Scuola fantasma: cosa chiedono le piazze?

I recenti drammatici risvolti che vedono gran parte dell’Italia nuovamente in lockdown,  conducono la Regione Campania ad un’ulteriore proroga nella sospensione delle attività didattiche in presenza.

Al contempo, Napoli, come diverse città italiane, è protagonista di nuove manifestazioni di protesta verso la cosiddetta “scuola fantasma”, tanto lontana dalle necessità reali. Ad animare le piazze, voci provenienti non solo dagli studenti ma da gruppi di genitori, lavoratori ed insegnanti che rivendicano la possibilità di una scuola che si riavvicini a bambini e ragazzi con lezioni all’aria aperta, sfruttando gli spazi pubblici cittadini. La Campania paga il caro prezzo di una politica che non ha fornito possibilità per un rientro a scuola in sicurezza, come dichiarano educatrici provenienti dal movimento “Rete Scuola e Bambini nell’emergenza covid”, realtà che nasce nel marzo 2020, in piena pandemia, da un desiderio collettivo di immaginare una scuola alternativa. Tale organizzazione è al centro dell’iniziativa denominata Friday for School, che, in assenza di adeguati spazi all’interno delle strutture scolastiche, auspica un maggiore sfruttamento delle potenzialità delle aree urbane, in quanto aule a cielo aperto. Simbolo della contestazione, banchi “fantasma” che venerdì 13 novembre occupano Piazza del Plebiscito, cuore della città, rivestendola di un velo malinconico.

Tra le critiche sollevate nei confronti della Dad, quella di contribuire ad accrescere il già consistente divario sociale che vede privilegiati gli studenti appartenenti a realtà familiari maggiormente abbienti e priva del diritto allo studio chi non ha a disposizione mezzi e strumenti necessari per partecipare adeguatamente alle lezioni online.

Dati raccolti dall’ISTAT nel 2019 stimano infatti che in Italia il 12,3% degli studenti non ha accesso a PC o tablet mentre il 57% di coloro che ne dispongono ha necessità di condividerlo con altri membri della famiglia. Allo stesso tempo, difficoltà ulteriori si creano per tutti i bambini e ragazzi che purtroppo non hanno la fortuna di avere a disposizione un ambiente adatto allo studio: il 42% dei minori vive in abitazioni prive di spazi adeguati per svolgere tali attività. L’Italia è già tra i paesi europei con il più alto tasso di evasione e dispersione scolastica, le cui percentuali più preoccupanti si concentrano nel meridione: il tasso raggiunge il 17,3% nelle regioni del Sud e 22,3% nelle isole. E’ presumibile che le conseguenze derivate dalla sospensione delle attività didattiche in presenza portino questo già disastrato quadro ad aggravarsi, producendo grave impatto sugli studenti provenienti dai background culturali più controversi e andando a ricadere sulle loro prospettive future.

La scuola, in quanto luogo di formazione, dovrebbe farsi carico di appianare le disparità di ogni genere invece di incrementarle, adoperandosi per offrire pari possibilità ad ogni studente, come emerge dalle richieste dei ragazzi. Compito dello Stato, in conformità con la Costituzione della Repubblica, è quello di rimuovere qualsiasi ostacolo di ordine economico o sociale che si frapponga alla realizzazione dell’eguaglianza sostanziale di tutti gli individui nella partecipazione alla vita del paese, a partire dunque dall’attività scolastica.

di Mariasole Fusco

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