Scorz’, il rifugio per i clochard che scalda il cuore

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Emarginazione contro inclusione. Intolleranza in opposizione a solidarietà. Gli anni duemila sono cavalcati da comportamenti faziosi, in orge oniriche di ghettizzazione etnica. La proclamazione di innalzamento di muri perché si tornino a blindare i confini, uomini donne e bambini lasciati a galleggiare in mare, mentre si lanciano i dadi su chi debba accoglierli nel gioco della trattativa europea, alimentano un diffuso congelamento di cuori, che sembra battano pompati dall’odio. Le distanze tra privilegiati e indigenti si allargano, tanto che in Italia i primi miliardari possiedono una ricchezza pari al 30% della popolazione e il 20% dei più benestanti un patrimonio che vale il 69della ricchezza complessiva. Aumenta il numero dei senza fissa dimorache secondo le stime Istat superano i 51mila, principalmente nel nord-ovest e nel centro, spesso con il respingente fastidio di chi una casa ce l’ha. Impossibile tralasciare il recente episodio del vicesindaco leghista di Trieste, Paolo Polidoriche ha documentato con un post, poi cancellatoil suo fiero gesto di pulizia di un marciapiede da copertegiacche cose varie di un clochard romeno. Il riprovevole gesto ha scatenato una gara di solidarietà tra i triestini e gli è costato una multa di 100 euro per conferimento indebito dei rifiuti urbanima ha rimarcato soprattutto la totale inefficienza del florido Comune nel sostegno ai più deboli. A realtà tanto avare si contrappongono fortunatamente cuori di volontari che battono di umanità, sentimento e partecipazione, lì dove la solidarietà è di casa e la discriminazione poco conosciuta. 
Siamo a Napoli e parliamo della Scorz.  
All’interno di Napoli 2035, che si sta costituendo associazione noprofit “per assicurare la massima trasparenza dell’operazione e per tutelare il progetto da ogni speculazione eventuale”, la Scorz’ nasce dall’idea di un 30enne di Somma Vesuviana, Giuseppe D’Alessandro, designer e videomaker, affiancato da Ilaria Feolascrittrice e sceneggiatrice, Jasper Precht, studente di design e illustratore, Michela Sarnataro, psicologaAntonio Altieriappassionato di tecnologia e videogames, e dalla compagna Monica Minelli, assistente di produzione. 

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Cosè la Scorz e da dove nasce

«La Scorz è un rifugio in cartone ondulato a doppio strato certificato FSC, ecosostenibile e impermeabile, sviluppato secondo le geometrie delle superfici ripiegabili e dotato di fasce che, una volta chiusa a fisarmonica, la rendono trasportabile come uno zaino. Intende essere un ‘alloggio’ temporaneo e non una soluzione per i senzatettoconcetto ribadito dalla scelta del materiale sul quale abbiamo stampato il numero di emergenza sociale. Vogliamo offrire ai più sfortunati una protezione dalle intemperie e la legittima privacy nel sonnomirando ad accendere un faro su una realtà di persone definite comunemente e erroneamente ‘invisibili’. È nata nel 2017 nell’ambito della mia tesi magistrale in Design for the Built Environment presso la Facoltà di Architettura di Napoli Federico IIanche se l’ispirazione mi è venuta dai tanti, disperati clochard incontrati nella metropolitana di Parigi e il primo prototipo è stato creato a Berlino, nel corso dei miei 6 mesi in Erasmus». 


Chi ha prodotto le prime Scorz

«Lavoro presso la ditta Formaperta di Nocera Superiore e il suo titolare, Nicola Savarese, ha creduto nel progetto, tanto da offrire materiale e macchinari. Tutte le altre spese sono a nostro carico, perché non possiamo ricevere donazioni sino a che non costituiamo ufficialmente l’associazione noprofit». 

In contrapposizione all’hostile designche con i suoi arredi sostiene di puntare al decoro urbano (panchine monopostospuntoni di ferro sui marciapiedi), definisci la Scorz’ un oggetto host e partecipativo. 

«Esatto, il nostro sistema di prodotti fisici e multimediali segue il presupposto della progettazione partecipativa (co-design)Lo stesso design della Scorz’, inizialmente a volta, ha assunto una forma squadrata dopo l’incontro con una coppia sfrattata perché, affiancandone due, formassero un giaciglio matrimoniale». 


Ci parli della Graphic novel associata al progetto?

«Iniziata da Jasper a Berlino, la Graphic novel avrà tra i suoi oggetti la Scorz’ che Libero, iprotagonista senza tetto della Galleria Principe, costruirà per Daryala nuova arrivata sotto i porticiLa protagonista principale, però, sarà una cartaccia riciclata, appallottolata e gettata per terra, che si ricorderà di ogni forma di vita passata. Saranno le persone a fornire, attraverso dei commenti sugli oggetti di carta a loro più cari, la trama del fumetto, in un parallelismo tra lvite della cartaccia riciclata il clochard, di cui si disegnerà la storia. Cartaccia e senzatetto, entrambi tristementsottovalutati».  

 Perché Napoli 2035? 

«Perché nel 2035 ci piace immaginare che l’emergenza dei senza fissa dimora finirà».

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