Scuola e disabilità, #NOESONERO: campagna contro il PEI

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“#Noesonero. L’inclusione non si fa fuori”: è lo slogan della protesta che ha preso il via nei giorni scorsi sui social, una vera e propria mobilitazione per dire NO al nuovo modello del PEI (Piano Educativo Individualizzato). L’iniziativa è partita dal Coordinamento italiano insegnanti di sostegno e per adesso, consiste nel modificare la propria foto aggiungendo l’hashtag e lo slogan. Una vera e propria protesta digitale, su quell’onda di color arancione sulle foto dei profili Facebook che è diventata e sta diventando un flashmob virtuale contro il nuovo Piano Educativo Individualizzato, per alunne e alunni con disabilità.
Il 29 dicembre 2020 è stato varato il decreto che prevede per questi alunni di tutta Italia la possibilità unilaterale della scuola di disporre l’esonero da alcune discipline e la riduzione dell’orario scolastico. Quasi 40 anni di lotte, che per un attimo sembrano essere buttati nel dimenticatoio. L’integrazione scolastica delle persone con disabilità rappresenta una pagina di grande importanza nel percorso di affermazione di diritti e di costruzione di prospettive che, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, si sono radicati e sono cresciuti trovando consacrazione nella Legge 104 del 1992. Nel corso degli anni, sono stati fatti tantissimi passi avanti, che hanno visto sempre più integrare l’alunno disabile all’interno di un contesto scolastico. Una forte e convinta corresponsabilità inter-istituzionale, per sostenere l’impegno e per condividere il tema dell’integrazione come un valore irrinunciabile, sia nel mondo scolastico che nella società. Soprattutto in questo assurdo periodo di retrocessione culturale, che non può e secondo il mio parere non deve nemmeno lontanamente immaginare di sbattere fuori dalla scuola italiana gli studenti con disabilità; anche loro fanno parte del progresso, anche loro fanno e devono fare parte della nostra società. I loro insegnamenti, il loro modo di guardare la vita e, più di ogni altra cosa, il loro modo di superare gli ostacoli giornalieri sono quella materia di vita che nessun insegnante dietro a quella cattedra potrà mai insegnarci. Eppure con il nuovo PEI, che dovrà essere adottato per il prossimo anno scolastico 2021/2022, verrà sancita l’esclusione dalla classe in alcune materie e la riduzione dell’orario scolastico, senza che nessuno possa obiettare. Per ogni alunno disabile il futuro del suo percorso scolastico sarà definito ed “approvato” da un organo presieduto dal dirigente scolastico; ci saranno organi più grandi di noi, con purtroppo poca o bensì senza alcun tipo d’esperienza, a decretare se per quell’alunno quelle ore di scuole non servono e non serviranno mai. In altre parole, se finora il consiglio di classe coinvolgeva la famiglia in questo tipo di decisione, facendo una scelta ponderata in comunione per migliorare le potenzialità del ragazzo, con il nuovo PEI tutto questo non sarà possibile. Le famiglie non avranno più voce in capitolo, sentiranno solo voci discriminatorie e nessun futuro d’integrazione per il proprio bambino. Nella scuola ma soprattutto nella sua vita quotidiana. Tutto questo è scritto a quattro mani nel D.I. 182 del 29 dicembre 2020 dei ministri in carica dell’economia e dell’istruzione. A quanto sembra chi stabilisce che l’esonero e la conseguente espulsione dell’alunno disabile dalla classe è determinata dal Glo (gruppo lavoro operativo) che ne definisce il PEI (piano educativo individuale).
Con il freddo linguaggio di documenti ministeriali, vediamo interrotti anni di lavoro di migliaia di docenti coscienziosi e motivati nei processi d’inclusione scolastica.
«Si perde di vista la persona e ci si concentra su quello che manca rispetto al normotipo di riferimento invece che capire quali sono le risorse necessarie. Solo apparentemente è logico, in verità è paradossale. Un alunno che ha potenzialità alte potrebbe seguire un percorso semplificato, non differenziato, prendere un diploma valido, ma per farlo ha bisogno di più ore di sostegno. Invece oggi un alunno con un debito di funzionamento alto avrà poche ore di sostegno».

di Grazia Sposito

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TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021

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