scuola Riforma scolastica Francia

Brevettato in Francia un modello di scuola che giudica e non insegna nulla

Manuel Vita Verde 29/12/2023
Updated 2023/12/29 at 5:33 PM
4 Minuti per la lettura

Il ministro dell’Istruzione francese, Gabriel Attal, ha annunciato una riforma strutturale del sistema scolastico per rendere la scuola capace di bocciare i meno bravi e di premiare i meritevoli. La riforma ha l’obiettivo di porre rimedio alle basse performance degli studenti e delle studentesse in matematica, comprensione del testo e scienza, come evidenziato dal rapporto PISA 2022.

Una scuola più severa per risultati migliori

La riforma pretende di rendere la scuola più severa e capace di istruire al meglio le ragazze e i ragazzi francesi. Le misure principali sono tre: il ritorno dell’esame di terza media come requisito fondamentale per l’accesso al liceo (attualmente il 10% degli studenti non supera l’esame, ma può comunque iscriversi al liceo), la possibilità per i docenti di bocciare gli studenti con performance più basse e una divisione delle classi in gruppi di livello.

La divisione per gruppi, secondo il ministro Attal, ha l’obiettivo di permettere agli insegnanti di lavorare al meglio sui bisogni degli studenti. Sono previsti tre gruppi diversi in base al livello dei ragazzi, per determinare la collocazione degli studenti nei gruppi verrà condotto un test di posizionamento all’inizio dell’anno scolastico. I ragazzi saranno divisi in base alle loro competenze in francese e matematica ottenute alle elementari. Gli studenti che migliorano potranno cambiare gruppo e per chi ha notevoli difficoltà sono previste lezioni speciali.

Una riforma che crea contrasti

Secondo la sociologa dell’istruzione, Marie Duru-Bellat, la riforma può perpetuare le disuguaglianze sociali in quanto “il sistema scolastico non è lo stesso in tutti i luoghi” e sono numerose le differenze nella qualità dell’offerta scolastica a seconda del quartiere in cui vivi. La riuscita negli studi è condizionata non solo dalla curiosità e dalla voglia del ragazzo o della ragazza, ma anche e soprattutto dalle condizioni di vita in cui si ritrovano i soggetti a cui è indirizzata la riforma.

Una scuola che divide per “bravura” si mostra come luogo disinteressato alle storie di vita dei più giovani. Una scuola incapace di capire che non tutti hanno l’opportunità di crescere in contesti in cui si parla un “raffinato” francese o si scrive come un poeta. Le periferie sono sempre più ammassi di abitazioni in cui una biblioteca pubblica, un cinema e un parco risultano oasi nel deserto, ma è continua la colpevolizzazione di chi, molto probabilmente, non immagina neanche di studiare. In questo senso, come suggerisce il sociologo Pierre Bourdieu, il sistema sociale impone una divisione materiale e simbolica per garantire disuguaglianze fruttuose, pare chiaro, solo per i pochi.

La Francia che divide gli studenti

Secondo Eric Charbonnier, analista presso l’OCSE, la riforma può migliorare la situazione solo sei gruppi dimostrano di essere flessibili così da evitare la stigmatizzazione di chi è ritenuto meno bravo. Oltre alla flessibilità viene sottolineato l’importanza di garantire un numero adeguato di docenti realmente formati. Chi sostiene la riforma guarda alla scuola come polo della meritocrazia mentre chi la critica si rispecchia nelle parole di Don Lorenzo Milaniuna scuola che perde i suoi ragazzi più difficili non è più una scuola, è come un ospedale che cura i sani e respinge i malati” e per respingere non serve solo la bocciatura.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *