“Scarabocchi e donnine succinte”: le illustrazioni di Viknose

informareonline-viknose-6
“Se siete arrivati fin qui, è perché forse vi ho incuriosito. O forse minacciato con una pistola alla tempia, chissà. In entrambi i casi, benvenuti sulla mia pagina”.
Vittorio Curci

Questa è la calorosa, pungente ed ironica introduzione che si legge sulla pagina Facebook di Vittorio Curci, aka Viknose. Ho scoperto le sue illustrazioni durante questa quarantena, tra una giornata di smartworking e l’altra pure, e ho subito provato il brivido della curiosità. “Donnine succinte” disegnate con la predominanza di colori scuri, grossi contrasti: l’impatto visivo è assolutamente forte e insomma, se non vorrete notare una illustrazione di Viknose, l’impresa vi sarà sicuramente ardua.
Sui social network come Instagram è molto semplice trovare illustrazioni di questo genere, simili tra loro e con le stesse caratteristiche, ma la carta jolly di Vittorio è la sua preparazione. Si percepisce subito una padronanza del tratto, un lavoro molto più approfondito dietro l’illustrazione, ed è questo ciò che mi ha subito portata a scoprire di più. Ho deciso quindi di scrivergli per “farmi un po’ i fatti suoi”, e lui si è rivelato squisitamente entusiasta.

Vittorio, una breve introduzione, raccontaci di te…

«Mi chiamo Vittorio, tra poco compio 29 anni… So di essere un po’ grandicello per sognare, ma mi giustifico sempre dicendo che ho iniziato tardi. Sono nato e cresciuto ad Ischia, ho sempre disegnato ma ho iniziato a valutare l’idea di farlo seriamente nel 2012, quando mi iscrissi ad un piccolo corso di fumetto isolano. Con il tempo ho capito che per avere più opportunità avrei dovuto lasciare l’isola, e così ho fatto un paio di anni dopo, venendo qui a Roma. Ho trovato un lavoretto per mantenermi e nel frattempo ho frequentato per 5 anni la scuola romana del fumetto.  Non sono autodidatta quindi, ho terminato il corso e ora continuo ad approfondire le conoscenze per conto mio».

Il principale obiettivo di Vittorio è riuscire a vivere con la sua passione, come ci spiega lui stesso: «La mia idea è quella di lavorare con il disegno, davvero mi basterebbe questo. Il poter riuscire a vivere con la mia passione è il mio obiettivo più grande. Per ora cerco di aumentare i miei numeri sui social, pubblicando i lavori che realizzo per studiare. In futuro potrei considerare l’idea di ottenere entrate grazie ai social network, pubblicando fumetti e vignette che siano in linea con il mio pensiero e con il mio stile, o propormi direttamente alle case editrici. Insomma le strade da intraprendere possono essere tante ed io mi considero ancora in fase embrionale, per così dire. Quest’anno è il mio rush finale per quanto riguarda lo studio di tutti i vari argomenti, anatomia, prospettiva, luci e ombre, cose che mi hanno sempre affascinato in ogni caso. Dopodiché ho intenzione di partire per creare un progetto professionale, da presentare. Questa quarantena mi permette da un lato di potermi concentrarmi su ciò che faccio, dall’altro, senza uscire e schiarirmi le idee, diventa un po’ pesante, ma sono molto motivato. In una situazione normale, senza quarantena, per intenderci, la mia routine e composta da un lavoro in una tavola calda e dallo studio di tutte le tecniche di disegno nel tempo libero».

Ogni artista ha una sua visione dell’arte in generale e della sua arte, tu che idea ti sei fatto a riguardo?

«Mi è capitato spesso di parlare del significato d’arte con alcuni colleghi. Per alcuni è pura espressività, qualsiasi cosa fatta con creatività che trasmetta delle emozioni. Dal ballo, alla scrittura, recitazione, fino alle forme più canoniche come pittura e scultura.
Per me è tutto questo, sono d’accordo, ma non è solo questo allo stesso tempo: per me è anche mettere a disposizione del mondo la propria creatività e soprattutto la propria tecnica. Non è solo l’artista che in solitudine crea i suoi lavori di getto, di pura ispirazione, ma anche e soprattutto chi mette la propria arte e la propria tecnica al servizio di qualcuno. Le più grandi opere che ad oggi conosciamo sono state commissionate da terzi. Alcuni dipinti, sculture o edifici commissionati spesso per una questione di vanità, diventano opere d’arte perché anche in quel caso l’artista ci lascia un pezzettino della propria pelle, della propria creatività. Per me l’arte è questo. Al di là del motivo per cui nasce, è un mezzo per “colorare” e migliorare il mondo. L’arte è creare. Quello che faccio io ancora non la definirei arte, non mi reputo all’altezza. Seguo la mia passione e vado dove mi spinge, ma come dicevo prima, per me l’arte è sì espressione, ma soprattutto tecnica, e quella la sto ancora apprendendo. So che qualcuno guardando i miei lavori, si sente ispirato e prova delle emozioni, e questo mi riempie di gioia, ma personalmente so di poter dare di più. Ecco, l’arte è anche ricerca. Sul mio profilo Instagram ad esempio, coesistono molte cose di stili totalmente opposti. Credo che la mia arte sia ancora nella fase della ricerca di un’identità, se ne ha una».

Per molti artisti è importante riuscire subito a trovare un tratto distintivo, un proprio stile che li differenzi dal resto. Se c’è una cosa che ho notato, è che fai quasi sempre le stesse scelte nei colori. È una cosa voluta oppure non c’è nessun motivo in particolare?

«Scorrendo un po’ indietro sul profilo ci si può imbattere nel periodo in cui cercavo di avere uno stile riconoscibile, per cui inchiostravo e coloravo tutto nello stesso modo, appunto nero, verde e bianco, seguendo sempre lo stesso procedimento. Ho smesso di farlo quando mi sono accorto che era un modo di fare che non mi soddisfaceva. Inoltre, non sperimentando più, non crescevo artisticamente. Per questo ho iniziato a sperimentare di più, saltando da uno stile all’altro, provando cose nuove. Il verde è un colore che mi è rimasto e che spesso torno ad usare, ma ora istintivamente pendo più per colori come blu, viola e rosa. Mi piacciono molto i contrasti che si vengono a creare. Tornando al tratto distintivo, anch’io ti dirò che per me è una cosa importante ed è questo il motivo per cui avevo intrapreso la strada del nero e verde. Tuttavia ho fatto un passo indietro quando mi son reso conto che avevo bisogno di ulteriori studi prima di comprendere quale fosse il mio stile e tratto distintivo».

Sulla scelta digitale vs. tradizionale, Vittorio è quasi sentimentale: «Per quanto riguarda la scelta digitale o tradizionale, ora come ora la maggior parte del lavoro (ovvero inchiostro o/e colore) lo faccio in digitale, dopo aver realizzato il tutto a matita su foglio, solo per una questione di tempo, ma amo il tradizionale. Inchiostrare con il pennello o usare l’acquerello sono per me delle esperienze incredibili, la sensazione e l’emozione che mi dà la materia è irripetibile e torno spesso a giocarci. Non rinuncio ancora alla sensazione della grafite sul foglio».

Per quanto riguarda l’aspetto professionale, sono in molti ad enunciare la frase “non si mangia con l’arte”. Ti senti d’accordo con questa affermazione oppure che con l’avvento del digitale e dei social ci siano più possibilità? 

«Non sono d’accordo. Secondo me bisogna fare una distinzione tra l’artista considerato duro e puro, che dipinge quando vuole, per i fatti suoi in studio, poi fa mostre e vende se è fortunato, e l”artista considerato un po’ più “artigiano” che realizza la propria arte su commissione e mette la propria tecnica a disposizione di altri. Che siano commissioni dirette, che sia intrattenimento come i vignettisti ed altre infinite forme, questo è un modo molto più facile di vivere con la propria arte. Siamo nel 2020 e qualsiasi aspetto della vita richiede di un disegno preparatorio, di artwork, storyboard, character design, basti pensare a tutto il lato progettistico o ai concept iniziali dei prodotti di intrattenimento. Illustrazioni, copertine, album, poster. È veramente un mondo enorme quello dell’artista, che al giorno d’oggi può esprimersi in infiniti modi diversi per dare il suo contributo all’arte. Ora, questo non vuol dire che sia facile, ed infatti, alla grande domanda di artisti, si contrappone l’enorme “risposta”. Come in ogni ambito, del resto, c’è un’enorme competizione.
Siamo in tanti a voler intraprendere questa strada, ma se c’è un qualcosa di sicuro è che se qualcuno studia e ne è all’altezza, lavora. Con l’avvento del digitale la possibilità aumenta ulteriormente. Consente di lavorare per persone in altri continenti comodamente da casa».

Come scegli i tuoi soggetti? Segui qualche criterio particolare oppure ritrai ciò che più ti attira?

«Di solito sì, ritraggo ciò che mi attira, vedo un’immagine che mi ispira e la ritraggo cercando di creare un qualcos’altro. Difficilmente rimango fedele alla realtà. Non mi va di riprodurla fedelmente, per quello c’è già la fotografia.
Dicendo questo non voglio sminuire chi lo fa, anzi, è una grande dimostrazione di studio e tecnica che stimo sempre. Dico solo che a me, personalmente, non mi soddisfa.
Tornando alla tua domanda principale quindi, sì, ritraggo ciò che mi attira. I motivi per scegliere un soggetto invece che un altro possono essere vari. Magari vedo un’immagine e parto subito a disegnare senza alcun motivo, o è un personaggio che stimo e mi va di rappresentarlo, un regalo ad un’amica o, se arriva, una commissione. Nell’ultimo caso ho meno libertà di espressione ma mi invento comunque qualcosa».

Questo, insomma, è ciò che c’è da sapere per andare a visitare le pagine social di Viknose, per avere la cosapevolezza di andare ad osservare “scarabocchi” fatti con criterio, passione, continua ricerca.
Vi consiglio di farlo lasciandovi in basso i link di riferimento, fate come foste a casa vostra, ma non mettete i piedi sul divano, gli urta.

Instagram
Facebook

 

Print Friendly, PDF & Email