Si pente il boss Francesco Schiavone, “Sandokan”: crolla il muro di omertà

Gianmario Ricciardi 29/03/2024
Updated 2024/03/29 at 10:52 AM
2 Minuti per la lettura

Dopo 26 anni uno dei massimi esponenti della mafia casalese, Francesco Schiavone, detto “Sandokan“, ha deciso di collaborare con la Dda di Napoli. Il camorrista potrebbe essere in possesso di importanti segreti, che porterebbero alla scoperta di collusioni tra mafia e politica, o al chiarimento di dinamiche su attentati risalenti persino agli anni 80.

Schiavone/Sandokan: quali sono i motivi del pentimento?

Schiavone, malato di tumore da tempo, avrebbe accettato di entrare nel programma di protezione della Dda di Napoli. Scelta condivisa con entrambi i figli, Nicola e Walter, che già tra il 2018 e il 2021 avevano deciso di collaborare con la giustizia. Proprio in questi giorni la Dda si era recata a Casal Di Principe per proporre ai parenti e al figlio Ivanoe un accordo di collaborazione. Questo nuovo tassello permetterà, forse, di ricostruire le dinamiche di alcuni eventi fondamentali per la storia della camorra, come la morte di Antonio Bardellino, fondatore del clan dei casalesi, in Brasile nel 1988, o chiarirà maggiormente i rapporti intercorsi tra mafia e politica. Ma perché questo pentimento? Gli inquirenti sostengono che potrebbe essere una mossa strategica per impedire a eventuali successori di rifondare il clan, svelandone definitivamente tutte le dinamiche interne, e così mettere una pietra tombale su questa pagina della storia camorristica campana.

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