, mi passa la bistecca?

Redazione Informare 02/03/2022
Updated 2022/03/02 at 4:06 PM
3 Minuti per la lettura

“Una bistecca alta tre dita sommersa da una montagna di patate croccanti”! Non siamo in una Steak House qualsiasi, siamo nel mondo di Tex: è la più classica delle ordinazioni di Kit Carson. Non sappiamo in quale macelleria si sia rifornito il cuoco del ristorante o bettola di turno in cui i pards bonelliani si recano. Ma, se grazie ai miracoli compiuti dalla letteratura e dai fumetti fossero passati due secoli prima in quel di Bologna, allora forse la loro bistecca sarebbe stata fornita dalla famiglia Canobbi, grandi commercianti di carne, il cui lavoro e prodotto fu immortalato con la commissione di un celebre dipinto ad Annibale Carracci, forse una sorta di manifesto pubblicitario ad elevato contenuto di valore estetico: la Grande Macelleria, un tempo posseduta dai Gonzaga, poi da Carlo I Stuart, nel 1627, ed ora alla Christ Church Picture Gallery di Oxford.

È il fermo immagine di un’attività quotidiana, un quadro di genere, un olio su tela, 190 x 271 cm, quindi molto grande, che rende la dignità del lavoro quotidiano già impregnato di un “movente lombardo”, per dirla con R. Longhi. Una ricerca di verità, con un linguaggio più libero, meno legato alla forma, un’artista a buon titolo annoverabile da Caravaggio fra i valenti uomini, quelli che dipingono bene le cose al naturale; d’altronde pochi ricordano che Annibale Carracci e Caravaggio effettivamente lavorarono fianco a fianco alla Cappella Cerasi, nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. Tutta la verità della Grande Macelleria risiede però, secondo noi, in quella sorta di quinta laterale della scena costituita dalla sezione di bovino appesa al gancio. Essa non solo delimita l’azione, ma è un pezzo notevole di natura morta, che in quanto tale rimanda, ricorda Roberto Andò: “al fantasma della tentazione a cui si sottrae: il movimento”.

In un attimo il nostro cuoco di Kit Carson ha cambiato macelleria, ha compiuto un altro salto nello spazio e nel tempo, piombando nel mezzo del più noto mercato siciliano a metà degli anni ’70, la Vucciria, o meglio la Vucciria di Guttuso. Si signori, perché quella natura morta di cui parla Andò è protagonista di questo quadro, la Vucciria, ma i quadri, intenzionalmente o meno, dialogano fra di loro, si citano, si rimandano, si rendono omaggio. Il quarto di bue di Guttuso appartiene allo stesso animale appeso nella macelleria bolognese di Carracci. La verità nutre l’immaginazione, la bistecca di Kit Carson è tanto più reale quanto più il cuoco della nostra fantasia può frequentare i mercati dell’arte, riconoscendo e apprezzando le merci che gli artisti si scambiano anche a distanza di secoli.

di Roberto Nicolucci

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°227 – MARZO 2022

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